Nell’Amoris Laetitia c’è il trionfo dell’ambiguità

Non ci vuole una laura in teologia per evidenziare le ambiguità del documento post-sinodale voluto e firmato da papa Francesco.

L’esortazione apostolica Amoris laetitia, scrive Jessica M. Murduch sulla rivista USA The First Thing, «ha suscitato più polemiche di ogni altro documento papale». Il campo è diviso tra coloro che «sono a favore di un cambiamento nella visione della Chiesa», e accolgono con favore le aperture dell’esortazione, e quelli che, invece, «cercano di sostenere la tradizionale disciplina circa l’indissolubilità del matrimonio» e mettono in evidenza le ambiguità del testo.

Le controversie, secondo la teologa della Villanova University, sono ben lungi dal dissiparsi in breve tempo, a causa di “problemi nevralgici” al centro del testo.

In merito al tipo di documento a cui siamo posti di fronte, la Murduch richiama le indicazioni fornite dal cardinale Christof Schonborn, il più autorevole interprete di AL secondo quanto specificato al proposito dallo stesso pontefice. E cioè che ci troveremmo di fronte ad un documento vincolante del magistero ordinario, di portata universale e con carattere dottrinale. Pertanto i cattolici sarebbero tenuti ad assentire intellettualmente e cordialmente. Ma secondo la Murduch «le conclusioni del cardinale non resistono all’analisi dei principi che disciplinano l’interpretazione dei documenti magisteriali». Innanzitutto, si rileva che «non c’è bisogno di un dottorato in teologia per discernere le parti ambigue presenti nell’Amoris laetitia e che hanno già portato a molteplici interpretazioni».

Ad esempio, la famosa nota 329 di AL, quella per cui i battezzati che sono divorziati e risposati, e che per seri motivi non possono separarsi, «conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, “non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli”» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 51). In questo caso, chiosa l’articolo su The First Thing, «il documento sostiene che la virtù della continenza sessuale conduce al peccato e alla messa in pericolo dei bambini, o si limita a sottolineare la difficoltà di vivere in conformità al Vangelo in situazioni difficili? La corretta interpretazione di dichiarazioni come questa non è chiara».

Altri passaggi problematici che vengono sottolineati sono quelli che sembrano validare posizioni in contrasto con l’insegnamento perenne della Chiesa. Ad esempio nei paragrafi dal 296 al 299 «il documento implica che i peccati sessuali possano essere peccati veniali. A questo proposito», continua la Murduch, «non si può trascurare la tanto discussa nota 351 del testo, per cui molti, tra cui i vescovi dell’Argentina, l’hanno citata per sostenere la Comunione da parte di coppie di divorziati-risposati che non hanno accettato di vivere la continenza sessuale».

Alla luce di queste difficoltà, ci si chiede, cosa deve essere fatto delle affermazioni del cardinale Schonborn in merito all’autorità magisteriale dell’Amoris laetitia?

In primo luogo, spiega la Murdoch, «il documento manca di un linguaggio di definizione formale”, quindi “l’Amoris laetitia manca della precisione teologica e giuridica di documenti ecclesiali vincolanti”. Infine, “se il documento non contraddice né il diritto naturale, né il diritto divino positivo, allora semplicemente non può legare i fedeli all’obesquium religiosum».

A proposito poi della questione dello sviluppo della dottrina, ricordata spesso dal cardinale Schonborn e altri in merito all’obiezione di una contraddizione di AL con il magistero precedente (in particolare con Familiaris consortio di Giovanni Paolo II, ma sarebbe utile approfondire anche il confronto con l’enciclica Veritatis splendor, nda), la Murduch rimanda al lavoro del Beato J.H. Newman e alle sue sette note che devono essere considerate per verificare l’autentico sviluppo della dottrina. «Si potrebbe riassumere, nota la teologa, che un vero sviluppo della dottrina, uno sviluppo che richiede pieno assenso dell’intelligenza e della volontà da parte dei fedeli, dà vita e vitalità all’anima. Al contrario, l’evoluzione dottrinale in cui un nuovo insegnamento contraddice e elimina l’insegnamento precedente in un modo quasi-hegeliano genera dissoluzione, confusione, e morte».

Il vero sviluppo della dottrina, conclude, «opera sempre entro l’analogia della fede; opera, come ha osservato il cardinale Ratzinger, in senso diacronico e non semplicemente in un senso sincronico».

(fonte: sinodo2015.lanuovabq.it)

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