Matrimonio e divorzio. Il generale dei gesuiti: “Anche Gesù va reinterpretato”

Per i novatores, Gesù è vissuto e morto 2.000 anni, dunque non è lo stesso ieri, oggi e sempre. Cosa resta allora del Vangelo? Un’estratto concetto di “Spirito Santo” che guida la “Chiesa” chissà dove, chissà da chi…

di Sandro Magister (22-02-2017)

Incredibile ma vero. Nel capitolo ottavo di Amoris laetitia, il più scottante e controverso, quello in cui papa Francesco sembra “aprire” alle seconde nozze con il precedente coniuge ancora in vita, manca qualsiasi citazione delle parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio, riportate principalmente nel capitolo 19 del Vangelo secondo Matteo:

«Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: “È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”. Egli rispose: “Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Gli domandarono: “Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?”. Rispose loro: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio”».

È un’assenza che lascia sbalorditi. Così come hanno impressionato anche due altri silenzi di Francesco, sulla medesima questione.

papafrancescoconfstampa_1448908651Il primo avvenne il 4 ottobre 2015. Era la domenica d’inizio della seconda e ultima sessione del sinodo sulla famiglia. E proprio quel giorno, in tutte le chiese cattoliche di rito latino, a messa, si leggeva il brano del Vangelo di Marco (10, 2-9) parallelo a quello di Matteo 19, 2-12.

All’Angelus il papa tacque ogni riferimento a quel brano del Vangelo, nonostante la sua straordinaria pertinenza con le questioni discusse nel sinodo. E lo stesso è accaduto lo scorso 12 febbraio, con un altro passaggio analogo del Vangelo di Matteo (5, 11-12) letto a messa in tutte le Chiesa. Anche questa volta, all’Angelus, Francesco ha evitato di citarlo e commentarlo.

Perché questo silenzio tanto insistito del papa su parole di Gesù così inequivocabili?

Uno spunto di risposta è nell’intervista che il nuovo superiore generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa Abascal, molto vicino a Jorge Mario Bergoglio, ha dato al vaticanista svizzero Giuseppe Rusconi per il blog Rossoporpora e per il Giornale del Popolo di Lugano.

Eccone i passaggi più attinenti al caso. Ogni commento è superfluo.


D. – Il cardinale Gerhard L. Műller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ha detto a proposito del matrimonio che le parole di Gesù sono molto chiare e “nessun potere in cielo e in terra, né un angelo né il papa, né un concilio né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarle”.

R. – Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito.

D. – Ma allora, se tutte le parole di Gesù vanno esaminate e ricondotte al loro contesto storico, non hanno un valore assoluto.

R. – Nell’ultimo secolo nella Chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente che cosa volesse dire Gesù… Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane… Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù, ma bisogna sapere quale è stata!

Arturo Sosa Abascal SJ
Arturo Sosa Abascal SJ

D. – È discutibile anche l’affermazione in Matteo 19, 3-6: “Non divida l’uomo ciò che Dio ha congiunto”?

R. – Io mi identifico con quello che dice papa Francesco. Non si mette in dubbio, si mette a discernimento…

D. – Ma il discernimento è valutazione, è scelta tra diverse opzioni. Non c’è più un obbligo di seguire una sola interpretazione…

R. – No, l’obbligo c’è sempre, ma di seguire i risultati del discernimento.

D. – Però la decisione finale si fonda su un giudizio relativo a diverse ipotesi. Prende in considerazione dunque anche l’ipotesi che la frase “l’uomo non divida…” non sia esattamente come appare. Insomma mette in dubbio la parola di Gesù.

R. – Non la parola di Gesù, ma la parola di Gesù come noi l’abbiamo interpretata. Il discernimento non sceglie tra diverse ipotesi ma si pone in ascolto dello Spirito Santo, che – come Gesù ha promesso – ci aiuta a capire i segni della presenza di Dio nella storia umana.

D. Ma come discernere?

R. – Papa Francesco fa discernimento seguendo sant’Ignazio, come tutta la Compagnia di Gesù: bisogna cercare e trovare, diceva sant’Ignazio, la volontà di Dio. Non è una ricerca da burletta. Il discernimento porta a una decisione: non si deve solo valutare, ma decidere.

D. – E chi deve decidere?

R. – La Chiesa ha sempre ribadito la priorità della coscienza personale.

D. – Quindi se la coscienza, dopo il discernimento del caso, mi dice che posso fare la comunione anche se la norma non lo prevede…

R. – La Chiesa si è sviluppata nei secoli, non è un pezzo di cemento armato. È nata, ha imparato, è cambiata. Per questo si fanno i concili ecumenici, per cercare di mettere a fuoco gli sviluppi della dottrina. Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è mai bianca o nera, è in uno sviluppo continuo.

D. – Mi par di capire che per lei ci sia una priorità della prassi del discernimento sulla dottrina.

R. – Sì, ma la dottrina fa parte del discernimento. Un vero discernimento non può prescindere dalla dottrina.

D. – Però può giungere a conclusioni diverse dalla dottrina.

R. – Questo sì, perché la dottrina non sostituisce il discernimento e neanche lo Spirito Santo.


Propriamente, vi sono esegeti cattolici che danno delle parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio un’interpretazione che ammette il ripudio e le seconde nozze. È il caso del monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano, biblista e patrologo di fama, docente alle pontificie università Gregoriana e Urbaniana. La sua esegesi è stata integralmente ospitata da www.chiesa il 16 gennaio 2015: > Per i “duri di cuore” vale sempre la legge di MosèÈ un esegesi che naturalmente può non essere condivisa ed è stata effettivamente contestata in radice. Ma ha il pregio della trasparenza e della parresìa, che invece latitano in chi cambia le parole di Gesù senza darlo a vedere e senza darne ragione.

(fonte: settimocielo.it)

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7 pensieri riguardo “Matrimonio e divorzio. Il generale dei gesuiti: “Anche Gesù va reinterpretato”

  1. QUESTI gesuiti (quindi non tutti i gesuiti, fino a prova contraria, ma per il momento QUESTI) sono di un’ipocrisia ributtante.
    Sempre mi domando peraltro quanto in questo falsificare e adulterare possa essere chiamato in correità lo spirito di vino (da non confondere assolutamente con lo Spirito Divino).

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  2. Papa Francesco non contraddice le scritture.Dice di giudicare secondo misericordia poichè esistono situazioni matrimoniali particolarmente complesse che giustificano il divorzio.In questi casi i divorziati e risposati possono accostarsi alla Comunione.Sarà il loro confessore a far discernimento e consigliare nel modo giusto.

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    1. Ammesso e non concesso che esistano “situazioni matrimoniali particolarmente complesse che giustificano il divorzio”, questo non significa che sia lecito contrarre una seconda unione. Cristo, checché ne dicano i gesuiti, ha parlato chiaro: finché due persone che hanno contratto un matrimonio valido sono in vita, non possono unirsi coniugalmente con altri. Il problema non è il primo (e unico vero) matrimonio, ma quella seconda unione che resta sempre e comunque adulterina. Nessun confessore al mondo, per nessun motivo, può “per misericordia” dare il permesso di commettere peccato e infrangere la legge di Dio! Punto. Tutto il resto sono diabolici sproloqui.

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    2. Gentile Aldo Cannavò, mi può dire che fine ha fatto il famoso articolo n. 1650 del Catechismo della Chiesa Cattolica? Esso dice testualmente:
      1650 “Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.”

      Un catecumeno, un battezzato in via di perfezionamento nei Sacramenti, un qualsiasi studioso della materia, un qualsiasi Catechista ma anche sacerdote parroco, religioso o gesuita, vescovo o Papa che fosse, non ha alcun diritto di modificare questo Catechismo e, il senso di queste parole è talmente cristallino da non lasciare assolutamente alcuna ombra dubbio. Infatti il problema è sorto da quando si sta tentando di aggirare questa affermazione dottrinale dandole le più disperate interpretazioni atte a modificare, di fatto, il contenuto della prassi, ossia, della sua applicazione con il caso per caso. Che significa allora per lei “giudicare secondo misericordia” forse che Nostro Signore Gesù Cristo non era misericordioso? Il Confessore nel suo discernimento può solo indicare la via, caso per caso, da intraprendere affinché il peccatore giunga a non peccare più.
      Qui i gesuiti stanno dicendo che L’ADULTERIO NON E’ PIU’ UN PECCATO! e che il peccato non esiste più, esiste la coscienza, il discernimento, se questa non mi accusa di peccare, avanti bene così.

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  3. Ma che stupido sono stato: per tutta la mia vita non ho fatto altro che seguire i quattro Evangelisti, averlo saputo prima che potevo crearmi un vangelo a mia immagine e coscienza, mi sarei risparmiato molti sacrifici! Questo vogliono eliminare penitenze, sacrifici, la Croce, il peccato!
    No! Non sono stato stupido io che ora sono giunto al tramonto della vita, soffro piuttosto per i giovani che verranno, allevati con queste eresie, penso ai nuovi gesuiti di domani, un fiume di eretici.
    Vorrei fare alcune domande al papa nero e bianco: ma perché non ve ne andate a casa? a cosa ci servite se ognuno di noi può interpretarsi la Scrittura secondo coscienza? Perché la mia interpretazione secondo coscienza non dovrebbe essere migliore della vostra? Chi lo decide più, voi? E quale sarebbe questa garanzia, perchè siete papi nero e bianco? No, grazie! Preferisco tenermi i Padri della Chiesa e tutti i Santi, loro sono la mia garanzia, voi l’eresia!

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