Che cos’hanno in comune Matteo Renzi e papa Francesco?

A prima vista, nulla. Invece…

di Antonio Righi (29-12-2016)

Quel "cattolicesimo debole" senza futuro...
Quel “cattolicesimo adulto” debole e senza futuro…

Che rapporto ci può essere tra Matteo Renzi e Papa Francesco?

A prima visto, i due non hanno nulla in comune. Sì, è vero, la gestione della CEI di mons. Nunzio Galantino, l’uomo chiamato dal pontefice a commissariare il cardinale Angelo Bagnasco, è stata del tutto filo renziana. Soprattutto grazie a liaison femminili: si è molto parlato della cena tra Galantino e Cirinnà ed abbiamo letto tutti le dichiarazioni ossequiose e benevole del monsignore verso la bella Maria Elena Boschi, in occasione del caso Banca Etruria. Poi si è notato chiaramente che il quotidiano della CEI, Avvenire, seppur in modo velato, era schierato per il sì al referendum del 4 dicembre, e che il suo direttore, Marco Tarquinio, ha un debole per la ministra pro-gender Valeria Fedeli

Ma non è di questo che si vuole parlare. Non sono a tema i rapporti personali, le simpatie di Francesco e di Galantino verso la sinistra in generale, e il PD, in Italia, in particolare.

Quello che si vuole fare è un paragone tra due uomini seduti in cabina di comando. Uno già delegittimato, l’altro, con ogni evidenza, ormai senza più mordente e con sempre meno presa sui fedeli.

Rottamatori entrambi

La prima somiglianza sta qui: entrambi amano presentarsi come rottamatori, innovatori, rivoluzionari. Prima di me, sentenziava sempre Renzi, solo vecchi parrucconi, politicanti e membri della casta… Prima di me, lascia capire ad ogni piè sospinto Francesco, legulei, farisei, rigidi moralisti, affaristi…

Basterebbe questa narrazione a rendere chiaro il quadro generale: si delegittima il passato, per esaltare se stessi. In molti momenti Renzi è sembrato non il segretario del PD, ma il suo nemico, il liquidatore del proprio partito. Così Francesco: quante volte lo abbiamo udito parlare della sua Chiesa come di un oggetto estraneo, degno solo di rimproveri, accuse, reprimende? È vero, con Francesco il vocio anticlericale sui giornali laicisti è diminuito: non serve inventare nulla di nuovo, basta rilanciare le parole di Francesco, i suoi continui “j’accuse”, per suonare la vecchia musica, ma in modo nuovo. Ogni volta che Francesco dice che i preti non devono farsi pagare per i funerali, che non devono escludere i down, che non devono vivere nei palazzi… quasi questa fosse la regola del clero, i media laicisti esultano perché possono cucinare per l’ennesima volta, ad uso del popolo, i loro pregiudizi e le loro generalizzazioni maliziose.

Ma è solo una questione di idee. Renzi ha rottamato D’Alema, Bersani e compagnia dissidente (strizzando però l’occhio ai “vecchi” pronti ad adeguarsi), e ha creato il suo Giglio Magico; Francesco ha subito messo all’angolo cardinali di primo piano sotto Benedetto, dal già citato Burke a Marc Ouellet e tanti altri (senza di fatto escludere personaggi molto ambigui, legati a scandali precedenti, ma pronti a saltare sul carro del vincitore). Oggi la Curia romana è una finzione: esiste una curia parallela, a Santa Marta, che decide ogni cosa ignorando bellamente Commissioni, Pontifici Consigli…

Un partito e una Chiesa più grandi

La seconda somiglianza: entrambi hanno così cercato di rottamare il loro partito, la loro Chiesa, per creare l’uno il partito della nazione, l’altro la chiesa senza confini, che comprenda in sé, una volta esclusi i Burke, i Caffarra, i Muller ecc., l’universo mondo: dai luterani a Scalfari, da Roberto Benigni ad Emma Bonino, da Marco Pannella a Fidel Castro

In verità il partito della nazione è morto: troppo spregiudicata l’operazione; in compenso il PD si è spaccato. Renzi voleva conquistare il paese intero, ha perso, in parte, l’unica realtà che aveva dietro di sé: il suo partito.

E nella Chiesa? L’effetto Bergoglio, espressione coniata con troppa fretta dal sociologo Massimo Introvigne (esperto in tripli salti mortali, essendo passato da Alleanza Cattolica e dal quotidiano on line La Bussola, a fan sfegatato dell’Amoris laetitia, secondo alcuni in evidente conflitto di interessi, viste le sue note vicende personali), non c’è stato (parola del segretario di Benedetto XVI, mons. Georg Gänswein). Al contrario: porte apertissime a tutti, ma nessuno entra davvero, se non per spargere dubbi, veleni, pregiudizi. Molti, in compenso, lasciano, escono, rimangono confusi e smarriti…

Una gestione mediatica

Come rottamare il passato ed imporre il nuovo? Con il sostegno dei media: Renzi ha visto bene di occuparli in ogni modo, con una presenza ossessiva su tutte le reti tv, attraverso il controllo diretto della Rai e le defenestrazione dei direttori di giornale avversi. Consigliato dai suoi spin doctor, Jim Messina e Filippo Sensi, ha cercato di attirare consensi universali, e di mettere all’angolo la minoranza interna. Ma le tv e i giornali non sono la realtà.

In Vaticano si è assistito alla stessa operazione. Francesco ha cercato da subito il favore dei grandi giornali laici, in particolare del quotidiano più schierato da sempre contro la Chiesa, per il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, etc: Repubblica di Eugenio Scalfari. Ha poi agito tramite gli Andrea Tornielli e i Giacomo Galeazzi, di Vatican Insider, Stefania Falasca, di Avvenire, padre Antonio Spadaro, in ogni dove… A loro il compito di creare il mito del papato finalmente misericordioso, finalmente aperto al mondo, finalmente “vicino alla gente”. A loro il compito di additare senza misericordia, come dissidenti, “nemici”, rei di lesa maestà, chiunque osi esprimere qualche dubbio, o aprire qualche discussione, nel rispetto del suo ruolo, della dottrina, della Chiesa. Abbiamo così visto sorgere i nuovi inquisitori, auto-nominatosi custodi del verbo di Francesco, della “nuova chiesa di Francesco”. Inquisitori che si sono spesso nascosti dietro il mantra della misericordia, per additare i reprobi ed eleggersi a unici rappresentati della nuova, indiscutibile “ortodossia”, fondata sul concetto secondo cui l’ortodossia non esiste.

Ma tutto ciò con un successo effimero, perché i giornali, come non riempono le sedi di un partito che vive una crescente emorragia di iscrizioni, così non spingono le persone nelle chiese, sempre più paurosamente vuote.

L’effetto boomerang

Sia per Renzi che per Francesco la sovraesposizione mediatica ha avuto un effetto opposto a quello desiderato. La presenza massiva di Renzi, ha stufato; così il martellare ossessivo su questo pontefice ha finito per saturare l’opinione pubblica. Più spuntano libri, film, agiografie su Francesco, più la gente si stanca di sentire la stessa musica.

Troppa retorica, troppe interviste, troppi giornalisti, troppa adulazione intorno a vicario di Cristo. Intanto i cattolici praticanti sono sempre più scossi: non comprendono perché il papa ripeta ossessivamente gli stessi ritornelli (misericordia, ambiente, elogio incondizionato dell’immigrazione, etc…); neppure intendono dove porti questo insistere nel mettere in discussione gli insegnamenti della Chiesa precedente, sia con i fatti (mutando residenza, mutando i gesti), sia nella dottrina. Non comprendono perché Francesco accolga in Vaticano Leonardo Di Caprio, il fondatore di Facebook, uomini della Banca Mondiale… non propriamente “poveri Cristi”, e nello stesso tempo gli attivisti dei centri sociali come il Leoncavallo.

Non trovando poi il tempo per ricevere vescovi che chiedono appuntamento da mesi e mesi, né quello per rispondere ad alcune legittime domande poste da 4 cardinali, a cui se ne sono aggiunti, in breve tempo, almeno altri 4.

(fonte: libertaepersona.org)

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One thought on “Che cos’hanno in comune Matteo Renzi e papa Francesco?

  1. Scusate..ottimo articolo..ma perché ai vari tornielli, introvigne…non citate radio maria ..come stretta collaboratrice di questa chiesa bergogliana?
    Il fanzaga nn fa altro che lanciare da anni improperi su chi osa porre dei dubbi sul bergoglio?

    Mi piace

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