Amoris Laetitia, Kasper non ha “dubia”

«Non esistono per me dubbi», afferma il “teologo in gamba” fantasma.

di Marcello Giuliano (28-12-2016)

Secondo quanto riportato da L’Osservatorio sinodo 2015 de La nuova Bussola quotidiana, l’Amoris laetitia è chiara, nessun “dubia”. In un’intervista concessa giovedì 22 dicembre, infatti, alla Radio Vaticana in lingua tedesca Sua Ecc. il Signor Cardinal Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, ha affermato che l’Amoris laetitia «è chiara».

kardinal-walter-kasper-102-768x432L’intervento del Cardinale si riferisce al dibattito suscitato dai 5 dubia presentati da quattro cardinali in merito alla confusione causata dal documento. Secondo Sua Ecc. il Sig. Cardinal Kasper, sostenitore in particolare del capitolo VIII dell’Amoris laetitia, i dubia non avrebbero ragione di essere. «Naturalmente … si possono presentare dubbi e domande al Papa, ogni cardinale può farlo. Sul fatto che fosse una buona idea rendere pubblica questa richiesta di chiarimento, ho delle perplessità». Stupisce che Sua Eccellenza abbia perplessità sull’opportunità di rendere noti i dubia, quando il Santo Padre, al N. 2 dell’Amoris Laetitia, esorta ad approfondire il dibattito; quando, proprio Sua Ecc. il Sig. Cardinal Kasper volle divulgare la sua prolusione al Concistoro Sinodale del 2o Febbraio 2014, — benché in parte indotto a ciò dal fatto che il Papa l’avesse lodata nel discorso conclusivo dei due giorni del Concistoro il 21 Febbraio 2014. La Prolusione non poneva solo delle premesse, ma la sostanza. Indirizzava il Sinodo. Ciò è stato pubblico. I dubia non possono non essere pubblici. È un dovere che lo siano e che siano disponibili ai fedeli affinché anch’essi possano farsi una più chiara idea di cosa sia in gioco in questa questione della comunione ai risposati dopo un matrimonio valido e non sciolto da eventuale vedovanza.

Ma, continua Sua Ecc. il Cardinal Kasper: «A mio parere l’Esortazione Apostolica è chiara; ci sono anche dichiarazioni successive dello stesso Papa, la lettera ai Vescovi argentini, o dichiarazioni del Cardinale Vicario di Roma. Si è reso chiaro ciò che il Papa dice e come lo vede». Il Papa, secondo Sua Ecc. il Cardinal Kasper, ha così «dimostrato che non vi è alcuna contraddizione con le dichiarazioni di Giovanni Paolo II. È uno sviluppo omogeneo. Questa è la mia posizione, come la vedo io. A questo proposito non esistono per me dubbi».

E invece i dubbi non sono né pochi, né di scarso rilievo.

In un articolo di don Paolo De Lisi del 28-12-2016, pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana, si scrive: «Possiamo dire – in estrema sintesi – che il “mistero” di Dio comincia con una coppia (Adamo-Eva) si sviluppa con un’altra coppia (Jahvé-Israele) e, dopo il fallimento di queste a causa dell’infedeltà umana, si realizza finalmente con la coppia Cristo-Chiesa. Questo definitivo “matrimonio” ha una dimensione storica e una escatologica: in quella storica lo Sposo-Cristo dovrà continuamente purificare la Sposa-Chiesa attraverso i secoli con numerose prove (soprattutto il martirio), mentre in quella escatologica la Sposa-Chiesa, resa santa e immacolata dal sangue dell’Agnello, la Gerusalemme celeste, celebrerà le nozze eterne e definitive con Lui. È questo il “mistero della fede” che viene celebrato e attuato nella vita della Chiesa attraverso l’Eucaristia, “memoriale della morte e risurrezione del suo Signore nell’attesa della sua venuta”. Lo Sposo Cristo-Eucaristico continua, attraverso questo mistero-sacramento, a offrire la sua vita per purificare, santificare e unire a sé la Sposa-Chiesa presente nell’assemblea convocata, e poi la unisce a sé diventando con lei “una sola carne” attraverso la Comunione eucaristica. La Santa Comunione è dunque un atto nuziale. Essa realizza e trascende il significato ultimo dell’unione “nella carne” di due sposi cristiani. I sacramenti del matrimonio e dell’Eucaristia sono dunque ordinati l’uno all’altra, l’uno non può esistere senza l’altra, l’uno senza l’altra perde di significato. Di più: tutti i sacramenti hanno una dimensione sponsale, perché tutti esprimono le diverse maniere con cui Cristo unisce a sé la sua Sposa e questo non è strano, perché la stessa Chiesa è “sacramento universale di salvezza”. Quando un uomo e una donna cristiani celebrano validamente il sacramento del matrimonio, che ne siano consapevoli o meno, significano e annunciano, attraverso la loro unione fisica-psichica-spirituale il “mistero della fede” attualizzato nel sacramento eucaristico in tutte le sue dimensioni. Di conseguenza, se si spezza liberamente quell’unione col divorzio e se ne forma un’altra, civile o di fatto, questa seconda unione, anche se fosse più piena e felice della precedente, non avrà niente a che fare con quel “sacramentum-mysterion” e quindi non avrà più nessun rapporto col “sacramento” eucaristico, cioè l’essere una sola carne con Cristo. Pretendere di accedere alla Santa Comunione in tale situazione sarebbe perciò, piaccia o non piaccia, una vera e propria menzogna. Si facciano pure tutte le casistiche possibili: nessuna situazione concreta potrà mai contraddire questo fondamentale dato teologico».

Concludiamo con le parole rivolte da Gesù ai farisei che gli chiedevano se fosse lecito ripudiare la propria moglie, poiché Mosè lo aveva permesso in alcuni casi. Gesù non indugiò nella casistica farisaica e ricordò con fermezza che Dio aveva creato l’uomo e la donna perché divenissero “due in una sola carne” (Gen 2,24) e, quindi, l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito (Mc 10,2-9; cfr. Mt 5,31; Lc 16,18; De 24, 1-4). Alla visione limitativa moralistico-legale dei farisei (legge di Mosè), Gesù oppone una ben più ampia visione teologica, ovvero, il significato del progetto creativo di Dio.

L’uomo non separi, allora, ciò che Dio ha unito e non unisca ciò che sarebbe unito solo agli occhi degli uomini perché obbedisce ad un legame carnale mondano.

(fonte: libertaepersona.org)

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