266. Jorge Mario Bergoglio. Franciscus P.P.

Alcune noterelle riguardo al pamphlet di Aldo Maria Valli sul magistero papale dal marzo 2013. Il vaticanista del Tg1 espone con schiettezza le sue perplessità in materia, fondandosi sia sulle testimonianze a getto continuo dello stesso Francesco che su valutazioni critiche di provenienza diversa. Lette con attenzione le circa duecento pagine, difficile non porsi domande fondamentali sull’evoluzione dell’identità del cattolicesimo.

di Giuseppe Rusconi (28-12-2016)

Stile colloquiale e nel contempo sobrio e ficcante, il pamphlet del vaticanista del Tg1 (266. Jorge Mario Bergoglio. Franciscus P.P., edizione liberilibri, Macerata) si legge d’un fiato. Alla fine delle circa 200 pagine (ricche di testimonianze sia papali che di osservatori di provenienza diversa) la domanda fondamentale inevitabilmente resta, molto inquietante – meglio: drammatica – per chi è cresciuto a pane e dottrina sociale della Chiesa e si ritrova confrontato con il magistero perlomeno curioso dell’odierno inquilino di Santa Marta: “Se la Chiesa non giudica, non distingue e non valuta, qual è la sua funzione?”. Ovvero: “Francesco, con il paradigma pastorale della misericordia, sembra rispondere che lo scopo della Chiesa è quello di consolare e accompagnare, ma può esserci consolazione senza valutazione?”. Ovvero ancora: “La trasmissione di Gesù si esaurisce nel prestare occorso o implica anche la trasmissione di norme morali imprescindibili”, senza le quali la Chiesa sarebbe solo una grande ONG, slegata dalla testimonianza della Verità?

Non sono pochi i cattolici che dopo tre anni e mezzo di magistero bergogliano si ritrovano confusi sulla via da seguire. E gli incensi dei turiferari, le trombe della sgangherata orchestra di corte, le scomuniche misericordiose dei nuovi inquisitori producono soltanto un crescere esponenziale delle perplessità. A livello di gerarchie, come dimostrano i dubia espressi pubblicamente (dopo che privatamente non era giunta risposta) con un atto di forte responsabilità da parte di quattro cardinali, appoggiati poi da altri. Un gesto, è bene ricordarlo, preceduto da altri fatti significativi, come ad esempio a ottobre 2015 la stesura della Lettera di 13 cardinali al Papa, preoccupati per la conduzione del secondo Sinodo della famiglia. Ma le perplessità dilagano anche a livello di vescovi, sacerdoti e fedeli, che – pur con tutta la buona volontà di non alimentare una sorta di guerra interna – non riescono più a evitare di porsi le domande fondamentali di cui sopra.

Certo il pamphlet del collega vaticanista non lascia scampo al lettore, costringendolo a mettere in moto il cervello (sempre che non sia già atrofizzato dai fumi dell’incenso turiferario, come capita per alcuni dalle parti delle propaggini galantine Avvenire e TV2000).

Il volume si apre con due citazioni non casuali. La prima, di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (Apparecchio alla morte. Considerazioni sulle verità eterne): “Dio usa misericordia con chi lo teme, non con chi si serve di essa per non temerlo” (e qui già si potrebbe aprire un capitolo assai doloroso). La seconda, dell’allora cardinale Joseph Ratzinger (Omelia in ricordo di Paolo VI, 10 agosto 1978, Monaco di Baviera): “Ma un Papa che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a questo tempo”.

Partendo dal titolo di una copertina di Newsweek (settembre 2015), l’A. annota che “c’è un caso Francesco”. E la legna per questo caso è fornita incessantemente dallo stesso Jorge Mario Bergoglio. Valli esemplifica abbondantemente e ne trae alcune conclusioni, che sono nel contempo fonte di gravi preoccupazioni.

Qualche citazione.

–Nell’insegnamento di Francesco (…) l’attenzione posta alla misericordia e alla tenerezza di Dio non è accompagnata da un impegno altrettanto assiduo nel sottolineare la questione della verità, del vero bene e del modo di ottenerlo.

–La questione della verità e del vero bene richiama necessariamente quella della legge e dell’autorità, ma su questo fronte Francesco non insiste. Possiamo anzi dire che da parte sua c’è una reticenza che dà luogo a uno squilibrio, sia concettuale sia narrativo. Quando accenna alla dottrina, Francesco lo fa per lo più per stigmatizzare il comportamento degli esperti della legge, identificati con gli ipocriti farisei, interiormente corrotti (NdR: qui ci sarebbe molto da dire a proposito di una lettura così semplicistica e fuorviante dell’attività dei farisei…), e per mettere in guardia dai sofismi dei teologi, la cui principale occupazione – fa capire il Papa – sembra essere quella di rendere più difficile l’accesso alla Parola di Dio.

–Francesco ha detto molte volte che la Chiesa deve assomigliare a un “ospedale da campo”, dove si curano le ferite più profonde e mortali dell’umanità contemporanea. Immagine che ha suscitato numerosi entusiasmi. Nondimeno resta un’immagine problematica. Curare in che senso? Guarire come? Per approdare a che cosa? In un ospedale può lasciarsi curare e guarire chi non crede nei medici e nelle medicine? Bergoglio sul punto è sfuggente.

–Ecco la domanda delle domande: l’antropologia relativista, tenacemente combattuta fino al pontificato di Benedetto XVI, ha forse inglobato la Chiesa, e per mano del Papa in persona?

Non si può negare che le domande poste con molta razionalità da Valli siano tali da far tremare le vene e i polsi di chi cerca di essere cattolico. Una “certa liquidità” del pensiero papale emerge per l’A. anche se si pone mente a modi e contenuti della sua comunicazione. “La questione è senza precedenti” e Valli ne trae una conclusione amara:

–La tragedia, che forse il Papa sudamericano non percepisce, è che una domanda come “Chi sono io per giudicare?” e una frase come “Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili”, entrambe pronunciate probabilmente con l’intenzione di presentarsi come uomo semplice e dialogante, una volta assorbite e fatte proprie dalla mentalità soggettivista, vengono immediatamente rielaborate e tradotte così: “Io non sono nessuno per giudicare. Tutto è relativo. Lo dice anche la Chiesa, lo sostiene anche il Papa”. E io credo, con dolore, che la mentalità dominante, in questo caso, abbia ragione: sotto sotto, le radici di tali formulazioni papali, che Francesco ne sia cosciente o meno, non affondano nel nobile terreno dell’umiltà, ma nelle infide sabbie mobili del relativismo.

Insomma:

–Se anche la Chiesa proclama la negoziabilità totale, vuol dire che l’ultima barriera è abbattuta: la questione della verità non è più di pertinenza della ragione umana, ma ormai è soltanto un sogno, un’illusione perduta, il lontano retaggio di un passato morto e sepolto.

Ovvero – postilliamo – per riandare a una battuta conclusiva di Kristen Stewart in un bel film visto di recente, Café Society di Woody Allen, “I sogni?… sono sogni…”.

Crediamo che ce ne sia a sufficienza per invogliare il lettore a prendere in mano il pamphlet di Valli (vedi anche in questo stesso sito).

Non vogliamo però dimenticare di citare i titoli dei capitoli, già di per sé tanto eloquenti quanto frizzanti: Ma il papa è cattolico? Misericordia űber alles (Ndr: c’entrerà magari il cardinal Kasper?). Nessuno mi può giudicare. In amore niente regole? Una forzatura? (NdR: che si parli delle noterelle a piè di pagina del capitolo VIII dell’Amoris laetitia?). È approssimativo? Eccesso di Realpolitik? (NdR: forse con la Cina? con l’Islam? Mi mischio o non m’immischio?). Piace (troppo) alla gente che piace? (NdR: qui sentiamo profumo di ecologia e populismo peronista…). Comunicazione: tutto bene? (NdR: chissà se vi si ritrova la lettura fuorviante di don Camillo?). Temere Dio e dargli gloria.

Buone riflessioni di fine anno!

(fonte: rossoporpora.org)

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