Il card. Carlo Caffarra in difesa della santità del matrimonio e della famiglia

Pubblichiamo la terza parte e la conclusione dell’intervento che il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, ha tenuto ieri, per una conferenza organizzata dal Centro culturale Piergiorgio Frassati di Correggio (RE) alla presenza del vescovo reggiano Massimo Camisasca e intitolata “Perché tanto interesse della Chiesa per la famiglia?”.

di Carlo card. Caffarra* (13-02-2017)

3. Madre e Maestra: come la Chiesa si interessa al matrimonio e famiglia

Prima di rispondere a questa domanda, devo fare due premesse.

La prima. La Chiesa ritiene che la condizione in cui oggi in Occidente versano matrimonio e famiglia debba essere riportata, per usare una parola evangelica, AL PRINCIPIO. I due beni relazionali messi in questione sono troppo importanti per la vera felicità dell’uomo per essere dilapidati.

La seconda. La Chiesa si interessa della salvezza dell’uomo mediante tre attività: il Magistero, la Santificazione, la Guida. Ora dirò qualcosa su ciascuna di queste tre attività.

3,1. Mediante la Divina Rivelazione Dio ci ha donato la luce della Verità; ci ha indicato la via della vita vera e buona. S. Agostino ha scritto: «nessuno può essere amico dell’uomo se non è innanzi tutto amico della verità» [Lett.155, 1].

L’amicizia dell’uomo che alberga nel cuore della Chiesa, implica in primo luogo il suo desiderio, la sua volontà di dire all’uomo la Verità. Non una qualsiasi verità, ma solo la Verità che è via di salvezza, la verità rivelata da Dio stesso in Gesù. La Chiesa compie questo basilare atto di amore, la carità della Verità, mediante il Magistero dei Papi, dei Concili, dei Vescovi. La Chiesa anche oggi si interessa del matrimonio e della famiglia dicendo la Verità su matrimonio e la famiglia.

3,2. Parto da testo mirabile del b. J. H. Newman: «La Chiesa però sa ed insegna anche che la reintegrazione della natura umana cui essa mira deve essere attuata non soltanto per mezzo di iniziative esterne quali la predicazione e l’insegnamento, anche se questi sono suoi campi specifici, ma attraverso l’intima forza spirituale della grazia che scende direttamente dall’alto, e della quale essa è il canale. Essa si incarica di salvare la natura umana dalla sua miseria, ma a questo scopo non s’accontenta di riportarla al grado che le spetta: la innalza ad un grado molto superiore» [Apologia pro vita sua, cap. V; in Opere, Utet, Torino 1988, pag.368].

Quanto il grande cardinale inglese dice in generale, vale anche in particolare per il matrimonio. È mediante il sacramento del matrimonio, che il medesimo matrimonio è salvato e guarito dalla miseria i cui è caduto, a causa della durezza del cuore dell’uomo e della dona. Ma il sacramento non è solo una medicina che guarisce. E’ un atto di Cristo che unisce i due sposi, elevando il loro amore coniugale a simbolo reale dell’amore che lega Cristo alla Chiesa. Reale: l’amore coniugale non è una metafora più o meno pallida, è la partecipazione reale al vincolo che stringe Cristo alla Chiesa. Il dono che Cristo fa di se stesso alla Chiesa sulla Croce, eucaristicamente sempre presente, dimora nell’amore coniugale; e l’amore coniugale è innestato, come tralcio nella vite, nel rapporto Cristo-Chiesa.

3,3. La terza modalità in cui si esprime e realizza l’interesse che la Chiesa ha per il matrimonio e la famiglia, è la guida pastorale sia di chi intende sposarsi sia di chi è già sposato sia di chi vive un “fallimento matrimoniale”. Il tempo che ho a disposizione mi obbliga a brevi e schematiche riflessioni. Faccio due premesse.

La prima. È uno dei carismi fondamentali del servizio pastorale del S. Padre Francesco aver richiamato la Chiesa, e con gesti luminosamente evangelici e con le parole, a porsi accanto alle persone. La guida pastorale deve assumere la cifra dell’accompagnamento. Se non assumessimo questa attitudine spirituale, dilapideremmo la grazia di questo pontificato.

La seconda. Come ho mostrato nel secondo punto, il mainstream del nostro tempo non solo non vede più l’intrinseca bontà dello sposarsi e del dono della vita. Ha anche equiparato matrimonio e famiglia ad ogni aggregazione sociale, costituita solamente da legami emotivi-affettivi. L’accompagnamento della Chiesa deve acquisire anche la dimensione medicinale; deve saper curare. E’ la famosa metafora dell’ospedale da campo.

Fatte queste due premesse, mi sembra che il problema centrale che la Chiesa nel suo accompagnamento deve affrontare, sia la ricostruzione del soggetto umano. Che cosa intendo dire?

L’Es. Ap. Amoris laetitia dice: “Credere che siamo buoni – solo perché proviamo dei sentimenti è un tremendo inganno” [145]. La soggettività umana -la capacità di capire, di volere, di compiere scelte, l’esperienza del dovere morale nella sua regale maestà, l’integrazione delle varie dimensioni di cui siamo fatti – è stata ridotta all’emotività. “mi sento; non mi sento di … “. Si rompe il matrimonio perché non si sente più amore.

Ben a ragione, il S. Padre Francesco dice che a queste persone ripetere semplicemente la dottrina e/o leggi morali, è inefficace. E’ necessario, come dice Gesù a Nicodemo, rinascere. La Chiesa ha già affrontato questo problema: far rinascere una persona umana. Fu quando il Vangelo si scontrò col paganesimo greco-romano. Ha risolto il problema inventando il catecumenato. Oggi, come ha detto Francesco recentemente, inaugurando l’anno giudiziale della Rota, è necessario un “catecumenato al matrimonio”. [Il miglior testo finora pubblicato sulla tematica di questo § 3,3 è J. Granados, St. Kampowski, J. J. Pérez-Soba, Amoris laetitia. Accomopaqnare, discernere, integrare, Cantagalli ed. Siena 2016]

4. Conclusione

Esistono ancora sposi che vivono il loro matrimonio radicati e fondati NEL PRINCIPIO, ricchi del dono del vino nuovo che Cristo mediante il sacramento continua a donare loro, vigilati da Maria che avverte subito il suo divino Figlio se comincia a scarseggiare. Sposi che non vivono il matrimonio ideale: il matrimonio ideale non esiste; è una invenzione ottocentesca. Ma che vivono la verità del matrimonio in modo attraente e bello.

Sono essi il seme spesso nascosto, che, dopo questi giorni tristi, faranno rifiorire quella che S. Giovanni Paolo II chiamava la civiltà della verità e dell’amore. Nello splendore del loro non raramente faticoso quotidiano risplende la potenza dell’amore eterno di Dio. L’aurora di un nuovo assetto sociale fu, un tempo, il monastero benedettino. Ora sono gli sposi che vivono il dono sacramentale del loro matrimonio.

(a cura di Lorenzo Bertocchi)

*Arcivesvovo emerito di Bologna

(fonte: lanuovabq.it)

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