Come Francesco prepara il posto al suo successore

Bergoglio vuole che la sua “rivoluzione” sia un processo irreversibile.  Quello che fa, vuole che sopravviva alla sua dipartita. Ma la Chiesa non gli appartiene.

di Sandro Magister (03-07-2017)

Francesco non ha nessuna voglia di passare alla storia come papa “di transizione”. Quello che fa, vuole che sopravviva alla sua dipartita. E per esserne certo istituzionalizza le cose a lui più care, le fa diventare stabili, con tutti i numeri per tirare avanti da sole.

Francesco ritratto all’ingresso di Casa Santa Marta

La Giornata Mondiale dei Poveri è una di queste sue creature, ufficialmente canonizzata poche settimana fa. L’idea di Jorge Mario Bergoglio che la Chiesa è come un “ospedale da campo” si concreterà da qui in avanti ogni anno, a novembre, in una festa delle opere di misericordia a favore di affamati, ignudi, senza tetto, forestieri, carcerati. Con il papa, questo papa, che a Roma pranzerà assieme a centinaia di poveri, sarà difficile a un suo successore non fare lo stesso. La prova generale Francesco la farà a Bologna il 1 ottobre, dove nel programma della visita c’è già scritto che a mezzogiorno il papa sarà a “pranzo con i poveri nella basilica di San Petronio”.

Poi ci sono le Scholas Occurrentes, una rete tra scuole che, nata a Buenos Aires quando Bergoglio era arcivescovo di quella città, ora collega più di 400 mila istituti in tutto il mondo, non importa se cattolici o laici. Non c’è niente di religioso negli incontri tra queste scuole. A farla da padrone sono parole e concetti come “dialogo”, “ascolto”, “incontro”, “ponti”, “pace”, “integrazione”. E anche a scorrere gli ormai numerosi discorsi rivolti da Francesco alle Scholas, il silenzio sul Dio cristiano, su Gesù e sul Vangelo è praticamente tombale. Ma nonostante ciò, Bergoglio ha eretto le Scholas Occurrentes a “pia fondazione” di diritto pontificio, ospita in Vaticano i loro congressi mondiali e tre settimane fa, il 9 giugno, ha inaugurato per loro una sede dentro i palazzi pontifici, da cui sarà complicato in futuro sloggiarle.

La svolta non è da poco. Per secoli le scuole della Compagnia di Gesù sono state il faro dell’istruzione cattolica. Mentre queste Scholas tanto care al papa gesuita fanno più notizia per le frequenti partite di calcio “per la pace” da lui patrocinate con al fianco Maradona, Messi o Ronaldinho, come pure per il bizzarro incontro di un anno fa sul ring di Las Vegas – anche questo indetto dal papa all’insegna del dialogo – tra un pugile cattolico e uno musulmano, poi entrambi ricevuti a Santa Marta dopo che il musulmano, finito KO alla sesta ripresa, era stato dimesso dall’ospedale.

Nel campo politico avviene lo stesso. Non passa anno che Francesco non convochi attorno a sé un incontro mondiale di quelli che egli chiama i “movimenti popolari”. Questa rete di movimenti non gli era preesistente, tutt’altro. È un’altra delle sue invenzioni. Ne ha affidato la cernita a un sindacalista argentino suo amico, Juan Grabois, che pesca ogni volta tra gli irriducibili delle storiche adunate anticapitaliste e no-global di Seattle e Porto Alegre, con il contorno di gruppi indigenisti ed ecologisti e con invitati di spicco quali il presidente della Bolivia Evo Morales, in qualità di coltivatore di coca, o l’ex presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica, con un passato di guerrigliero, oggi ritiratosi a vita frugale in una fattoria di campagna.

A questa accolta Bergoglio rivolge ogni volta fiammeggianti discorsi d’una trentina di pagine e più, che sono la quintessenza della sua visione politica generale, che fa leva sul popolo come “categoria mistica” chiamata a riscattare il mondo. Sono state quattro finora le convocazioni: la prima a Roma nel 2014, la seconda in Bolivia nel 2015, la terza di nuovo a Roma nel 2016, la quarta – su scala regionale – a Modesto negli Stati Uniti, lo scorso febbraio, col papa questa volta collegato in videoconferenza. Altre ne seguiranno.

Ma non è tutto. Per il suo successore Francesco ha precostituito anche dell’altro. Ha congedato tutti i membri della Pontificia Accademia per la Vita e ne ha nominati dei nuovi. Con la differenza che mentre prima essi erano tutti graniticamente unanimi contro aborto, procreazione artificiale ed eutanasia, oggi non più, ciascun accademico la pensa a modo suo. Perché al primo posto ci dev’essere il dialogo.

***

La volontà di Jorge Mario Bergoglio di “istituzionalizzare” le cose a lui care non è sfuggita al vaticanista americano John Allen: > We’re watching Pope Francis institutionalize his vision.

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POST SCRIPTUM – Questa nota era già scritta e stampata quando ha toccato il suo acme la vicenda del piccolo Charlie Gard, con papa Francesco silente, nonostante l’universale e spontanea ondata di appelli a un suo intervento ad personam in difesa della vita di quel bambino: > Il piccolo Charlie e noi.

E anche nonostante la serietà delle obiezioni giuridiche contro la sentenza che di fatto ha condannato a morte Charlie: > In nome della legge: Isacco, Charlie Gard e gli affanni della modernità.

È una vicenda, questa, che non potrà non incidere sulle “fortune” di questo pontificato. Tanto più se si mettono a confronto le energie spese da papa Frasncesco per le Scholas Occurrentes ed altre iniziative di pari livello, a lui carissime, e la sbalorditiva sua reticenza su questioni capitali come quella vissuta da Charlie Gard.

(fonte: settimocielo.it)

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6 thoughts on “Come Francesco prepara il posto al suo successore

  1. Finalmente un Papa che imita la vita di Gesù.Il suo programma si basa sull’attrazione verso la Chiesa,non sulla conversione.Applica la parabola del buon samaritano verso i poveri.Con Scholas Occurrentes riunisce le varie correnti di pensiero.Con movimenti popolari attiva la base della società umana.Sostituendo i membri della Pontificia accademia per la vita porge

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  2. continuo il mio commento: sostituendo i membri della Pontificia accademia per la vita porge una mano a personaggi non perfettamente ortodossi permettendo loro di fare da legame fra teorici della dottrina cristiana e personaggi in parte dissidenti, che permetterà di avvicinarsi alla Chiesa a chi ne sente l’attrazione, indipendentemente dalle proprie teorie.Il resto sarà opera dello Spirito Santo.

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    1. Aldocannav sei un povero ingenuo (di scarsa fede): il gerarca argentino (protestantoide) ha, ormai, palesato al mondo cattolico tutto la sua volontà di distruggere la vera Dottrina di Cristo…e, tutto questo, dall’alto della sua ignoranza dottrinale: ma, d’altra parte, egli non crede ad un Dio cattolico (secondo me, neanche ad un dio qualunque)…

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    2. Attenzione! Non c’è nessuna imitazione di Gesù! Gesù diceva la Verità a chiunque incontrasse e la sua Misericordia era sempre accompagnata dalla Giustizia (“va e non peccare più”). E’ bene dialogare con chiunque ma senza dimenticare la propria identità

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