Kasper: divorziati-risposati, il Papa ha aperto la porta

Secondo il rahneriano cardinale tedesco “la porta è aperta, ma il Papa non ha detto come passarvi attraverso”.

di Lorenzo Bertocchi (26-04-2016)

L’intenzione del Papa è «quella di non conservare tutto come è stato fino ad ora». Così si è espresso il cardinale Walter Kasper a proposito del piano di riforma che avrebbe in mente Papa Francesco per la Chiesa Cattolica. In un’intervista al quotidiano tedesco Aachener Zeitung del 22 aprile, il pastore-teologo ha dato una sua interpretazione a temi che fanno discutere dopo la pubblicazione di Amoris Laetitia.

VATICAN CITY, VATICAN - OCTOBER 20:  (L-R) Cardinals Reinhard Marx, Walter Kasper and Christoph Schonborn chat as Pope Francis arrives at the Synod Hall for a session of Synod on The Themes Of Family on October 20, 2015 in Vatican City, Vatican. The Synod of Bishops on the family moves into its third and final week. Over the first two weeks the Church leaders have been seeking to resolve tensions between the different visions of family life and ministry.  (Photo by Franco Origlia/Getty Images)
Una “chiesa” nella Chiesa.

«La porta è aperta», ha detto in riferimento alla disciplina dei sacramenti per i divorziati risposati, ma «il Papa non ha detto come passarvi attraverso. Egli però – ha detto Kasper – non ha ripetuto le dichiarazioni negative dei papi precedenti su ciò che non è possibile e non è permesso. Quindi c’è spazio per i singoli vescovi e le singole Conferenze episcopali». L’enfasi verso il tema dell’inculturazione e del decentramento è evidente, così come il poco simpatico riferimento ai papi precedenti. Perché con Papa Francesco, dice il cardinale tedesco, «le cose non sono più così astratte e permeate di sospetto come è stato in altri tempi» della storia della Chiesa.

Il cardinale ha fatto anche un esempio concreto che rivela molto della prassi “caso per caso” presente in Amoris Laetitia, a proposito dell’eucaristia per le persone divorziate risposate. Quando Kasper era vescovo di Rottenburg un pastore gli pose il caso di una madre divorziata risposata che però aveva preparato la figlia alla Santa Comunione «molto meglio» di altri. «Una donna molto attiva nella Chiesa e che era in Caritas», sottolinea. Il prete non vietò a questa madre di accedere all’Eucaristia il giorno della prima comunione della figlia. «Quel prete aveva ragione», spiega Kasper, e «ho detto questo a Papa Francesco che ha confermato il mio atteggiamento».

«È il sacerdote che deve prendere una decisione. D’altra parte non esiste una soluzione». In questo modo quindi si conferma quella «porta aperta» di cui lo stesso pontefice non ha negato l’esistenza nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno dal viaggio apostolico nell’isola di Lesbo. È altrettanto chiaro che il rischio di una pluriformità di prassi è all’orizzonte; infatti, come dice lo stesso Kasper, il cosiddetto approccio “caso per caso” fa sì che «da noi [in Germania, NdA] può essere corretto ciò che in Africa è ritenuto erroneo».

È evidente anche un certo superamento di quei limiti chiari (soprattutto la necessità di vivere come fratello e sorella) che venivano indicati nella Familiaris Consortio di S. Giovanni Paolo II per l’accesso all’Eucaristia dei divoriziati-risposati. Si può notare anche che nel caso citato da Kasper non emergono nemmeno quelle famose cinque condizioni che lo stesso cardinale aveva posto nella discussa relazione al concistoro del febbraio 2014. Su due di quelle indicazioni possiamo passare oltre, visto che si trattava di vivere al meglio delle proprie possibilità il secondo matrimonio, educare i figli nella fede e avere desiderio dei sacramenti. Ma sulle altre tre è lecito chiedersi se il pastore della diocesi di Rottenburg avesse verificato che la signora si fosse pentita del fallimento del precedente matrimonio, avesse definitivamente escluso la possibilità di tornare indietro e non potesse abbandonare senza altre colpe gli impegni assunti con il nuovo matrimonio civile.

A questo punto, infatti, ci si domanda perché Kasper abbia posto quelle cinque indicazioni, visto che nel caso citato sembra che la prassi fosse già decisamente più agevole. E comunque Kasper è stato vescovo di Rottenburg dal 1989 al 1999 quando erano pienamente “vigenti” le indicazioni di Familiaris Consortio, esortazione apostolica pubblicata nel 1981: furono seguite le indicazioni dell’esortazione di Giovanni Paolo II? Oppure i vescovi applicavano già “profeticamente” le indicazioni che oggi si trovano in Amoris Laetitia?

Papa Francesco «vuole una Chiesa che non punta il dito, ma tende la mano», dice Kasper ripetendo un ritornello abbastanza diffuso. «C’è un vento nuovo» nella Chiesa, a cui il Papa vuole cambiare volto», senza cambiarne «l’essenza». In Germania però sembra che questo vento spiri già da tempo.

FONTE: lanuovabq.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...