Quali chiavi di lettura per questo pontificato?

Anche oltr’Alpe non mancano i pompieri e i laudatores di questo pontificato.

di MIC (13-03-2016)

Anche oltr’Alpe non mancano i pompieri e ilaudatores di questo pontificato. Riprendo dal sito francese Riposte Catholique, che li propone ai suoi lettori prendendone però le distanze, alcuni echi del discorso tenuto durante un recente incontro con un gruppo del cristianesimo sociale francese: Les poisson roses. Ne avevamo già parlato qui a proposito della infelice ‘pericope’ di Sara…
Vi diamo anche un assaggio delle chiose che, nel riportare quello stesso discorso, sono state inserite da L’Osservatore Romano, che sostanzialmente propone in altri termini lo stesso mantra del progressista francese che leggerete più avanti: «L’uomo d’intuito non viene schiacciato dal peso dell’istituzione, cosa che sconvolge tanto i puristi attaccati a un papato gerarchico o dogmatico».
Cito Pierre-Yves Gomez (traduzione mia) i corsivi sono nell’originale:
Indubbiamente egli si ritiene custode di un umanesimo e di una tradizione abbastanza solidi da non aver bisogno di assestare colpi di maglio. L’urgenza è quella di incontrare le persone e questo può essere fatto solo a partire da ciò che esse sperimentano, ciò che esse vivono qui e ora non da ciò che dovrebbero vivere secondo le norme. Saggiando le aspettative che nascono dalla loro vita reale, non dalla vita prescritta dai codici. Quindi, questo Papa, che è estremamente fermo sui principi [?], è molto flessibile sui mezzi per farli comprendere. Egli conosce che il cammino verso l’altro è tracciato dalle domande sollevate dalla storia di ciascuno. L’attenzione che Francesco porta all’ascolto non è una posa gentile né una tecnica di comunicazione ben collaudata è il prodotto di una saggezza antica: c’è solo una risposta convincente ad una domanda sinceramente espressa. L’opposto dell’approccio degli «esperti»benpensanti, così poco sicuri delle loro risposte corrette che impongono quali dovrebbero essere le domande giuste. Si delinea così sul filo di questo bellissimo incontro con il Papa Francesco una lezione sull’esercizio dell’autorità nel mondo di oggi: accettare di essere «periferici» agli occhi degli altri per costruire una comunità, essere sinceramente semplificatori e aver cura di ascoltare le domande della vita reale per suggerire risposte adeguate.
Il problema il papa attuale le risposte non le suggerisce o, quando ne fornisce qualcuna (poche virgole commestibili, ma per il resto tra le ‘fisse’ ormai note: dialogo ad oltranza, la dottrina alle ortiche, accoglienza indiscriminata, misericordia senza condizioni), non le prende dal depositum fidei, ma dalle sue personali visioni ideologiche o gesuiticamente gesuitanti e dunque ambigue.
Siamo all’approccio soggettivista e contingente, che può andar bene come punto di contatto, ma non ci si può fermare lì se si vuole che nell’incontro entri il vero Medico, Medicina, Maestro e Signore e ne scaturisca tutto ciò che di fecondo e costruttivo – in sostanza Sé stesso – Egli ci dona e ci consente di condividere.
E, a proposito di domande e risposte, estraggo ed estrapolo da un commento che si aggancia anche alle affermazioni di Pierre-Yves Gomez (supra), che non fanno altro che riportarci all’agghiacciante predicazione quaresimale alla Curia di Ariccia [vedi]:
  1. Una Chiesa cosi fatta di domande da essersi “fatta domanda”: è la stessa Chiesa?
  2. Anche perché che fine hanno fatto le risposte alle domande che sono quelle di sempre, ma che oggi si impongono con maggiore forza perché ci troviamo incamminati verso un trans-umanesimo disumano perché ha estromesso Dio?
  3. Che fine ha fatto il “si-si, no-no”… che tutto il resto viene dal demonio? Desaparecidos.
«Che cosa cercate?» Chiese Gesù, suggerendo anche la risposta (Lui). Invece ecco che cosa è stato predicato ad Ariccia: «invece di correre subito a cercare la risposta, fermarci per vivere bene le domande, le nude domande del Vangelo. Amare le domande, esse sono già rivelazione». Dopo duemila anni di cristianesimo la risposta è incerta. Oggi infatti la Chiesa 2.0 propone l’ascolto di un Dio di domande: non più per interrogare il Signore, ma per lasciarci interrogare da Lui. Ma LA risposta? Cioè Lui, dov’è finita?
BenedicecolfanoneHo notato che tra ieri e oggi – è capitato anche a me che l’ho fatto sulla pagina Facebook del blog – su blog e reti sociali si sono rincorse immagini e filmati dell’incoronazione di Pio XII, il cui anniversario ricorreva ieri. Mi ha dato l’idea di un revival in qualche modo allusivo di un evento di 77 anni fa; ma sembra trascorsa un’era geologica, tanto forte e stridente è il cambiamento.
Penso che Pio XII, anche spoglio della maggior parte delle insegne allora ancora in auge (progressivamente deposte dai successori), avrebbe trasmesso ciò che rappresentava e che anche era: la luce e la stabilità di un’Autorità, che non ha niente a che vedere con l’autoritarismo, la più alta che possa esserci su questa terra. Per chi crede nel Soprannaturale, naturalmente. Ma che tuttavia il suo peso, nel bene come nel male, non può mancare di averlo. E non avremmo mai visto un Papa dato in pasto a folle idolatre e scomposte.
Per tornare alla chiosa de L’Osservatore Romano: chi è quello davvero «schiacciato dal peso dell’Istituzione»? Colui che se l’assume e la impersona con tutta la sua vita e i suoi insegnamenti custodendo e confermando o colui che oltre a rifiutarne i simboli ne stravolge la sostanza?
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