Il card. Müller detta le condizioni per la Comunione

Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card Gerhard Müller, ha risposto in un’intervista via mail ad alcune domande rivoltegli da Edward Pentin, del National Catholic Register. Uno scambio di battute legato all’uscita dell’ultimo libro del porporato tedesco, Informe sobre la esperanza. Dialogo con el cardenal Gerhard Müller.

di Marco Tosatti (24-06-2017)

Edward Pentin, del National Catholic Register, ha rivolto alcune domande via e-mail al cardinale Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. L’occasione era fornita dall’uscita del libro del porporato, Informe sobre la esperanza. Dialogo con el cardenal Gerhard Müller. Fra l’altro, è stato toccato un argomento molto attuale e delicato; e cioè la necessità invocata da qualcuno per la Chiesa di cambiare con i tempi. L’intervistatore ha chiesto “quanto questo è un pericolo attuale per la Chiesa”.

Ecco la risposta di Müller: «La Chiesa deve essere presente in ogni periodo di tempo in cui si trova. Gesù è sempre con noi, quindi ogni epoca è di fronte a Dio, che è nostro Padre, a Gesù Cristo, che è nostro fratello, e al nostro amico Spirito Santo. Comunque dobbiamo distinguere le caratteristiche delle diverse epoche. A cominciare con i Padri della Chiesa, che rifiutarono le conseguenze negative della mitologia romana e greca, ma, allo stesso tempo, accettarono tutto ciò che è buono e vero nella filosofia di Platone e Aristotele e nella filosofia morale degli Stoici. Per esempio siamo contro l’ideologia gender perché abbiamo una migliore comprensione di ciò che è il genere. Uomo e donna sono egualmente persone, ma sono diverse per ciò che riguarda il loro genere. Questa realtà rende possibili le relazioni fra persone, e rende possibile l’amore del marito per la moglie, e la conseguente responsabilità nell’allevare i figli. La famiglia dà una testimonianza profetica alla società di come i figli non sono un ostacolo all’auto-realizzazione. Al contrario, i figli sono un segno per il mondo dell’amore che Dio ha posto nei nostri cuori, lo stesso amore che sostiene tutta la creazione».

Naturalmente si è toccato anche un tema di grande attualità e dibattito, cioè l’Amoris Laetitia. Pentin ha chiesto: «Parti dell’Amoris Laetitia sono criticate perché sembrano costruite troppo per giungere a compromessi con il Vangelo, cercando di seguire troppo il tempo in cui viviamo. Questo documento, e in particolare il Capitolo 8, la preoccupa?».

«L’ho detto molte volte, e lo ripeto di nuovo qui – ha detto Müller – Il Matrimonio è istituito da Dio creatore ed è elevato come un Sacramento da Gesù Cristo. Con il suo mistero di salvezza, ciò significa che il matrimonio fra cristiani è un segno e uno strumento di più profonda unità con Gesù Cristo e della sua relazione sponsale con la Chiesa come sua sposa. Gesù ha istituito in modo chiaro, e senza dubbio, l’indissolubilità del matrimonio valido. Questo è ciò che dobbiamo predicare, dichiarare, e spiegare ai fedeli cattolici. Riconoscere l’indissolubilità del matrimonio è una responsabilità per tutti i cattolici. Il matrimonio ha parte nella nuova creazione portata da Gesù Cristo ed è una scelta alta, nobile e matura per il cristiano. Dovremmo aiutare le persone che si trovano in una situazione di difficoltà matrimoniale, ma non solo con riflessioni pragmatiche secondo lo spirito del mondo, ma secondo lo Spirito Santo, con i mezzi dei sacramenti e le condizioni interne e canoniche per la ricezione della Santa comunione, il che necessariamente include la confessione di tutti i peccati gravi. La contrizione, la confessione, e la riparazione sono i tre elementi necessari per l’assoluzione. Queste sono le condizioni immediate per ricevere la Santa Eucaristia, Gesù Cristo, che è la stessa Persona Divina che perdona».

Un’ultima domanda riguarda il ruolo della Congregazione per la Dottrina della Fede, che una volta veniva chiamata “La Suprema”; e cioè era l’ente più importante nella collaborazione al Papa. Paolo VI invece attribuì questo ruolo alla Segreteria di Stato. «Pensa che la Congregazione per la Dottrina della Fede dovrebbe tornare ad essere “la Suprema”, il dicastero più importante?», ha chiesto Pentin.

«Specialmente se guardiamo il lavoro del cardinale Ratzinger – è la risposta – come Prefetto di questa Congregazione, la Dottrina della Fede è lo strumento più importante per il magistero del Papa perché Gesù Cristo ha istituito Pietro e i suoi successori come fonte principale e fondamento dell’unità di tutta la Chiesa. La confessione di San Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” è al centro della nostra fede cattolica. La Pace e la giustizia sociale nel mondo non sono l’essenza della missione, ma solo la sua conseguenza positiva. Noi crediamo nella fede cattolica più che nella diplomazia e nella politica».

(fonte: lanuovabq.it)

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