Amoris Laetitia, Baldisseri non ha “dubia”

Per il suddetto cardinale, cortigiano di Casa Santa Marta della prima ora, esiste uno “spirito del sinodo” — non bastava quello del “concilio”?

Mentre prende avvio il Sinodo sui giovani (“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”) che si terrà nell’ottobre 2018, il Segretario generale del Sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri, in un’intervista concessa a L’Osservatore Romano (edizione dell’11-12 gennaio) affronta il tema della ricezione dell’Amoris laetitia.

pa-21120334-800x500Senza alcun cenno alle controverse modalità interpretative che sembrano caratterizzare la ricezione del capitolo VIII dell’esortazione, il cardinale ha sottolineato che «dalle informazioni ricevute posso affermare in primo luogo che l’Amoris laetitia ha suscitato immenso interesse nella comunità ecclesiale e nel mondo intero, con un’accoglienza molto positiva e un amplissimo consenso, un vero dono fatto alla Chiesa e all’umanità».

«Diversi episcopati», ha risposto Baldisseri, «hanno dato delle indicazioni concrete circa le modalità di applicazione di ciò che il testo propone, in particolare di quanto viene detto nel capitolo sesto, circa le prospettive pastorali, e nel capitolo ottavo, che riguarda l’accompagnamento, il discernimento e l’integrazione delle persone che vivono in situazioni di fragilità».

Secondo il porporato lo “spirito del sinodo” che si riflette nel documento sta dando i proprio frutti pastorali. «Sta divenendo uno strumento formidabile di rinnovamento pastorale, come d’altra parte era nell’auspicio dei padri sinodali e del Papa. Si sta effettivamente captando il senso profondo del documento, che vuole essere nella continuità un rinnovamento della pastorale familiare. Infatti un gran numero di sacerdoti e di operatori pastorali si sentono sollecitati dall’invito di Papa Francesco a una riflessione realistica e creativa dal punto di vista pastorale dei contenuti del documento».

In merito ai “dubia” sollevati da quattro cardinali, Baldisseri è molto chiaro nel dire che tutte le risposte sono già nel testo. «Sono state già fornite diverse risposte», dice, e «si sono espresse anche persone competenti per il loro ruolo e la loro autorità. Si tratta innanzitutto di procedere al fine di rinforzare la famiglia e di assicurare la stabilità del matrimonio e la serenità della vita familiare. Inoltre è importante presentare la bellezza del matrimonio cristiano anche a chi non vive un’unione sacramentale. Lì dove ci si trova in presenza di persone che vengono da una precedente unione fallita, occorre saper distinguere le situazioni, le responsabilità e gli atteggiamenti che esse assumono al fine di procedere gradualmente a una maggiore integrazione nella comunità ecclesiale. A questo proposito è indispensabile un discernimento attento e appropriato per la singola persona, essendo capaci di integrare adeguatamente il rapporto tra la norma e la coscienza. Non penso che ci sia bisogno di aggiungere altro, se non ribadire che tutte le risposte che si richiedono sono già contenute nel testo della stessa esortazione apostolica».

(fonte: sinodo2015.lanuovabq.it)

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