Papa eretico o non eretico? Questo è il problema!

Estraggo dagli interventi emersi dalla discussione, elementi utili per orientarci dopo i recenti sviluppi della vexata questio che stiamo seguendo da tempo. Vengono poste domande essenziali che troveranno risposta probabilmente dopo le festività correnti. (MIC)

Osservazioni preliminari

Dall’ultima intervista del cardinale Burke si possono elaborare alcuni passaggi, per orizzontarsi:

papa-burke— un papa che “affermasse formalmente un’eresia” decadrebbe dal suo ufficio, per via della cosa stessa.

— occorre però una dichiarazione dei cardinali, la sede non si libererebbe da sola: “dovrebbero essere dei membri del Collegio Cardinalizio” a dichiararlo eretico; nemmeno tutto il Collegio ma solo una parte di esso basterebbe, anche minoritaria, evidentemente.

–la situazione è esplosiva: di fatto esiste nella Chiesa una “grandissima divisione, se non si fa chiarezza, essa potrebbe evolvere in uno scisma formale”. Nessuno lo vuole, però potrebbe accadere, “se non si fa chiarezza”.

— Si è visto che il Papa non è affatto intenzionato a sciogliere il nodo con il colpo di spada di un sì o di un no, come richiesto dalla prassi. Contrattacca alla sua maniera, inveendo pubblicamente contro i “tradizionalisti” in generale, additandoli all’odio delle folle, rendendogli la vita difficile nella Chiesa. Però non si muove.

–Ma quale “eresia” dovrebbe dire il Papa? Dobbiamo pensare che sia così ingenuo da fare dei pronunciamenti “formalmente eretici”?

— Il fatto è che l’eresia l’ha in sostanza già detta, se ho capito bene la situazione: si tratta della famosa nota della AL nella quale concede la possibilità di dare la Comunione, caso per caso, dopo attento “discernimento” a un divorziato-risposato e convivente in tutti in sensi (tetto e letto) con il partner femminile e viceversa; di darla quindi a chi vive in situazione di peccato mortale e non mostra alcun pentimento né desiderio di mutare. Non devo ripetere qui l’elenco delle verità di fede che tale concessione oggettivamente nega, a cominciare dall’indissolubilità del matrimonio.

— I 4 cardinali hanno perciò chiesto al Papa di assumersi la responsabilità di dire se la famosa nota contiene effettivamente questo eretico permesso (come ritengono i vescovi argentini, e il Papa ha approvato in una lettera la loro interpretazione) oppure no. E se, correlativamente, valgono sempre in modo assoluto determinate verità di fede e morale cristiana, sempre insegnate, a cominciare dall’esistenza di atti intrinsecamente malvagi e contrari alla verità rivelata, come ad esempio l’adulterio e la fornicazione (che verrebbero invece moralmente permessi dal famoso permesso accordato dalla nota del Papa).

— Se lui non risponde ufficialmente e lascia che valga la sua approvazione dell’ ereticale interpretazione dei vescovi argentini, allora può esser accusato, io credo, di eresia e in senso “formale” perché ci sarebbe la sua ostinazione a non rispondere e quindi a perseverare nella sua approvazione dell’interpretazione eretica della sua nota.

L’eretico “formale” non è quello “ostinato”, dopo gli ammonimenti di rito, nel suo errore, cosa che appare segno della sua intenzione di far del male alla Chiesa?

Per Bergoglio si avvicina sempre più il momento del redde rationem. Detto nel linguaggio improprio dei profani: 4 cardinali minacciano Bergoglio di metterlo sotto accusa, dichiarandolo deposto per eresia, se non cambia rotta, e agitano anche lo spettro dello scisma.

Riflessioni più meditate

Nell’ultima intervista del card. Burke sembra notarsi un salto di qualità. Mi spiego. L’eventuale “correzione fraterna” dei cardinali nei confronti del Papa silente veniva intesa soprattutto come una censura sul piano morale. Almeno così avevo capito io (e, credo, non solo io). Sempre partendo dal presupposto che il Collegio dei Cardinali non ha il potere di “deporre” il Papa.

Adesso, invece, si ventila apertamente la possibilità che “membri del Collegio dei Cardinali” possano dichiarare formalmente eretico Bergoglio? Si pone il caso in astratto e poi si dice, nello stesso tempo, che nessuno afferma esser Bergoglio eretico o prossimo all’eresia. C’è qui contraddizione? Potrebbe sembrare e invece non c’è. Consideriamo attentamente.

Un papa che professi formalmente un’eresia, a causa di quella stessa professione, cesserebbe di esser Papa, si escluderebbe da solo dal Soglio. La cosa è automatica.

Però occorre una dichiarazione in tal senso di un’alta autorità ecclesiastica, il Collegio dei Cardinali o parte di esso. Da come ho capito io, non sarebbe tale dichiarazione a destituire il Papa, dato che costui si sarebbe già “destituito” da solo, con il professare l’eresia. La dichiarazione dei cardinali avrebbe il significato di una presa d’atto del fatto che il Papa non è più tale, dal momento che si ostina, nonostante pubblici richiami di cardinali e vescovi, a perseverare nel suo atteggiamento eretico. La dichiarazione dei cardinali quindi non provoca la dipartita del Papa ma la certifica come già avvenuta, ex intrinseca causa. Giusto? O No? Secondo quest’interpretazione si eviterebbe “l’errore conciliarista”? Ma quali sono gli esatti termini del “conciliarismo”?

lettera-1Applicando lo schema normativo al caso concreto, perché il card. Burke afferma che nessuno accusa Papa Francesco di essere eretico o prossimo all’eresia? Perché, finché lui continua a tacere, l’eresia racchiusa nella sua famosa nota della AL la si può considerare ancora implicita. In una dichiarazione scritta ai vescovi argentini [qui e qui] egli l’ha in pratica sottoscritta, quando ha detto che la loro interpretazione, che si poteva dare la Comunione ai divorziati risposati conviventi more uxorio, era quella giusta (il famoso: “no hay otras interpretaciones”). Ma non ci si può accontentare di una dichiarazione di questo tipo. Correttamente, i 4 cardinali hanno voluto che il Papa dichiarasse il suo pensiero nelle forme del diritto e della teologia cattolici, rispondendo (come suo dovere) attraverso l’ex Sant’Uffizio. In tal modo lo costringono ad uscire allo scoperto, dandogli nello stesso tempo la possibilità di cambiare radicalmente rotta. Cosa che Bergoglio potrebbe ancora fare (un miracolo, ma bisogna pregare perché avvenga).

Chiedendo al Papa di chiarire a tutti qual è il significato esatto da dare alla sua nota di AL, è ovvio che non lo si accusa ancora di eresia in senso formale. Quest’accusa pende però sul suo capo e lui certamente lo sa. (PP)

(fonte: chiesaepostconcilio.blogspot.it)

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One thought on “Papa eretico o non eretico? Questo è il problema!

  1. «[…] il Leone del Wisconsin scopre tutte le carte – nel caso a qualcuno non fossero chiare – e lo capisco, anche lui è anziano, non come Scalfari, ma anziano: salta fuori che a detta sua vale la tesi del pontefice “depositus” in caso di eresia formale. E questo, se ho ben fatto i conti, dovrebbe funzionare così: se voti NO ti autocestini tre anni di pontificato puliti puliti; se taci ti obblighiamo a rispondere con correzione formale; se voti SI’ cadi in eresia formale e sei automaticamente deposto, non da noi cardinali indemoniati, proprio automaticamente. Vicolo cieco. Lo confesso, sarei incazzato anch’io a questo punto. Ah, metti caso che salti fuori che è deposto: ricordo a tutti che ce n’è un altro bell’e pronto, uno che l’80% di preti, vescovi, teologi e vaticanisti sta sputtanando in ogni forma e modo da anni. E’ vero, se n’era scappato come un coniglio, ma anche questo fa parte del gioco: il coniglio dal cappello. Dal saturno, per la precisione. E insomma, scacco matto, Santità. Quaquaraqua quanto vi pare, il Leo de tribu Juda alla vigilia di Natale ci sta facendo tutti sghignazzare (o starnazzare?). […]» (Satiricus, Campari&deMaistre, 23/12/2016)

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