Le ultime super-cazzole del compagno Galantino

Il segretario della CEI perde sempre l’occasione per stare zitto. Ecco gli ultimi sproloqui.

di Giuseppe Rusconi (26-07-2016)

Ora invece una menzione per un incontro (Avvenire ne ha dato notizia il 16 luglio nel capocronaca di pagina 14) a Montecitorio su temi sociali tra Laura Boldrini e Nunzio Galantino, due tra gli esponenti più in vista del politicamente corretto nazionale.

La Boldrini e Galantino, la coppia doro della poltiica italiana.
La Boldrini e Galantino, la coppia d’oro della politica italiana.

Madama l’Accigliata e il Segretario generale: ambedue dal facile eloquio, in verità — ci duole dirlo, ma è un dato tanto spiacevole quanto incontrovertibile — a volte sproloquio. Ci risparmiamo citazioni degli sproloqui presidenziali (in ambito di gender, educazione sentimentale, razzismo di cui vede malata l’Italia), non invece di ricordarne qualcuno recente dell’uomo di potere imposto da Francesco alla CEI.

Il 5 luglio 2016, nel discorso tenuto alla presentazione del XXV Rapporto Caritas-Migrantes il Segretario Generale ha tra l’altro rilevato, a proposito della reazione ad atti di violenza di gruppi islamici, che è “necessario guardarsi” da due conseguenze:

Alla lettura integralista dell’Islam da parte di alcuni, si va facendo strada una lettura integralista e, quindi, ideologica del Vangelo, fino ad arrivare a quello che due giovani hanno fatto ieri sul Lungomare del Porto d’Ascoli: due bengalesi, che vendevano fiori, pestati a sangue perché non hanno saputo recitare il Vangelo.

La riaffermazione del ruolo pubblico della religione cristiana, che alcuni Stati e alcuni movimenti stanno veicolando, in realtà riduce l’esperienza religiosa a uno strumento da opporre all’altro.

Due sproloqui in un colpo solo.

Primo: la notizia dell’aggressione a due bengalesi che vendevano fiori sul lungomare di Porto d’Ascoli — motivata dal fatto che non sapessero recitare il Vangelo — si è rivelata una bufala tanto odiosa quanto inquietante e ricalcata sulla notizia vera di una rissa tra quattro bengalesi di qualche sera prima, a fine giugno. Il solerte e vigile Segretario Generale, contraddicendo l’evangelico “siate prudenti come serpenti” (ovvero: non siate sempliciotti) aveva bollato del resto subito la presunta aggressione del 4 luglio con parole di fuoco come “una lettura stupida e distorta del Vangelo in cui a integralismi si risponde con integralismi e a violenza con altra violenza”.

Secondo: a proposito della “riaffermazione del ruolo pubblico della religione cristiana”, il Segretario Generale ne spara un’altra, grossa come la Cupola del Duomo di Cerignola. Se si legge con attenzione quanto dice, la conseguenza (come ci segnala un attento lettore di Treviso) non può essere che una sola: la religione cristiana se ne stia dentro le sacristie, poiché, scendendo nella pubblica arena, si riduce oggi a strumento di guerra di civiltà.

ANCORA IL COMPAGNO DON NUNZIO A CRACOVIA: UN’OSSESSIONE CHE SUSCITA INTERROGATIVI

Non è finita. Domenica 24 luglio, aprendo nella chiesa di San Bernardino da Siena a Cracovia la settimana degli italiani alla GMG, il Segretario Generale ha pronunciato un’omelia in cui, a proposito di figliolanza da Dio e fratellanza con gli altri uomini, si è anche chiesto retoricamente: “Continuo a domandarmi come si possano tenere le mani giunte in preghiera e poi con le stesse mani respingere il fratello che chiede di essere accolto! Continuo a domandarmi come si possa con la stessa bocca invocare il Padre e pronunziare dei ‘no’ decisi e sprezzanti di fronte al bisogno del fratello! Continuo a domandarmi come si possa elevare la propria mente a Dio e semmai impegnare la stessa mente a trovare giustificazioni per chiudere il proprio cuore dinanzi a chi è profugo e perseguitato!”.

C’è chi giudicherà tale insistenza una sorta di vera e propria ossessione “immigratoria”. In effetti il Segretario Generale semplifica con facile demagogia un problema che è molto più complesso, segnalando tra l’altro come “profughi e perseguitati” tutti coloro che bussano alla nostra porta. Ma c’è accoglienza e accoglienza, c’è richiedente e c’è richiedente. L’accoglienza vera comprende anche la possibilità di vivere una vita dignitosa e nel rispetto delle leggi dello Stato ospitante; non è accoglienza cristiana l’essere ammucchiati in stanzoni, per poi vagare durante il giorno per le strade in cerca di elemosina (i cui proventi poi sono incassati dalla criminalità). Ma al Nostro non piace approfondire come sarebbe il caso in materia di immigrazione. Piace inveire e scomunicare, un po’ come fa Madama l’Accigliata dallo scranno di Montecitorio.

UN SUGGERIMENTO PER IL SEGRETARIO GENERALE

A proposito dell’eloquio-sproloquio del Segretario Generale ci si può chiedere anche altro. L’avete mai sentito porsi un altro interrogativo, per usare il suo discutibile metro di misura: “Continuo a domandarmi come si possa con la stessa bocca invocare il Padre e pronunziare (magari anche in Governo, in Parlamento) dei ‘sì’ convinti o opportunisti all’aborto, alla legalizzazione delle droghe, all’eutanasia, al ‘matrimonio gay’, all’imposizione dell’ideologia gender nella scuola, allo sfilacciarsi legislativo del concetto di famiglia come istituto con padre, padre e (possibilmente) figli… e anche devolvere l’8 per mille alla Chiesa Cattolica!”.

L’avete mai sentito il Nostro parlare così? Chissà se mai lo sentirete…

FONTE: rossoporpora.org

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