In rapido aumento il numero degli scrittori cattolici che criticano l’Amoris Laetitia

Il sito LifeSiteNews, fa un rapido ma significativo excursus su recenti articoli sull’Esortazione post-sinodale, che rivelano il fenomeno di un crescendo delle critiche, seguito da un piccolo florilegio di commenti dei principali scrittori e giornalisti cattolici. Ringraziamo il blog Chiesa e post-concilio per la traduzione.

Il numero di critiche sulla esortazione apostolica del papa da parte rispettati scrittori e giornalisti cattolici è in crescendo. Un elenco di molti di quelli maggiormente di spicco è riportato di seguito.

Ciò che colpisce il lettore su molti di questi articoli è la cautela e la carità con cui molti degli scrittori rendono pubbliche le loro critiche. Non sono le reazioni impulsive di agitatori anti-papali o di fondamentalisti dalla linea dura. In molti casi, gli autori sono manifestamente angosciati di non poter dire nulla sulle critiche nei confronti del loro amato Santo Padre.

Molti se ne escono evidenziando i diversi elementi positivi del documento. Ma alla fine, non possono ignorare ciò che vedono come gravi incrinature nell’Esortazione, in particolare l’esplosivo capitolo 8.

Ciò che è maggiormente interessante è che molti di questi articoli appaiono sui siti web di edizioni – o sono redatti da scrittori – che in passato hanno trovato vie d’uscita nel loro modo di interpretare nella luce più favorevole le frequenti ambiguità del papa.

Infatti, è netta la sensazione che l’esortazione del papa può segnare un cambiamento epocale nel mondo del giornalismo cattolico. Negli ultimi tre anni gli scrittori più cattolici si sono dati gran pena per spiegare e interpretare Papa Francesco nella chiara luce dell’insegnamento della Chiesa tradizionale. Si riscontra anche un’ansia crescente sul significato sottinteso della sovrabbondanza di “ciò che ha veramente detto il Papa” in articoli che inondano le nostre news feed di Facebook o le caselle di posta elettronica dopo ogni proclamazione papale sconcertante.

Ma da questo momento le domanda che molti giornalisti cattolici si pongono è: perché dobbiamo continuare a fare questo? Perché ci si richiede un lavoro così duro semplicemente per capire cosa il Papa sta dicendo e come potrebbe essere interpretato in conformità con l’insegnamento stabilito? In riferimento alla stessa esortazione: perché abbiamo nemmeno il bisogno di impegnarci in tale esegesi solo nello sforzo di capire le singole note, per non parlare del testo completo ed anche perché così tanti pensatori intelligenti arrivano ad interpretazioni divergenti di punti chiave? Sarebbe stato così difficile essere un po’ più chiaro, come lo erano i papi precedenti?

Papa Francesco risponde a questa domanda – in un certo senso – verso la fine di quel controverso capitolo 8. “Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, «non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada»”.

In altre parole: la confusione che si sta vivendo è una caratteristica costante, non un difetto occasionale. L’interrogativo che molti scrittori cattolici si pongono è: a che scopo? E cosa, esattamente, cosa significa per la Chiesa “sporcarsi con il fango della strada”? Mi annovero tra coloro che sono perplessi.

Ecco alcuni dei migliori articoli che emergono in giro al riguardo:

Bella, in movimento, divisiva – Robert Royal – The Catholic Thing: “Per tutti i suoi richiami al contrario in queste numerose pagine, Francesco sembra più interessato a portare conforto alle persone piuttosto che la piena conversione a ciò che Cristo ha insegnato chiaramente sul matrimonio. Newman aveva visto anche questo: “Coloro che fanno del conforto il soggetto principale della loro predicazione sembrano confondere il fine del loro ministero. La santità è lo scopo ultimo. Qui ci deve essere una lotta e una prova. La consolazione è un cordiale, ma nessuno beve cordiali dalla mattina alla sera”.

Messaggio confuso del Papa che mina il suo programma pastorale – Phil Lawler – Catholic Culture: “Amoris Laetitia non è un documento rivoluzionario. È sovversivo… Purtroppo, il caveat nei riguardi del cardinale Schönborn, come di gran parte dello specifico messaggio del Papa, si dissolverà nella discussione su Amoris Laetitia. Inevitabilmente, come viene ricevuto dai fedeli cattolici, il messaggio del Papa sarà compreso solo in forma semplificata: come semaforo verde per i divorziati-risposati a ricevere la Comunione. I sacerdoti che sono già fin troppo disposti ad accogliere i desideri dei divorziati risposati cattolici saranno confermati nei loro atteggiamenti. Coloro che vogliono e chiedono di più – ai pastori più responsabili con maggior probabilità disposti ad aiutare i cristiani a crescere in santità – saranno isolati e indeboliti”.

In Amoris Laetitia, chi amonisce chi? – P. James Schall – Catholic World Report: “Sarebbe difficile conoscere come definire questa sezione, se non un esercizio di sofisticata casistica. Ogni sforzo è fatto per giustificare o comprendere come uno che si trova in una situazione del genere non è realmente responsabile. C’è l’ignoranza, o la passione, o confusione. siamo ammoniti di non giudicare nessuno. E di accogliere chiunque e fare ogni sforzo per farlo sentire a casa, in Chiesa e come vicino. L’attenzione è rivolta alle vittime passive che hanno subito l’ingiustizia del divorzio, e soprattutto ai bambini. Ma l’interesse primario è nella misericordia e nella compassione. Dio perdona già tutto e quindi anche noi dovremmo farlo. La precisione intellettuale che il Santo Padre utilizza per giustificare o attenuare il senso di colpa è motivo di qualche riflessione. La legge non può cambiare, ma la gradualità che conduce alla comprensione di questo fallimento nell’osservare la legge richiede tempo e pazienza. Ma quando sommiamo il tutto, spesso sembra che l’effetto di questo approccio è che ci porta a concludere che nessun peccato si è mai verificato. Tutto ha una causa scusante. Se questa conclusione è corretta, abbiamo davvero bisogno di misericordia, che non ha alcun significato a parte che per il peccato attuale e il suo riconoscimento gratuito. Con questo approccio ci si allontana dalla pentimento per i peccati, ma si è sollevati nel rendersi conto che tutti non hanno mai veramente peccato. Pertanto, in queste situazioni, non vi è alcun cogente bisogno di preoccuparsi”.

Un garantismo ostinato – RR Reno – First Things: “Quando si tratta di dare una risposta pastorale a chi è ferito, danneggiato, e deformato dalla rivoluzione sessuale, temo che Francesco rappresenti una mentalità spiritualizzata tecnologica. In questa Esortazione apostolica, di fronte alle limitazioni teologiche alla sua visione di evangelizzazione misericordiosamente ispirata , egli usa la logica iper-soggettiva della modernità. Questo non andrà a buon fine, perché ci induce a pensare che si debba padroneggiare la nostra eredità cristiana e riprogettarla in forme più missionarie”.

Ambivalenza: una riflessione sulla Amoris Laetitia – P. George Rutler – Crisis Magazine: “Molto, forse troppo, è già stato detto su questa esortazione apostolica, spesso rivelando molto dei commentatori come dei loro commenti. E’ vero che in essa ci sono parti eloquenti, ma per la maggior parte si tratta di citazioni di Dio e di San Paolo. la Parola ha un modo con le parole, e la carità dell’Apostolo gli ha dato la lingua di un angelo. Al contrario, ci sono un sacco di gong clanging e cembali si scontrano nelle contraddizioni e licenziamenti di gran parte della dizione del esortazione. le parti, come l’affermazione della Humanae vitae depositano il testo nella tradizione sacra, ma c’è anche il trattamento confusa di colpevolezza morale che quasi annuisce all’interpretazione nevralgico della teoria “opzione fondamentale” rifiutato da san Giovanni Paolo II (Veritatis splendor, nn.65, 67) Questo era stato affrontato in precedenza da una dichiarazione formale della Santa Sede: disposizione morale di una persona “può essere radicalmente modificata da atti particolari, specialmente se questi sono preparati – come spesso accade – da atti anteriori più superficiali. In ogni caso, non è vero che uno solo di questi atti particolari non possa esser sufficiente perché si commetta peccato mortale”.(Persona humana, 29 dicembre, 1975, n° 10).”

L’Esortazione polivalente di Francesco – Carl Olson – Catholic World Report: “Per qualche motivo, Francesco sembra pensare che gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da una rigidità dogmatica tanto spietata quanto ossessionata dai piccoli dettagli della legge, causando innumerevoli innocenti, o quasi innocenti cattolici a fuggire una Chiesa che essi percepiscono come fredda e senza cuore. Questo punto di vista è, per dirla bene, discutibile e problematico. L’impressione spesso data, purtroppo, è che qualsiasi enfasi su criteri oggettivi morali in materia di azioni e relazioni sia destinata a degenerare rapidamente in una dura e non caritatevole condanna. E non aiuta il fatto che Francesco apparentemente giochi un po’ a tira e molla con alcuni dei suoi argomenti e con le fonti”.

Capitolo 8 di Amoris Laetitia e Giovanni Paolo II – Eduardo Echeverria – Catholic World Report: “Ci sono tre problemi significativi con il capitolo intitolato Accompagnare, discernere e integrare la fragilità, soprattutto alla luce di Veritatis splendor.

Sempre paura, sempre amore – Matthew Schmitz – First Things: “Qualcosa di strano sta succedendo qui. L’Aquinate fa dire che, ‘ogni essere umano è destinato a vivere piacevolmente con le persone intorno a lui’ Ma Francesco ha lasciato fuori la seconda metà della frase: ‘a meno che non sia necessario per lui per qualche motivo causare loro ad un certo momento tristezza proficua….’ Nella premura di Francesco non sembra essere spazio per la tristezza proficua nota a Tommaso d’Aquino, che edifica per mezzo di rimproveri necessari e dure verità. La mezza citazione dell’Aquinate caratterizza lo stile di Francesco nell’Amoris Laetitia. Metà della tradizione cristiana viene semplicemente lasciata fuori, e così si perdono la modalità basilare e le tensioni essenziali. L’amore di Dio è presente, ma il timore di Dio, la terribile consapevolezza che siamo responsabili per le nostre anime, non lo è. Questa omissione è voluta”.

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LifeSiteNews riporta altri articoli che non sono stati tradotti.

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