C’è un golpe nella Chiesa

Qualcuno dice che l’esortazione bergogliana è in realtà un “elogio della gioia eretica” (non erotica). Qui sta il problema.

di Antonio Socci (10-09-2016)

L’ideologo del cattoprogressismo Alberto Melloni, su Repubblica di ieri, c’informa che l’esortazione bergogliana (ribattezzata da taluni “Familiaris divorzio”) è un “elogio della gioia erotica”. Così la fa sembrare quasi un giocoso trattato sul porno da pubblicare su Dagospia col titolo “Coito ergo sum”.

Ma non è patetico un Vaticano a luci rosse (per sedurre)? In effetti il “modernismo” bergogliano di oggi fa pensare alla signora ottantenne che indossa minigonna e tacco 12 lanciando le tette al vento: anche sulle questioni sociali Bergoglio recupera gli slogan ammuffiti di quelle esecrabili “luci rosse” (profondo rosso) anni Sessanta che oggi sono in età da Alzheimer o da catetere.

E poi le pagine bergogliane sull’eros sono una goffa e dilettantesca scopiazzatura (con errori) del capolavoro teologico e pastorale di Giovanni Paolo II che (lui sì!), nelle sue catechesi sulla Genesi e sul corpo, legò splendidamente “eros” e “agape” nel matrimonio cristiano.

A Genesi e Cantico dei cantici, Wojtyla aggiunse l’esperienza umana del suo passato di poeta-minatore-teologo che in gioventù partecipò alla resistenza contro il nazismo e il comunismo leggendo Giovanni della Croce e il Monfort.

Qualcuno, parafrasando Melloni, dice che l’esortazione bergogliana è in realtà un “elogio della gioia eretica” (non erotica). Qui sta il problema.

Gioia erotica o eretica? Entrambe.

Per anni la Chiesa si è difesa dall’assalto della “dittatura del relativismo”. Si è difesa anche mettendo in minoranza Bergoglio al Concistoro del 2014 e ai due sinodi, ma il papa argentino ha imposto lo stesso alla Chiesa, d’imperio, la sua “rivoluzione” (alla faccia della “sinodalità”).

Oggi è lo stesso giornale dei vescovi, Avvenire, che rapidamente ha buttato alle ortiche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, a informarci che nella Chiesa è davvero in atto una rivoluzione. L’organo ufficiale della Cei ha lanciato così l’Esortazione: “Quando, una decina di giorni fa, il cardinale Kasper, preannunciando l’uscita dell’Esortazione post-sinodale sulla famiglia, aveva parlato ‘del più importante documento nella storia della Chiesa dell’ultimo millennio’, non pochi l’avevano guardato con quella finta accondiscendenza che si riserva alle dichiarazioni un po’ esagerate… Adesso che Amoris laetitia è sotto gli occhi di tutti, sembra davvero difficile contraddire il cardinale tedesco. Il testo di Francesco ha il sapore di un testo saldo e rivoluzionario”.

Dunque Bergoglio sta “rivoluzionando” cioè ribaltando la Chiesa Cattolica come aveva scritto a novembre Ross Douthat, sul New York Times, indicando l’esistenza di un “complotto per cambiare il cattolicesimo” e aggiungendo che “in questo momento il primo cospiratore è il papa stesso”.

Adesso è ufficiale. E oggi, dopo l’uscita di questo testo rivoluzionario, per la Chiesa è il “day after”. Quello che si riteneva impossibile è accaduto. L’esortazione apostolica è un aperto gesto di sfida a duemila anni di magistero cattolico. E, negli ambienti cattolici (scioccati), domina un ammutolito sconcerto. Anche se all’estero le voci cattoliche cominciano a far sentire sonore proteste, che monteranno sempre più, specie negli Stati Uniti (ma anche in Polonia, in Africa, in Messico e altrove).

Ieri su un sito cattolico canadese usciva un titolo decisamente pesante che però fa capire quanta indignazione covi sotto la cenere: “Chi denuncerà l’Amoris Laetitia come eretica? Chi chiamerà in causa Jorge Bergoglio per ciò che ha commesso? La storia definirà questa come l’eresia bergogliana?”

Naturalmente – in tutto questo – la comunione ai divorziati risposati è solo un pretesto, è una questione che non appassiona nessuno, nemmeno i divorziati: i “rivoluzionari” hanno semplicemente usato come forza d’urto le “coppie irregolari” per demolire i fondamenti di duemila anni di cattolicesimo.

Ed ora c’è un panorama di rovine davanti agli occhi dei pastori ancora cattolici, perché – come birilli – a cascata, dopo l’indissolubilità del matrimonio, verrà giù tutto: la confessione, i comandamenti, la legge naturale. Soprattutto ne esce demolito il magistero costante della Chiesa.

Bisogna pensare ai tanti che hanno vissuto spaccature familiari o situazioni di prova e – per amore a Cristo – sono rimasti fedeli ai comandamenti e ai precetti della Chiesa.

Mi diceva una di queste persone: “L’Amoris laetitia è per me terribile perché ci dice: siete stati dei fessi a fidarvi di Gesù Cristo e della Chiesa, sopportando quelle prove. Avete buttato via la vita stupidamente, quando potevate spassarvela e oggi avreste il timbro del papa”.

E di un Vaticano che elogia le “gioie erotiche”, come dice Melloni. Ma per i cattolici è evidente che si tratterebbe di (false) gioie eretiche dal momento che è stato Gesù stesso a comandare “non osi l’uomo separare ciò che Dio ha unito” (Mt 19,6).

Le sue parole “non passeranno mai”. E il magistero della Chiesa si fonda proprio sulla sua Parola e sulla Legge di Dio. Non può mai essere smentito o cambiato da nessun papa.

Il caso Bergoglio

Del resto c’è poco da sorprendersi di ciò che sta accadendo. In questi tre anni ne abbiamo viste di cotte e di crude.

Prima il grande papa Benedetto che, alla sua messa d’insediamento, implora “pregate per me perché io non fugga per paura davanti ai lupi”. Poi quella sua misteriosa e immotivata “rinuncia” dopo la quale ha voluto farci sapere che “la mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero non revoca questo”, restando infatti papa emerito, quindi Francesco eletto un po’ così (e nonostante il voto dei gesuiti che avrebbe dovuto proibirlo) e poi due papi (mai visti in duemila anni).

Infine la variopinta rappresentazione sudamericana, dal “chi sono io per giudicare” al Dio che “non è cattolico”, dalle croci su falce e martello all’omaggio a Fidel Castro, dalla lettera per i tiranni cinesi all’elogio dell’”invasione” degli immigrati, dallo schiaffo a Trump al silenzio sulla Cirinnà, dalla gelida distanza col Family day alle scimmie su San Pietro, dalla comunione ai divorziati-risposati all’eucarestia ridotta a opinione pressoché equivalente a quella luterana, dal Giubileo senza indulgenza e Purgatorio all’enciclica sulla “raccolta differenziata”, dai fraterni incontri con Scalfari al gelido e ostinato silenzio su Asia Bibi.

Tutto strano, surreale, inquietante e doloroso per i cattolici che intanto vengono perseguitati e massacrati nel mondo. Alla stranezza degli osanna dei media laicisti (da sempre nemici della Chiesa) si è aggiunta una nuova papolatria del mondo clericale.

Ieri su Avvenire – giornale della Cei – l’articolo sull’esortazione iniziava così: “La famiglia ricomincia da Francesco”. Testuale. Ma la famiglia è stata istituita dal Creatore e resa sacramento da Gesù Cristo. Forse che oggi Bergoglio sta al posto di Dio?

Sempre Avvenire di ieri ci ha informato che nell’esortazione “l’indissolubilità” del matrimonio non è la realtà, ma un riferimento ideale, “un punto di arrivo”. Fino ad oggi la Chiesa aveva insegnato che è il punto di partenza, stabilito da Gesù Cristo nel Vangelo.

Dove sono i vescovi e i cardinali? Che cosa fanno?

Possibile che vescovi e cardinali siano tutti ammutoliti da questa rivoluzione? Possibile che nessuno senta di dover rispondere a Dio e di accendere una luce per il popolo cristiano confuso e frastornato? Possibile che nessuno abbia la dignità di affermare quello che pensa, cioè che l’esortazione è pessima e devastante per la Chiesa? “In questo caso il tacere equivale alla connivenza”, diceva papa Celestino.

Io continuo a sperare pure in un ripensamento del papa, perché prenda atto che questo tipo di “modernizzazione” ha già distrutto le comunità protestanti europee e nelle Chiese cattoliche progressiste (d’Europa o d’America Latina) ha avuto effetti devastanti.

Ma il Papa va aiutato con la nostra sincerità, con la libertà della critica a viso aperto. Ne va del futuro della Chiesa (e non solo).

In ogni caso da oggi essere cattolici sarà – per parafrasare Melloni – una “gioia eroica”.

FONTE: antoniosocci.com

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