Viganò, riformatore mancato. Con tutti i media vaticani contro

La “riforma” dei media vaticani fatta da mons. Viganò è molto pericola: sposta il centro dal magistero del Papato al culto della personalità del papa regnante.

di Sandro Magister (20-02-2017)

Una settimana fa monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della segreteria per la comunicazione, ha riferito a papa Francesco e ai nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della curia come procede la riorganizzazione dei media vaticani, a lui affidata.

L’ultima novità è l’accorpamento della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano nel dicastero presieduto da Viganò. In effetti, dal 1 gennaio 2017 la dizione Radio Vaticana non ha più valore legale ed è sparita dalle buste paga dei suoi 350 dipendenti. Ma non solo di questo si tratta. Dal 1 dicembre sono state spente le trasmissioni in onde medie, e anche le onde corte – storico canale di comunicazione per i cattolici in paesi privi di libertà, difeso fino all’ultimo da padre Federico Lombardi – hanno i giorni contati. Funzionano ancora per l’Africa e parte dell’Asia, ma la loro stazione di trasmissione a Santa Maria di Galeria è sul punto di essere chiusa.

Contenimento dei costi e ammodernamento tecnologico sono le giustificazioni che Viganò adduce. Anche le trasmissioni in FM saranno man mano sostituite dalla diffusione audio digitale. Viganò ha ceduto la frequenza ex vaticana e romana FM 93.3 a RTL, la radio più ascoltata in Italia, per ottenere in cambio l’uso del digitale sull’intero territorio nazionale. E per l’Africa ha annunciato un accordo con Facebook grazie al quale in 44 paesi si potranno ricevere i messaggi del papa sul cellulare, tramite un’applicazione.

Mentre per quanto riguarda i costi, è vero che la Radio Vaticana ha un deficit di circa 26 milioni di euro l’anno ed è indubbio che la chiusura delle onde corte costituisce un risparmio, ma il 70 per cento del deficit deriva dai costi del personale giornalistico e tecnico, illicenziabile per ordini superiori, che al più potrà essere parzialmente trasferito in altri uffici vaticani. Sono i collaboratori esterni, piuttosto, che temono il mancato rinnovo dei loro contratti.

Sono di altro genere, però, i cambiamenti in corso che più preoccupano i giornalisti della Radio Vaticana. E riguardano i contenuti del loro lavoro. I radiogiornali italiani delle 12 e delle 17 sono stati soppressi, sostituiti da edizioni flash importate dalla rete cattolica nazionale InBlu. Ed è stato soppresso anche il magazine serale del programma in lingua francese, che andava in onda ogni giorno alle 21.30. Decisioni entrambe in controtendenza per una radio i cui notiziari sono stati per decenni un ascolto d’obbligo nelle cancellerie e nelle ambasciate.

Ma a preoccupare c’è soprattutto la mutazione che riguarda il SeDoc, Servizio Documentazione, cioè l’ufficio che raccoglie e seleziona dai vari dicasteri vaticani e dal mondo intero la documentazione riguardante gli atti futuri del papa e della Chiesa, componendola in agende inviate a un circuito riservato a destinatari ufficiali e solo in piccola parte alla stampa accreditata presso la Santa Sede.

Viganò ha trasferito il SeDoc dal palazzo della Radio Vaticana agli uffici della sala stampa della Santa Sede e l’ha rafforzato con tre giornalisti di spicco della stessa Radio Vaticana, ai quali ha ordinato da lì in avanti di dedicarsi esclusivamente a questo nuovo compito.

L’impressione è che Viganò voglia fare di questa nuova versione del SeDoc la task force del futuro “content hub” da lui più volte annunciato, il portale multilingue e multimediale nel quale far confluire tutti i mezzi di comunicazione vaticani, nelle varie modalità di testo, audio, video, foto, sul modello – ha detto – della Walt Disney Company.

Per allenare a fare “lavoro di squadra in una logica omnimediale” Viganò ha iscritto cinquanta suoi dipendenti a un corso della Business School della LUISS di Roma, l’università della confederazione italiana dell’industria.

Viganò e Francesco
Mons. Viganò e Francesco.

L’assoluto protagonista del futuro “content hub”, a detta di Viganò, dovrà essere naturalmente Francesco, che “tira sempre fortissimo”. E al papa dovrebbero fare da contorno tutti i media vaticani, dalla radio alla tv, dai bollettini ufficiali a L’Osservatore Romano, dal servizio fotografico alla libreria editrice.

Il tutto sotto i comandi di un’unica direzione editoriale alla quale spetterebbero, a norma di statuto, “l’indirizzo e il coordinamento di tutte le linee editoriali”. Direzione editoriale che è detenuta dallo stesso Viganò. Ma qui cominciano i guai. Anzitutto perché il medesimo statuto della neonata segreteria per la comunicazione assegna non al direttore editoriale ma alla segreteria di Stato il governo delle comunicazioni ufficiali e quindi, tra l’altro, anche della sala stampa.

E poi perché non solo quel che resta della Radio Vaticana ma ancor più L’Osservatore Romano stanno facendo di tutto per non farsi assorbire e annichilire nel “content hub” vagheggiato da Viganò. Il quale aveva preconizzato per il giornale della Santa Sede la riduzione a “bollettino” interno. Mentre invece sta avvenendo esattamente il contrario. L’Osservatore Romano ha rilanciato in pompa magna sia il suo supplemento mensile Donne Chiesa Mondo, sia l’edizione settimanale in lingua italiana, nel primo caso con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e nel secondo caso con il sostituto segretario di Stato Angelo Becciu a fare le presentazioni di rito, con Viganò in silenzio tra il pubblico. Senza contare il lancio di una nuova edizione settimanale de L’Osservatore Romano per l’Argentina, con direttore il protestante Marcelo Figueroa, amico di lunga data di Jorge Mario Bergoglio. Né sembra fare ostacolo a questo potenziamento il deficit di circa 6 milioni di euro che grava ogni anno sul giornale vaticano. Per il suo supplemento femminile ha trovato un generoso contributore nelle Poste Italiane. Insomma, la segreteria di Stato non vuole affatto cedere a Viganò e alla segreteria per la comunicazione il controllo sui media vaticani.

E poi c’è un terzo centro di potere, che è di casa a Santa Marta. A Francesco e al suo entourage fa infatti riferimento uno strano sito web, di nome Il Sismografo, che ufficialmente non fa parte dei media vaticani ma vi nuota dentro con grande disinvoltura. È diretto dal cileno Luis Badilla, ex giornalista della Radio Vaticana, che non solo seleziona e rilancia ogni giorno un gran numero di articoli riguardanti la Chiesa usciti sui media di tutto il mondo, alternandoli spesso a suoi commenti polemici contro gli oppositori veri o presunti del papa, ma anche fornisce anticipazioni e documenti esclusivi palesemente pescati proprio dai materiali riservati del SeDoc.

E infine c’è La Civiltà Cattolica, la storica rivista dei gesuiti di Roma, che ha un legame statutario con la Santa Sede e che di papa Francesco è diventata la più autorevole portaparola. Nel festeggiare all’inizio di questo mese il suo numero 4000 La Civiltà Cattolica ha fatto partire quattro sue nuove edizioni mensili, in inglese, in francese, in spagnolo e in coreano. I gesuiti, dunque, avranno sì perso il controllo della Radio Vaticana, di cui padre Lombardi è stato l’ultimo storico direttore. Ma con il gemellaggio tra Bergoglio e La Civiltà Cattolica diretta da padre Antonio Spadaro continuano ad essere più che mai al vertice della comunicazione della Chiesa.


POST SCRIPTUM – Ci scrive un esperto radioamatore: “Mentre Radio Vaticana chiude le sue trasmissioni in onde corte, nessuno si chiede perché la Cina inonda l’etere con onde corte di elevata potenza, in tutte le lingue? Sono davvero così stupide, le autorità di Pechino?”.

(fonte: settimocielo.it)

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2 thoughts on “Viganò, riformatore mancato. Con tutti i media vaticani contro

  1. Don Viganò?
    Altro dittatorello autocentrato e autorefenziale (salvo s’intende i salamelecchi alla Sacra Pantofola), anch’egli con smanie di ‘tu vuo’ fa’ l’amerikano’.
    Ma ci faccia stu piacere!

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  2. Se Padre Viganò è stato autorizzato a metter ordine nel sistema trasmissihi si scandalizzavo vaticano ha diritto a cambiare le cose secondo quanto considera migliore.Non comprendo chi si scandalizza del suo operato.

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