Gaffe della Santa Sede. Chi controlla le lettere che firma il Papa?

Coppia di attivisti gay brasiliana posta su Facebook la lettera di saluto del Papa in occasione del battesimo dei tre bambini adottati. E viene subito arruolata per la causa. Ma la Sala Stampa smentisce e fa notare la genericità della missiva. Eppure non è il primo scivolone che ha come conseguenza la strumentalizzazione delle lettere del pontefice.

di Lorenzo Bertocchi (09-08-2017)

«Anche Papa Francesco vi augura felicità, invocando per la vostra famiglia l’abbondanza delle grazie divine, al fine di vivere costantemente e fedelmente la condizione di cristiani come buoni figli di Dio e della Chiesa». Segue benedizione apostolica. A prima vista una lettera come tante tra quelle che escono dalla Segreteria di Stato vaticana, in risposta alle migliaia che arrivano indirizzate a Papa Francesco per chiedere benedizioni o preghiere.

Invece, si tratta di una missiva speciale, perché quelle citate in apertura sono le righe centrali di una lettera firmata dall’assessore per gli Affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Paolo Borgia, che sono state considerate come una congratulazione per il battesimo dei figli adottivi di una coppia gay brasiliana e, più in generale, come una benedizione papale per le famiglie arcobaleno.

La lettera è stata pubblicata sulla pagina facebook di uno dei due “omogenitori”, Toni Reis, che, guarda caso, è anche attivista, educatore e giornalista per Congreso em foco, testata che si occupa in particolare dei diritti Lgbt. Questa lettera, ha detto Reis alla stampa brasiliana, «significa un grande progresso in una istituzione che durante l’inquisizione bruciava i gay e ora ci invia una lettera ufficiale congratulandosi con la nostra famiglia. Sono molto felice, ora io posso morire in pace».

Nell’aprile scorso la coppia di “omogenitori” avrebbe inviato una missiva al Papa raccontando del battesimo dei loro figli adottivi ed ora questa risposta (datata 10 luglio) offre spazio per un moltiplicarsi di interpretazioni tese a mettere in evidenza le felicitazioni di Francesco per “una famiglia gay che battezza i figli”.

La Nuova BQ ha contattato la Sala stampa della Santa Sede per capire un po’ meglio la storia di questo scambio epistolare. La Vice direttrice, Paloma García Ovejero, sottolinea che si tratta di una delle tante risposte di routine, in questo caso «preparata dalla Sezione portoghese», che l’assessore della Segreteria di stato invia alle migliaia di missive che il Papa riceve. Inoltre, «non c’è nessun riferimento personale che faccia pensare o collegare che il Santo Padre ha voluto inviare un messaggio particolare. Anzi, viene indirizzata a un “Prezado Senhor”, cioè, “Gentile signore”».

A questo punto sembra di trovarsi davanti a un caso simile a quello del 2015, quando una lettera inviata sempre dall’assessore della Segreteria di Stato, allora era monsignor Peter Wells, sollevò un polverone mediatico. Quella missiva si rivolgeva a Francesca Pardi, fondatrice insieme alla compagna Maria Silvia Fiengo della casa editrice per l’infanzia Lo Stampatello e autrice di libri gender che erano stati messi al bando dal sindaco di Venezia, e molti avevano prontamente titolato “Il Papa benedice i libri gender”.

Intervenne anche allora la Sala stampa vaticana per buttare acqua sul fuoco e ribadire che «si trattava di una risposta privata e quindi non destinata alla pubblicazione (cosa che purtroppo è avvenuta). Tuttavia in nessun modo la lettera intendeva avallare comportamenti e insegnamenti non consoni al Vangelo». E, infine, si stigmatizzavano le strumentalizzazioni della lettera.

Se anche nel caso della coppia gay brasiliana si tratta di uno scivolone burocratico, allora sarebbe il caso che in Segreteria di stato si ponessero qualche domanda in più quando preparano risposte di routine. Sopratutto perché dietro l’angolo c’è sempre qualcuno pronto a strumentalizzare le risposte. E anche per evitare che qualche malpensante creda che dentro le mura vaticane vi siano zelanti attivisti, interessati ad aprire porte al mondo Lgbt.

Di fronte alle tempeste mediatiche che queste risposte di routine sollevano, sarebbe opportuno che dalle sacre stanze arrivasse qualche precisazione in più. Ad esempio ribadendo, come è scritto nell’esortazione Amoris laetitia, che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Inoltre, non guasterebbe che i responsabili di queste spiacevoli situazioni venissero invitati a svolgere un altro incarico.

(fonte: lanuovabq.it)

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Un pensiero riguardo “Gaffe della Santa Sede. Chi controlla le lettere che firma il Papa?

  1. I responsabili di queste ‘spiacevoli situazioni’ – evidentemente – stanno al posto dove stanno non per caso.
    E nessuno li rimuovera’ di lì.
    Se cambiamenti avverranno, sarà per aggiungere qualche elemento in più all’organico…

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