La stantia teologia anni ’70 di certi preti “giovani”

I “nipotini” dei sessantottini crescono e fanno danni.

di Rino Cammilleri (24-05-2017)

La faccenda della processione del 3 giugno a Reggio Emilia, indetta dal Comitato Beata Giovanna Scopelli appositamente costituitosi, rischia di finire nel grottesco. Si tratta, come ormai sanno anche quelli che non lo vogliono sapere, di un «atto di riparazione» per il grande corteo del Gay Pride che si svolgerà nella stessa città. Sulla Gazzetta di Reggio il giornalista Luciano Salsi ha intervistato don Giordano Goccini, responsabile della pastorale giovanile della diocesi.

Il “compagno” Goccini

Di regola, i responsabili della pastorale giovanile sono essi stessi preti giovani, e anche don Goccini lo è, almeno stando alla foto a corredo. Barbetta, diversi braccialetti colorati. Ed ecco il primo colpo a palle incatenate: «Questa manifestazione non nasce dalla Diocesi, che prende le distanze da essa. Il comitato che la promuove è qualcosa di misterioso. Ha qualche riferimento sui social network, ma i suoi membri non sono identificabili».

Uno potrebbe obiettare che, quando non ci si vuol fare identificare, non si va certo per strada appresso a una processione, la quale si svolge, per definizione, coram populo. Ma tant’è: la diocesi che ha preso le distanze da una processione riparatoria è la stessa che, unica in Italia, si è solennemente consacrata alla Madonna di Fatima il 13 maggio, per il centenario. Un colpo al cerchio e uno alla botte? O un passo giudicato così estremo che subito bisogna farselo perdonare per non passare per «tradizionalisti»? Osato troppo, di questi tempi? Ma via…

Andiamo avanti con l’intervista (di cui trascuriamo le domande, troppo ovvie): «Il Gay Pride ha un intento provocatorio, anche se oggi, dopo tanti anni, riesce meno ad ottenere il suo scopo. Tuttavia, non è nello stile della Chiesa rispondere a una provocazione con una provocazione. Quelli che si oppongono anziché andare in piazza potrebbero pregare in una chiesa, benché il pregare in riparazione dei peccati altrui sia un atto di presunzione». Ora, una sacra processione è una «provocazione»? Boh. Sì, quelli che si oppongono potrebbero andare a pregare in chiesa anziché per le strade.

Ma siamo sicuri che i preti di cotale diocesi la concederebbero, una chiesa, all’uopo? No, siamo sicuri che non offrirebbero neanche una panca ai «provocatori» a cui non piace il Gay Pride. Riguardo alla «presunzione» di voler pregare per riparare i peccati altrui, rimandiamo all’esaustivo articolo che don Claudio Crescimanno ha scritto sulla NBQ il 19 u.s. Chi darebbe una chiesa a quelli del Comitato reggino, così definiti: «Non sono nella comunione della Chiesa universale. Non definiamoli cattolici»? (copyright don Goccini). Andiamo avanti.

L’intervistatore chiede se, per la Chiesa, l’atto omosessuale rimane «peccato». L’intervistato non si spinge fino a rispondere «non più», ma, prudentemente, ricorda che «dal punto di vista dottrinale il nuovo catechismo redatto nel 1992 non ha cambiato alcunché. Sono cambiati la menta  lità e l’atteggiamento della Chiesa, sintetizzati dalla battuta di papa Francesco: “chi sono io per giudicare?”». Ora, questa frase del papa sì, che è «avulsa dal contesto» (Goccini: «Il comitato motiva la processione con una citazione di San Tommaso avulsa dal contesto»). Infatti il papa intendeva tutt’altro («Se un omosessuale cerca Dio con tutto il cuore, chi sono io per giudicare?»).

Ma ecco che cosa hanno capito i preti di tutte le battute a braccio fatte da Francesco sui vari aerei: «Il patrimonio della fede non è qualcosa di statico e immutabile. È in mano al popolo di Dio. I credenti hanno una loro percezione della fede secondo il tempo in cui vivono e la Chiesa cammina coi tempi». Bella circonlocuzione, non c’è che dire. Qualche cattivo potrebbe capirla così: la fede muta a seconda dei tempi. Cioè, relativismo religioso. La sensazione, però, non è di novità, bensì di stantio: roba da teologia d’avanguardia negli anni Settanta. Infatti, ecco qua: a domanda sulle veglie di preghiera contro l’omofobia e la transfobia (una anche a Reggio) risponde: «Secondo la predicazione di Gesù i peccati di cui Dio ci chiederà conto anzitutto sono altri, vale a dire quelli compiuti per brama di ricchezza». Come volevasi dimostrare, «ben altri» sono i peccati elencati nel Vangelo. Quelli ispirati dall’«opzione per i poveri». In effetti, nel Vangelo non si parla di gay e trans…

(fonte: lanuovabq.it)


La nostra redazione sostiene il Comitato Beata Giovanna Scopelli e si unisce all’iniziativa della processione di riparazione (@anticattocomunismo).

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3 thoughts on “La stantia teologia anni ’70 di certi preti “giovani”

  1. don Goccini: «Secondo la predicazione di Gesù i peccati di cui Dio ci chiederà conto anzitutto SONO ALTRI, vale a dire quelli compiuti per brama di ricchezza».

    Il BENALTRISMO colpisce ancora?
    Non era tramontato?

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  2. Caro signor Goccini (non vedo l’abito sacerdotale…), dove si dice, nel vangelo, che « i peccati di cui Dio ci chiederà conto anzitutto sono quelli compiuti per brama di ricchezza»? No, per sapere…

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  3. Questi preti fai da te capiscono quello che vogliono e fanno danni enormi con le loro affermazioni. Mi domando come siamo arrivati a tanto! Ammetto di aver dormito finora, perchè l’origine di tanto male risale a diversi decenni fa, altrimenti non si spiega. Un vero disastro, solo un aiuto dall’alto ci può salvare ormai.

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