Schonborn, l’Amoris Laetitia e La Nuova BQ

L’editoriale di Stefano Fontana sull’Amoris Laetitia e l’interpretazione del cardinale Schonborn ha provocato delle reazioni. Robi Ronza contesta metodo e contenuti di quello che considera un attacco al Papa. Il direttore risponde sui problemi oggettivi sollevati dalla Amoris Laetitia e sui presunti interpreti autentici del Papa.

di Robi Ronza e Riccardo Cascioli (11-07-2016)

Caro Direttore,

Vedo nell’intervento dell’altro ieri di Stefano Fontana a proposito di una recente intervista del cardinale Schönborn sulla corretta interpretazione della esortazione apostolica Amoris Laetitia (clicca qui) un provvidenziale spunto per risottolineare a noi stessi e ai nostri lettori che cosa è La Nuova Bussola Quotidiana.

Come si legge in “Chi siamo”, la dichiarazione programmatica raggiungibile dalla sua prima pagina, il giornale è opera di un “gruppo di giornalisti cattolici, accomunati dalla passione per la fede, che vogliono offrire una Bussola «per orientarsi tra le notizie del giorno», tentando di offrire una prospettiva cattolica nel giudicare i fatti: certi che l’esperienza cristiana è in grado di abbracciare e rispettare pienamente la dignità dell’uomo.

Non abbiamo posizioni ideologiche da difendere, fossero anche cattoliche: nel fluire quotidiano delle notizie vogliamo difendere e promuovere una concezione dell’uomo adeguata alla sua dignità.

Per questo nessun aspetto della realtà ci sarà estraneo: dalla politica alle relazioni internazionali, dalle emergenze sociali all’economia, dalle espressioni culturali allo sport, tutto sarà giudicato cercando di cogliere nel particolare della cronaca il destino di ogni singolo uomo”.

È perché mi riconosco pienamente nell’ampiezza di questa prospettiva, davvero cattolica nel senso originario del termine,che ho scelto di sostenere e poi di partecipare toto corde all’iniziativa, non senza qualche piccolo sacrificio personale. Non è detto che ogni giorno si riesca del tutto nell’impresa, ma sta di fatto che in amicizia e in buona fede in ciò consiste il nostro comune impegno.

Da tutto questo consegue anche quanto comunque appare a qualsiasi lettore attento: non siamo frutti della stessa pianta. All’interno dell’orizzonte delineato in “Chi siamo” portiamo sensibilità e itinerari culturali e quindi teologici diversi. In forza di questo, e senza nulla togliere alla mia stima personale per lui e per i suoi punti di riferimento, non mi ritrovo affatto nel commento di Stefano Fontana all’intervista di cui si diceva, rilasciata dal cardinale Schönborn a padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, sulla corretta interpretazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

Osservo in primo luogo che, di fronte a qualsiasi questione aperta nella Chiesa, occorre non dimenticare mai che la Chiesa è guidata da Cristo, non da qualcuno di noi, né tanto meno da noi. Sempre e in ogni circostanza Cristo ci chiede non di precederlo bensì di seguirlo; e perciò di seguire Pietro. Tenere per fermo tale dato di fatto è fondamentale per sfuggire al rischio di metterci, anche in tutta buona fede, al posto del Papa. Ciò vale per tutti: per me, per te, per ciascuno fino al cardinale Schönborn, a padre Antonio Spadaro, e a chiunque. Non accreditiamo, nemmeno negativamente, la leggenda degli interpreti autentici di questo Papa. L’unico interprete autentico di Francesco è lui stesso.

Venendo poi allo specifico dell’esortazione apostolica Amoris Letitia, dire che essa contiene dei mutamenti della dottrina equivale ad affermare che Francesco è un papa eretico. Se qualcuno intende sostenerlo che lo dica apertamente senza usare il cardinale Schönborn come… donna dello schermo. Per parte mia non solo non lo penso affatto ma ritengo che il suo magistero sia di una complementarietà esemplare e provvidenziale rispetto a quello dei suoi predecessori. Fino a lui ci sono stati papi europei, che impegnavano i non europei, eredi di culture diverse di quelle di Atene e di Roma, talvolta a specifici sforzi di comprensione. Adesso che il Papa è latino-americano, e anche della parte dell’America Latina culturalmente più lontana anche se più vicina all’Europa all’apparenza, qualche specifico sforzo di comprensione dobbiamo farlo noi. Tirando invece dal testo di un documento scritto in modo non filosofico ma narrativo, come la Amoris Letitia, conseguenze lineari secondo il modello logico della filosofia socratica si arriva a fargli dire cose che non vuole affatto dire. Se poi si applica tale metodo alle argomentazioni di presunti interpreti autentici apriti cielo.

Robi Ronza


Caro Ronza,

ti ringrazio per questa lettera che dà l’opportunità di chiarire alcune questioni che ci stanno a cuore. Comprendo e condivido la preoccupazione che sta alla base della tua lettera e certamente il richiamo alla consapevolezza che a guidare la Chiesa è Cristo. Del resto né il sottoscritto né Fontana abbiamo mai pensato di metterci al posto del Papa.

La coscienza che Pietro va seguito non può però essere separata dall’uso della ragione, e soprattutto la Chiesa ha sempre distinto, nell’esercizio del magistero pontificio, ciò che è infallibile da ciò che infallibile non è. Con tutto il rispetto dovuto al suo ruolo e senza metterne in discussione l’autorità, si può legittimamente criticare, esprimere perplessità o richiedere chiarimenti anche al Papa, a certe condizioni e ovviamente «su ciò che riguarda il bene della Chiesa». Non sono io a dirlo ma il Codice di Diritto canonico, anche se non mi voglio fare schermo di una norma, piuttosto vorrei usare il buon senso.

E vengo quindi allo specifico delle tue critiche: che l’Amoris Laetitia presenti alcune parti problematiche e variamente interpretabili è evidente fin dal primo giorno, e proprio sugli argomenti di cui parla Fontana nel suo articolo. Sarà anche legato allo stile narrativo caratteristico di questo pontificato, come dici tu, fatto sta che da subito questo documento ha dato origine a interpretazioni opposte, e non certo su questioni di poco conto. La concezione della morale e il significato dei sacramenti sono due pilastri fondamentali su cui si regge l’edificio della Chiesa cattolica.

Tanto per scendere nel concreto oggi abbiamo conferenze episcopali che invitano i sacerdoti a garantire la comunione anche alle coppie risposate e vescovi che pubblicano linee guida in cui escludono assolutamente questa opzione. Entrambi appellandosi alla Amoris Laetitia. Ammetterai che già questo è un problema, una confusione dottrinale senza precedenti, oltretutto dopo due anni di incontri, Sinodi, discussioni infinite (clicca qui per una cronologia). Vuol dire che c’è qualcuno che crede che l’adulterio sia un male in sé – come ha sempre creduto la Chiesa – e chi pensa invece che “dipende”. Dall’inizio La Nuova BQ ha registrato le diverse posizioni, ha approfondito i temi discussi riproponendo ciò che il Magistero ha sempre insegnato, ha decisamente avversato letture dell’Amoris Laetitia che vanno nel senso del cambiamento di dottrina (ogni atto di Magistero – ci dice la Chiesa – va interpretato in continuità e alla luce del Magistero precedente).

Comunque fare notare questa confusione e ricordare l’insegnamento della tradizione credo sia il nostro dovere di laici e di giornalisti.

E vengo all’aspetto forse più delicato delle tue critiche, quella che definisci «la leggenda degli interpreti autentici». Anch’io sono convinto che «l’unico interprete autentico di Francesco è lui stesso», ma sarei sciocco se non vedessi che non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Padre Spadaro, con la sua Civiltà Cattolica, da tempo si erge a interprete autentico del pensiero di Papa Francesco, ne spiega passo passo il pontificato. E quanto al cardinale Schonborn, è stato chiamato a presentare ufficialmente la Amoris Laetitia e a questa presentazione ha rimandato esplicitamente papa Francesco rispondendo due mesi fa alla domanda di un giornalista a proposito della comunione ai divorziati risposati (clicca qui).

È ovvio allora considerare un’intervista rilasciata dal cardinale Schonborn a padre Spadaro per la Civiltà Cattolica, qualcosa che ha un peso particolare. E se è corretta questa sua interpretazione allora la Amoris Laetitia presenta aspetti di discontinuità, che vanno chiariti. Il cardinale Schonborn parla di “sviluppo della dottrina”: ma se davvero la comunione ai divorziati risposati ora è possibile in alcuni casi (pochi o tanti che siano), come può esserci sviluppo rispetto alla Familiaris Consortio dove questa eventualità è categoricamente esclusa, salvo che i due vivano “come fratello e sorella” (no. 82)? Sarebbe come dire che il giallo è lo sviluppo del bianco, anziché ammettere che si tratta semplicemente di due colori diversi. Fontana, nel suo articolo, vuole spiegare proprio questo. Significa accusare il Papa di essere eretico nascondendosi dietro al cardinale Schonborn? Io non credo, proprio perché c’è una differenza sostanziale tra un testo ambiguo, e un’interpretazione che fa affermazioni precise e si pretende autentica.

Ecco dunque l’ultima domanda: sono Schonborn e Spadaro interpreti autentici? Loro si arrogano esplicitamente questa funzione, tanto più in questa ultima intervista, e intendono zittire chi propone una diversa interpretazione. Se non lo sono, a questo punto dovrà intervenire la Sala Stampa a chiarirlo, come ha già fatto per altri casi.

Riccardo Cascioli

FONTE: lanuovabq.it

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Un pensiero riguardo “Schonborn, l’Amoris Laetitia e La Nuova BQ

  1. Ma quante chiacchiere … giornalisti e prelati, ma vi siete scordati del monito di Nostro Signore Gesù Cristo “Il vostro parlare sia Sì Sì No No … il resto viene dal MALIGNO”? Ora è mai possibile che un uomo di biancovestito usi 260 pagine (4 volte il Vangelo dei 4 evangelisti) per creare confusione sulla comunione ai divorziati risposati? Occorrono gli interpreti per spiegarci Bergoglio? Ma stiamo scherzando? Bergoglio non parla come Gesù Cristo gli ha ordinato … dunque … la condanna dell’Amoris Laetitia viene direttamente da Nostro Signore!

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