Per favore, fate in fretta

Cattolici sull’orlo di una crisi di nervi.

di Marco Manfredini (03-07-2017)

Se il proselitismo è una solenne sciocchezza, va riconosciuto che chi ha espresso questo pensiero non corre certo il rischio di ricadervi. Si definisce proselitismo “la tendenza a fare proseliti e l’attività svolta per cercarli e formarli”. Ma cos’è un proselito?

Proṡèlito (non com. ed erroneo proṡèlite, pro-ṡèlita) s. m. (f. -a) [dal lat. tardo (eccles.) prosely̆tus, e questo dal gr. προσήλυτος, propr. «sopravvenuto»]. – Nell’antica religione ebraica, chi si convertiva dal paganesimo al giudaismo (il termine indicava, in origine, lo straniero dimorante nel territorio d’Israele). In seguito, per estens., il nuovo seguace di una religione, di un’idea, di un partito, di una corrente letteraria, artistica, e sim.: cercare, fare, trovare, acquistare proseliti.

Cosa vi sia di sciocco in tutto ciò non è dato a sapersi, ma se qualcuno per errore (non certo per proselitismo) dovesse diventare cattolico sotto il vigente papato, con ogni probabilità diverrebbe seguace di una strana religione dove ognuno può dire e fare ciò che vuole purché sia interpretabile ambiguamente oppure apertamente contro la dottrina, e in cui incorre in rischio di scomunica unicamente chi è sospettato di associazione mafiosa e chi per sbaglio getta l’umido nell’indifferenziato.

Per un cristiano non è mai stato semplice convincere qualcuno della bontà del proprio pensiero, in quanto questo è di solito poco conciliabile col pensiero del mondo e poco accondiscendente verso i capricci dell’uomo; è sempre stato arduo e rischioso cercare di illustrare efficacemente i propri argomenti per quanto giusti, buoni e razionali, ma almeno una volta, intendo “prima”, era possibile farlo.

Se trovavi qualcuno che, in preda al delirio, sosteneva che l’acqua è asciutta, e tu, grazie al tuo minimo buon senso, a quel po’ che rimaneva di raziocinio, e magari sostenuto dalla tua fede che ti faceva conservare uno straccio di lucidità, gli facevi notare che sbagliava, una volta, sempre “prima”, avevi qualche speranza che servisse a qualcosa.

Adesso, da quando è arrivato Lui, se fai notare all’uomo medio lo stesso errore, questi avrà pronta la risposta: “ma lo dice anche la Chiesa”, oppure “lo dice anche il Papa”.

Sei già avviato verso l’angolo. Cosa puoi fare? Incassi il colpo e tenti di arrampicarti su lisce superfici per salvare capra e cavoli?

Ma il Papa non voleva dire proprio asciutta, si è espresso male, non conosce la lingua e la cultura europea ed è stato preso alla sprovvista. In realtà quello che dice va letto alla luce della tradizione e…

E a questo punto ti viene mal di pancia, non riesci nemmeno a finire il pensiero perché ti rendi conto che stai dicendo cose insostenibili, non ci credi nemmeno tu. Se Lui dice che l’acqua può essere anche asciutta mentre la tradizione esclude categoricamente questa possibilità, c’è qualcosa che non funziona. O meglio c’è qualcuno che non funziona.

Allora pensi che potresti semplicemente dire la verità, che suonerebbe più o meno come segue:

Quello che dice la Chiesa, la vera Chiesa, è una cosa, quello che dice il Papa, questo Papa, è un’altra. La vera e unica Chiesa di Cristo, e con lei tutti i cristiani, hanno sempre detto che l’acqua è bagnata. Questo Papa dice che l’acqua è sì bagnata, ma col discernimento, l’accoglienza, il condono, le convergenze parallele, il bonus Renzi, la rava e la fava può diventare anche asciutta. Se vuoi sapere cosa pensa veramente la Chiesa, la vera Chiesa, non ascoltare questo Papa. Sia detto con rispetto, ma prendiamo atto che tra Lui e la sana dottrina c’è una sostanziale e oggettiva incompatibilità.

Solo che a questo punto dovresti aspettarti un:

Ah, bella roba i cristiani, fino a ieri predicavano l’obbedienza e adesso dicono il contrario di quanto afferma il loro principale! Ma chi sei tu per insegnare al Papa il suo mestiere? Questo poi, che è un leader mondiale della lotta alla povertà e allo sfruttamento, che vuole un mondo senza frontiere, che sta modernizzando finalmente una Chiesa rimasta indietro di almeno duecento anni! Che presunzione!

Perciò non sai cosa dire: a difendere l’Indifendibile non ce la fai, e non è nemmeno giusto. Dicendo la verità sicuramente non verrai capito e sarai causa di scandalo, perché nel 99 percento dei casi chi avrai di fronte sarà completamente a digiuno di cosa sia la Chiesa, chi l’abbia istituita e a quale fine. Probabilmente penserà che la Chiesa sia una onlus fondata da un rivoluzionario socialista a scopi filantropico-assistenzialistici; insomma, più o meno quello che pare pensare anche l’attuale occupante del Soglio Pontificio.

Diciamolo: fino a quando c’era Ratzinger, pur con tutti i limiti e le incongruenze non risolte del pensiero postconciliare, chi tentava di dare ragione della propria fede aveva un minimo di spalle coperte: dall’alto non si lanciavano anatemi come ai bei tempi, ma si sentiva parlare ancora di valori non negoziabili, di relativismo, di legge naturale. E uno vi si poteva attaccare per farsi forza.

Da qualche anno siamo stati abbandonati. Chi voglia condurre uno straccio di battaglia con il proprio vicino di scrivania sul diritto a vivere del concepito, o anche solo tentare di difendere l’intrinseca malvagità della sodomia con la propria parrucchiera, si deve rassegnare ad essere additato come estremista, mancante di misericordia, nemico della nuova chiesa di Francesco così semplice e generosa col mondo.

Pope Francis

E sarà pur vero che pope Francis fa di tutto per avvicinarsi al mondo, ma assistiamo alla penosa scena di una chiesa che fa un passo verso il mondo, e questo ne fa due dalla parte opposta, cioè verso l’abisso, incoraggiato da cotanta esibita insipienza.

E’ inutile girarci attorno. Gli attuali vertici della Chiesa rappresentano un grande pericolo per la Chiesa stessa, un grave ostacolo alla conversione delle anime, un enorme impedimento per chi cerca di presentare agli altri la bellezza e la ragionevolezza della vera fede, con tutto ciò che di buono per la società intera si porta appresso.

Chi ci dovrebbe confermare nella fede, ci invita in pratica a vivere tenendo nascosto ciò che di più bello abbiamo, ciò in cui crediamo e che ci è stato insegnato dalla Chiesa, quando ancora si preoccupava di insegnare qualcosa anziché occuparsi maldestramente di “patti sociali per il lavoro”.

Fare proselitismo, così come fare apologetica, che sarebbero dei solenni doveri per un cristiano che volesse esercitare la vera misericordia, è diventata un’impresa disperata. Come vincere una battaglia quando generale e colonnelli ordinano ai propri soldati di girarsi e colpire le proprie retrovie. Incomprensibile, inaudito, oserei dire intollerabile.

Come se Gesù avesse detto: “Chi crede alle chiacchiere delle gerarchie moderniste avrà la vita eterna”. Oppure “Bergoglio è la via, la verità, e la vita”. O anche “Se osserverete, e soprattutto riuscirete a capire l’Amoris Laetitia, avrete la salvezza”. Non mi pare abbia detto questo, anche perché l’Amoris Laetitia ho il sospetto che non l’abbia capita nemmeno chi l’ha scritta. Altrimenti dove sarebbe il problema nel rispondere ai dubia?

Perciò, come i quattro cardinali hanno supplicato il Pontefice di fornire loro una risposta, noi alziamo una supplica ai quattro cardinali, e a chiunque altro di autorevole si vorrà unire, affinché procedano rapidamente nell’azione intrapresa volta a correggere gli errori e le ambiguità di Bergoglio. Ne va della vera fede, del rispetto di Dio, della salvezza delle anime. E anche dei corpi, visto l’inqualificabile vicenda cui siamo stati costretti ad assistere negli ultimi giorni in merito al povero bambino inglese.

Ma non era la chiesa dei poveri e degli indifesi questa?

Vista la piega che stanno prendendo le democraticissime legislazioni occidentali, non è difficile immaginare che fra qualche lustro risuonerà l’accusa:

Dov’era la Chiesa, dov’era il Pontefice quando i tribunali europei in combutta con i governi mettevano a morte i bambini e gli anziani malati perché non pesassero sulla società?

Dovremo allora tristemente ricordare che non aveva tempo per occuparsi di acqua bagnata perché era tutta presa dall’acqua asciutta: si stava occupando di accompagnamento (senza una meta), di discernimento (senza un criterio), di fragilità (come fosse una virtù), di integrazione (della sodomia), di accoglienza (invasione), di dialogo (chiacchiere fumogene), di patto sociale (ma non c’era la Camusso?), di ecologia (ci eravamo appena liberati di Al Gore), di erotismo (Amoris Laetitia, ma ci era arrivato prima Alvaro Vitali), di dinamismo del giudizio (che cavolo è? Chiedere ad Avvenire), di valore simbolico della norma (la norma c’è, ma si può far finta che non ci sia), ed altri simili giochi di prestigio.

Se c’è del marcio dottrinale (e c’è), prima lo si rende noto ufficialmente e prima c’è la speranza che le verità di fede riemergano in tutto il loro splendore e la loro salvifica efficacia.

Di fronte alla papale ostilità, tutt’altro che misericordiosa, per ciò che è vero, non c’è più tempo da perdere. Ce n’è ancora meno dopo il licenziamento di Müller. Chi può farlo, per favore, intervenga.

(fonte: riscossacristiana.it)

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