“Papa Francesco sta secolarizzando la Chiesa”

Intervista a Marcello Pera: «Influenzato dal marxismo, il Papa sta secolarizzando la Chiesa, che si trova davanti ad una sfida epocale».

di Matteo Matzuzzi (23-11-2016)

«Papa Francesco sta secolarizzando la Chiesa. D’altronde, se dovesse estromettere dalla Chiesa coloro che, pur cattolici, non vivono secondo i precetti della Chiesa, la Chiesa diverrebbe un deserto. Ecco allora che si va incontro ai valori del secolarismo, cercando di imbastire un dialogo con i sostenitori del secolarismo. Il line di quest’operazione, credo, è quello di riportare più gente possibile alla Chiesa». Marcello Pera, filosofo, presidente emerito del Senato e già autore – tra le altre cose – con Joseph Ratzinger di Senza radici (2004), saggio sul tema delle radici cristiane d’Europa, risponde così alla domanda su quale sia il meccanismo che Francesco ha messo in moto fin dal giorno della sua elezione a vescovo di Roma, nel 2013, e quale sia il fine del pontificato corrente, della missione in corso.

Marcello Pera
Marcello Pera

«Dialogare con i sostenitori del secolarismo significa dialogare con la modernità, partendo dal presupposto della giustizia sociale», dice. È azzardato parlare dunque di una rivoluzione lanciata dal Soglio di Pietro? Niente affatto, «siamo davanti a una svolta epocale e profonda. Il Papa sta orientando il cristianesimo verso la “dottrina sociale”, quindi verso una dottrina mondana». Il dogma della continuità con i predecessori, tanto invocato ed enfatizzato, è poco più d’una illusione, spiega Pera: «Continuità? Credo che il Pontefice si offenderebbe se si parlasse di continuità. Qui c e invece una forte discontinuità, sono altre le priorità. Dopo il Vaticano II, uno dei grandi temi di discussione – se non il principale – era valutare se la chiesa fosse avviata verso un percorso di continuità o discontinuità. Allora si disse che a prevalere era la continuità. Ora mi sembra di poter dire che sono maggiori gli elementi che indicano una chiara discontinuità».

Non serve andare troppo lontano per accorgersene, è sufficiente guardare al modo con cui il Papa si rapporta all’Europa: «Sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI avevano dato alla loro missione una forte accentuazione occidentale. Si erano con costanza richiamati all’Europa e c’era un’evidente prospettiva occidentale, con il nostro continente visto come la culla dei valori per l’appunto occidentali. Francesco, invece, ha una visione prettamente sudamericana. Non comprende la crisi europea in cui siamo immersi, addebita ogni responsabilità alle istituzioni politiche, agli stati nazionali, al capitalismo. Nessun’altra strada è contemplata».

Elementi che hanno fatto dire a diversi osservatori, soprattutto negli Stati Uniti, che quella papale sia una lettura prettamente marxista della storia. Marcello Pera concorda: «Francesco è fortemente influenzato dal marxismo. L’idea di rivolgersi ai poveri è un qualcosa di già visto, soprattutto se penso a quanto si diceva negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso, quando si predicava che il marxismo era niente di più che una costola del cristianesimo. Io ho vissuto quella fase storica e credo di poter dire che questo Papa condivida quell’idea. Dopotutto, lo si vede dalle priorità che ha posto in cima alla sua agenda, e cioè i temi della giustizia sociale». La domanda da farsi, quella più importante, sottolinea il nostro interlocutore, è un’altra: «Il cristianesimo è ancora una religione della salvezza o, piuttosto, è divenuta una religione della giustizia sociale? È una religione che cerca la beatitudo o punta alla felicitas. Sono cose ben distinte, spiega Pera: «La beatitudo rimanda a una dimensione ultramondana, la felicitas altro non è che la correzione delle ingiustizie presenti nel mondo. La prima va verso l’edificazione della città di Dio, la seconda è diretta alla città dell’uomo. Sono cose ben distinte, insomma». «Io – prosegue Marcello Pera – ho l’impressione che si vada verso la felicitas, altrimenti non si capirebbe questa continua critica agli assetti statali e istituzionali, al capitalismo come origine di tutti i mali correnti. Se pensiamo all’attualità, e cioè alle decisioni riguardanti l’assoluzione del peccato d’aborto, il Pontefice fa riferimento alla costrizione della donna, quasi che alla base della decisione fatale ci fossero dei poteri attivi nel costringerla ad abortire e non la libera scelta».

Rivoluzione o no, di sicuro le priorità sono mutate, come è facile comprendere dalla predicazione di Francesco. Anche sul terreno dei cosiddetti valori non negoziabili, concetto cui il Papa guarda con perplessità – «è un’espressione che non ho mai capito, i valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile dell’altra», ebbe a dire poco tempo dopo l’elezione – l’orientamento è mutato. È sufficiente ricordare quanto affermò un anno fa, parlando dinanzi alla platea dei vescovi degli Stati Uniti, invitati a non fare della croce «un vessillo di lotte mondane» e ad abbandonare antiche batta glie tipiche di una contrapposizione muscolare estranea alla pastoralità richiesta da Bergoglio. «Ma dal punto di vista della dottrina non si possono negare i valori non negoziabili», ribatte Pera. «Non è possibile negarne l’esistenza, se si parla su un piano meramente dottrinario. Il Papa, semmai, sposta l’accento da quelli che erano ritenuti prima i valori non negoziabili a valori che per lui sono ben più non negoziabili, e cioè valori sociali e politici. Semplicemente, mette altri valori in primo piano». È logico, dunque, che vi siano resistenze a tale azione; una «resistenza uguale a quella che si concretizzò negli anni conciliari in seguito alla promulgazione della costituzione Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo».

La rivoluzione riuscirà a cambiare verso alla Chiesa, come si chiedeva il New York Times? «È difficile dirlo. Di certo, crea popolarità. Il secolarista si trova sintonizzato con questo Papa, anche perché sui media si trova per lo più una sola versione e le critiche vengono tacitate. Ho letto molto sui dubia espressi dai quattro cardinali relativamente all’esortazione Amoris laetitia, ma non ho visto pubblicati in nessun giornale questi dubia. C’è tensione, che concerne anche la dottrina e l’interpretazione della stessa. Si dice che questo Papa è attento alla pastorale e non alla dottrina, ma in realtà la dottrina la sta toccando con mano forte».

(fonte: ilfoglio.it)

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4 pensieri riguardo ““Papa Francesco sta secolarizzando la Chiesa”

  1. Il prof, Pera chiede se quella cattolica, con questo papa, è una religione che cerca ancora la beatitudo o punta alla felicitas.
    La risposta, purtroppo per noi, ormai è scontatissima e davanti agli occhi di chi voglia guardare la realtà senza fughe.
    Quello che non è scontato è il constatare che questo papa, continuando a porre l’attenzione sui poveri e poveracci della terra, continuando a denunciare il disinteresse e l’indifferenza del mondo verso di essi, poi non sia il primo ad attivarsi VERAMENTE NEI FATTI, e non accontentandosi di operazioni ‘cosmetiche’, in favore di essi.
    Non per cavalcare i più vieti argomenti dell’anticlericalismo, ma è notorio che il Vaticano abbia possedimenti immobiliari in Roma al di là dell’immaginabile per noi normali cittadini. Per non parlare delle sedi ormai semivuote di istituti di vita consacrata, in Italia e nel mondo (ex) cattolico, il cui carisma è tramontato.
    Con l’unghia del dito mignolo sinistro, come si dice, questo papa potrebbe dare rifugio, protezione e mantenimento a schiere e schiere di poveri diseredati, immigrati o autoctoni, che dormono all’addiaccio a Roma e su tutto il territorio nazionale.
    Ma quali sono invece le notizie che (accuratamente centellinate) passano sui media?
    Che il penitenziere apostolico di papa Francesco gira per Roma di notte, fra i barboni e i disperati della capitale che dormono ammassati sui marciapiedi, in sacchi a pelo o in coperte di fortuna, distribuendo qualcosa (denaro? pasta-latte-e-biscotti, come fece al Tiburtino?, …), Sicuramente non è dato sapere COME queste persone vengano realmente aiutate in nome e per conto del papa. Rimane che il dato di realtà rimane uguale a se stesso notte dopo notte, constatato che il problema si ripresenta uguale tutte le notti dell’anno.
    E’ questa la felicitas che propone papa Bergoglio, sedicente paladino dei miseri, ai disperati che continua ad attirare in Italia?

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    1. Marisa, sono da oltre 15 anni volontario dell’Auxilium,branda della Caritas che si occupa dei senza dimora.Ti assicuro che la Chiesa aiuta concretamente chi vuole essere aiutato.Nelle stazioni ed in altri luoghi si trovano coloro che non vogliono alcun aiuto.

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  2. Pera, da buon liberale qual è, non può capire che “beatitudo” e “felicitas” non sono in contraddizione, ma che, con la “società partecipatiiva” secondo Dottrina sociale, di intuizione zampettiana, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/due-libri-caposaldo-di-pier-luigi-zampetti-da-scaricare-e-leggere/, sono complementari l’una all’altra.
    Resta il fatto che la Chiesa, oggi ma non da oggi, è incapace di educare l’uomo e la donna a crescere da adulti liberi e responsabili, anche politicamente, visto che di anche di questo si parla in questo articolo.
    Però è anche vero che dalla “società partecipativa” siamo, al momento, molto lontani.
    Certo, anche Bergoglio, quando dice che “i comunisti la pensano come i cristiani”, vuol dire che non ha capito nulla della Dottrina sociale.
    Beh, per gli insondabili misteri della Provvidenza, questo è il papa che ci tocca in questo momento storico. Preghiamo per lui.

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