Metti una sera con D’Alema e Forte a parlare di Satana

Bruno Forte, seduto accanto a Massimo D’Alema a parlare di spirito del Concilio e dl nuovo corso della Chiesa con papa Francesco, in un incontro (lo scorso 18 febbraio a Chieti) in occasione della presentazione del volume edito dalla Fondazione Italianieuropei dal titolo L’impronta della nuova Chiesa.

di Lorenzo Bertocchi (26-02-2016)

Durante il Sinodo sulla famiglia, in una pausa dei lavori, papa Francesco si è avvicinato al Segretario speciale, monsignor Bruno Forte, e lo ha annusato: «Sento un po’ di fumo di Satana…»; «Santità si sbaglia», ha risposto Forte, «credo che sia incenso!». L’episodio lo ha raccontato live lo stesso monsignor Forte, seduto accanto a Massimo D’Alema, in un incontro del 18 febbraio a Chieti, in occasione della presentazione del volume edito dalla Fondazione Italianieuropei dal titolo L’impronta della nuova Chiesa.

Il simpatico siparietto in una pausa caffè del Sinodo sarebbe accaduto dopo che un padre sinodale di una nazione centro-europea, durante i lavori, aveva osato dire che avvertiva un certo “fumo di Satana” nell’Aula nuova. Evidentemente solo un profeta di sventura, che nulla comprende dell’impronta della “nuova Chiesa”. Il vescovo Forte nel suo intervento ha sottolineato alcuni tratti che possono caratterizzare la figura del Papa, tra cui la sua origine dal «Sud del mondo» che gli rende naturale «guardare le cose dal punto di vista dei poveri». Lo spunto ha dato modo al vescovo editorialista de Il Sole24ore di dire che, forse, «anche per questo», ha aggiunto sorridendo a D’Alema, il Papa «non ama quell’espressione “valori non negoziabili” che è stata tanto cara all’episcopato italiano», perché solo al mercato si negozia.

Ha poi raccontato un altro episodio accaduto durante il Sinodo, quando il Papa avrebbe detto a monsignor Forte che «la cosa importante non è parlare della comunione ai divorziati risposati, ma aiutare la Chiesa a essere una comunità che accoglie, integra. Dove nessuno si sente escluso. E soltanto in questo processo», chiosa Forte, «chi crede, chi desidera, può accedere veramente al sacramento». Fermo restando che l’accoglienza la Chiesa ha sempre cercato di praticarla, questa affermazione del pastore-teologo non risulta molto chiara nei suoi confini, e può introdurci nell’ormai prossima esortazione post-sinodale, un documento che probabilmente non darà ricette, ma, appunto, avvierà un “processo”. Quindi non confini netti, ma volutamente non tracciati per lasciare spazio a quel discernimento “caso per caso” che la discussa Relatio Sinodi aveva già abbozzato.

É proprio questo avviare processi che sembra caratterizzare l’azione di papa Francesco anche secondo lo storico Alberto Melloni che, ça va sans dire, offre il suo contributo al volume di Italianieuropei. «Il Papa agisce», scrive Melloni, «sulla leva del tempo per muovere, senza atti d’imperio, processi di enorme portata». Secondo il teologo Andrea Grillo, altra firma che spiega «l’impronta della nuova Chiesa» al popolo, «il processo avviato con il Sinodo sulla famiglia mostra il ripensamento della relazione tra matrimonio e famiglia alla luce dell’esperienza storica presente e i caratteri dell’approccio collegiale utilizzato testimoniano come dopo il Sinodo la parola famiglia non suona più come prima».

Il papato di Francesco, spinto da tutti questi processi avviati, è il rifiorire della primavera del Concilio, ha detto più o meno tra le righe monsignor Forte a Chieti, riferendosi in particolare all’episodio della porpora allo storico segretario di Giovanni XXIII, monsignor Capovilla. «A distanza di cinquant’anni», ha detto, «la primavera è solo cominciata». In definitiva, sembra che quelli della fondazione Italianieuropei siano particolarmente felici di veder rifiorire la “primavera del concilio”, un processo che, evidentemente, si ritiene interrotto durante i pontificati che hanno preceduto quello di Bergoglio.

Una visione della Chiesa un po’ strana, che procede a scatti, ed ora c’è questo ritorno primaverile: l’impronta di una nuova Chiesa. Alla faccia di quei “profeti di sventura” che fanno solo sorridere quando, incapaci di leggere i processi evolutivi, parlano di “fumo di Satana” che entra nei Sacri Palazzi.

FONTE: lanuovabq.it

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