Francesco come Mosè. Concede il divorzio ai “duri di cuore”

Francesco sviluppa ancora a lungo questo suo zigzagare tra “verità” e “comprensione”, sempre in contrapposizione ai “teologi illuminati” che della comprensione sono incapaci.

di Sandro Magister (20-05-2016)

Il 20 maggio papa Francesco ha invitato alla sua messa mattutina a Santa Marta otto coppie attempate di sposi. E per l’occasione, prendendo spunto dal Vangelo del giorno, ha travasato nell’omelia la sua personale esegesi dell’Amoris laetitia.

Da un lato, ecco quindi il ritratto di “quel piccolo gruppetto di farisei, sadducei, dottori della legge che sempre si avvicinavano a Gesù con cattive intenzioni”, quel solito “piccolo gruppetto di teologi illuminati che credevano di avere tutta la scienza e la saggezza” sul matrimonio, ma che “a forza di cucinare la loro teologia, erano caduti nella casistica e non potevano uscire da quella trappola”. Tanto da ripetere continuamente: “Non si può, non si può!”.

Ma dall’altro lato c’è Gesù che oppone loro la “verità contundente” dell’inizio della creazione, quando “Dio li fece maschio e femmina” e “i due diventeranno una carne sola” e “l’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”.

00212_20052016Tutto chiaro e definito? Niente affatto. Perché ecco come prosegue il resoconto autorizzato dell’omelia papale, fatto da L’Osservatore Romano:

“Gesù però è tanto misericordioso – ha insistito Francesco – è tanto grande che mai, mai, mai chiude la porta ai peccatori”. Lo si comprende quando domanda loro: “Cosa vi ha comandato Mosè? Cosa vi ha ordinato Mosè?”. La risposta è che “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio”. Ed “è vero, è vero”. Ma Gesù risponde così: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”… E “in questo riferimento a Mosè, lascia un po’ qualcosa per il perdono della gente che non è riuscita a portare avanti questo compromesso”. Del resto, anche “oggi, in questo mondo in cui viviamo, con questa cultura del provvisorio, questa realtà di peccato è tanto forte”. Gesù, “ricordando Mosè, ci dice che c’è la durezza del cuore, c’è il peccato”. Ma “qualcosa si può fare: il perdono, la comprensione, l’accompagnamento, l’integrazione, il discernimento di questi casi”.

Francesco sviluppa ancora a lungo questo suo zigzagare tra “verità” e “comprensione”, sempre in contrapposizione ai “teologi illuminati” che della comprensione sono incapaci.

Ma se si va al nocciolo della sua omelia, par di capire che la comprensione cara al papa arriva a ritenere valida anche oggi la concessione mosaica del ripudio per chi commette adulterio “per la durezza del cuore”.

Se è così – ma la chiarezza al solito non brilla –, vuol dire che Francesco si avvicina molto, se non addirittura fa propria, l’esegesi delle parole di Gesù sul matrimonio pubblicata nell’intervallo tra i due sinodi da un rinomato patrologo e biblista, il monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano, che http://www.chiesa titolò appunto così: > Per i “duri di cuore” vale sempre la legge di Mosè.

La prova che questa sintonia non è campata per aria è nell’accoglienza entusiastica che padre Gargano ha fatto dell’esortazione post-sinodale: > Amoris laetitia, ovvero la festa delle interpretazioni.

© SETTIMO CIELO (20-05-2016)

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