Mammona, vincono i cantori della “Chiesa povera” Il bando milionario va al consulente del ministro

Ai ricchi cantori della Chiesa povera va la bellezza di 1 milione di euro pubblici. E’ l’esito del bando del Miur per le Infrastrutture di Ricerca delle Scienze Religiose. Il vincitore? La Scuola di Bologna, il cui membro di Cda Enzo Bianchi è il vate della Chiesa povera per i poveri, e il cui segretario plenipotenziario era consulente del ministro Giannini all’epoca del bando. Normale? Per Melloni sì, il Ministero invece preferisce non rispondere…

di Andrea Zambrano (24-01-2017)

Ai ricchi cantori della Chiesa povera la somma di 1 milione di euro di fondi pubblici non sembra creare particolari problemi. Del resto c’è da capirli: portare avanti il verbo della povertà come luogo esclusivo dell’incarnazione è compito che richiede parecchi sforzi. Anche economici. Un bel daffare, non c’è che dire, anche per la cosiddetta scuola di Bologna, che vede tra i suoi principi alcuni tra i cantori della rivoluzione conciliare fatta di dottrina à la carte e povertà come scusa per un passato che si vuole cancellare.

Vale per Enzo Bianchi, che della Fondazione per le Scienze Religiose di Bologna è uno dei fondatori oltre che influente e autorevole membro del Cda e che quando parla di povertà ha la capacità di far sentire in colpa anche uno dei personaggi più miseri del libro Cuore. E vale anche per Alberto Melloni, plenipotenziario e tuttofare segretario della suddetta fondazione che si è ritagliato il ruolo di banditore del nuovo verbo, secondo la scuola, introdotto dal Concilio Vaticano II secondo cui la Chiesa deve essere povera per i poveri. Slogan quest’ultimo che ormai è diventato come il cacio sui maccheroni: lo si mette dappertutto, con tutti i sughi. Tanto fa sempre il suo effetto. Solo che la povertà richiesta, declinata via via nelle forme del pauperismo più stringente, vale solo per gli altri.

Questa inchiesta nasce da una promessa. Nel gennaio scorso ci eravamo occupati di un fondo di oltre 3 milioni di euro creato in legge di stabilità 2016 per il Ministero dell’Istruzione. Era rivolto a Istituzioni ed enti per tutelare la loro funzione di Infrastrutture di Ricerca delle scienze religiose. Come spiegammo allora, il fondo avrebbe dovuto produrre un bando, tramite il ministero, per l’assegnazione di queste cospicue elargizioni ai vincitori. E notavamo come il bando facesse al caso proprio della Fondazione delle Scienze Religiose di Bologna, il più influente think tank del progressismo post conciliare, la quale aveva appena ricevuto dallo stesso ministero la bellezza di 400mila euro e il cui segretario plenipotenziario è quell’Alberto Melloni, che proprio in quei giorni era già consulente speciale di nomina diretta del ministro Stefania Giannini.

La cosa, succede spesso, finì nel dimenticatoio e ci lasciammo con questi dubia ante litteram in testa. Ma a un anno di distanza la Nuova BQ è in grado di ricostruire quanto accaduto in questi mesi. E soprattutto dirvi com’è andato quel bando e chi lo ha vinto: la Fondazione Giovanni XXIII per le Scienze religiose di Bologna. Una vittoria annunciata? Vediamo cosa è successo.

AND THE WINNER IS…

Dopo l’approvazione dell’articolo 1 comma 213 della legge di Stabilità, che istituiva il fondo di 3 milioni, al Miur si sono dati da fare per la pubblicazione del bando. Che è comparso sul portale ministeriale il 1 giugno 2016 con numero di protocollo il 1115. In particolare individuava tre ambiti di intervento attraverso cui erogare il contributo:

Effettivamente la Fondazione Giovanni XXIII non ha mancato di far pervenire la sua domanda per il primo ambito. Il 10 ottobre 2016 la commissione giudicante si riunisce per esaminare i progetti. E la Fondazione Giovanni XXIII la spunta con la bellezza di 93 punti. Tutto chiaro?

Sembra di sì, ma il bando fa sorgere alcuni interrogativi. Il primo è il seguente: come può il ministero far vincere per un appalto così cospicuo la fondazione guidata da un suo consulente scelto direttamente dal ministro, che fino a pochi mesi fa era Stefania Giannini? La Nuova BQ se lo è chiesto, ma il ministero si è posto la stessa domanda? Che tipo di verifiche ha fatto per escludere la possibilità che Melloni fosse in conflitto di interessi o quanto meno di opportunità? Domande semplici, ma la cui risposta è ad oggi ufficialmente impossibile.

Le richieste – documentate – inviate nelle scorse settimane ripetutamente al responsabile di progetto, all’ufficio stampa del Miur, al dirigente d’area che ha firmato il bando, Marco Mancini e al Sottosegretario Gabriele Toccafondi, al quale ci siamo rivolti quando i canali istituzionali non ci offrivano risposte adeguate, non hanno avuto alcun esito. Nessuno al ministero ha avuto la “cortesia” di dare risposta sui criteri di assegnazione nonostante ci sia stato detto che le e-mail erano arrivate regolarmente sulla scrivania.

“NESSUN CONFLITTO”, MA IL MINISTERO NON LO DICE

Chi invece ha risposto alla domanda è lo stesso Alberto Melloni che, non si è sottratto alle domande della Nuova BQ. Il professore emiliano non ha ravvisato nessun conflitto di interessi né di opportunità: nella risposta fornita al nostro giornale, quella risposta che non è mai arrivata dal Ministero oggi guidato da Valeria Fedeli, il docente ha ribadito di essere stato “consigliere di Stefania Giannini su questioni storico-politiche legate ad altri aspetti non meno disinteressati di quelli della fondazione i cui organi lavorano tutti a titolo gratuito”. E ancora: “Non ho mai partecipato a riunioni o organi della Direzione Generale Ricerca e del dipartimento università e ricerca e nemmeno della scuola”. Ma in fondo, la risposta al quesito non doveva arrivare da lui, perché sarebbe stato come chiedere all’oste se il vino è buono, bensì dal Ministero, che però non ha saputo fornire chiarimenti circa la possibilità che un consulente del ministero possa o no accedere ad un bando così significativo di massimo un milione di euro emesso dallo stesso dicastero.

Sarebbe consolatorio pensare che Melloni in fondo sia un docente universitario e quella di segretario della Fondazione sia soltanto una delle sue tante attività. Vero. Però è un’attività che lo vede decisamente ai vertici. Come dimostra la recente visita bolognese del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è stato accolto proprio nei saloni di via San Vitale da Alberto Melloni in veste di padrone di casa e accompagnatore del Capo dello Stato al quale ha presentato tutti i membri della Fondazione, oltre ai famigliari di Giuseppe Dossetti, sotto gli occhi della ministra Fedeli, del ministro Delrio e dell’amico di sempre Romano Prodi. Insomma: quando si tratta di vertici istituzionali Melloni non è certo in soggezione, anzi. Si direbbe che è molto ben inserito dove chi ha il potere conta davvero. 

(CONTINUA – 1)

(fonte: lanuovabq.it)

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