Rieccolo. L’ex portavoce che propone a Bergoglio di depenalizzare il libero piacere

Chi è il sacerdote cattolico reclutato il video inaugurale del nuovo apostolato della preghiera? È l’argentino Guillermo Marcó, che Jorge Mario Bergoglio conosce molto bene, perché è stato suo portavoce ufficiale quando era arcivescovo di Buenos Aires. Alla fine del 2006, però, Bergoglio dovette congedarlo, a seguito di un infortunio comunicativo.

di Sandro Magister

L’Apostolato della Preghiera è una rete mondiale di preghiera col papa, attiva dal 1890. La dirige il gesuita Frederic Fornos e ogni mese diffonde l’intenzione per la quale il papa chiede ai fedeli di tutto il mondo di pregare con lui.

Da quest’anno con una novità. Papa Francesco diffonde ogni mese l’intenzione di preghiera non più solo per iscritto, ma con un video. Un video realizzato dall’agenzia di comunicazione di Barcellona La Machi, con la supervisione del Centro Televisivo Vaticano, e postato anche su Facebook, Twitter, Instagram, YouTube. Il papa spiega nella sua lingua madre, lo spagnolo, per chi e per che cosa pregare, mentre sotto scorrono le traduzioni in dieci lingue. E scorrono anche le immagini. Il tutto in un minuto e mezzo.

Il video inaugurale, però, diffuso il 6 gennaio, festa dell’Epifania, ha scatenato un vespaio. L’intenzione di preghiera è questa volta il dialogo tra le religioni. Oltre al papa, vi compaiono una buddista, un ebreo, un musulmano e un sacerdote cattolico, con i simboli delle rispettive fedi. Tutti alla pari. Con la prevedibile levata di scudi di chi vi ha visto un cedimento al sincretismo, all’equiparazione di tutte le religioni: > “Siamo tutti figli di Dio”.

IMG_20140227_164447Ma chi è il sacerdote cattolico reclutato per questo video inaugurale? È l’argentino Guillermo Marcó, che Jorge Mario Bergoglio conosce molto bene, perché è stato suo portavoce ufficiale quando era arcivescovo di Buenos Aires. Alla fine del 2006, però, Bergoglio dovette congedarlo, a seguito di un infortunio comunicativo.

Intervistato da Newsweek dopo il memorabile discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, Marcò si era lasciato andare a invettive piuttosto pesanti contro le parole di Joseph Ratzinger sull’islam: “Ha distrutto in venti secondi ciò che con l’islam si era costruito in vent’anni. Quello che ha detto non mi rappresenta”: > El Vaticano está furioso con el vocero de Bergoglio.

Don Marcó tuttavia non sparì dalla scena, né mai si allentarono i suoi legami con Bergoglio, prima e dopo la sua elezione a papa, come prova oggi la sua ricomparsa accanto a papa Francesco, nel primo dei nuovi video dell’Apostolato della Preghiera.

Non si sa però che cosa pensi Francesco di ciò che don Marcó ha scritto pochi giorni fa, il 13 gennaio, sul supplemento Valores Religiosos del grande quotidiano argentino El Clarín> El jubileo, un gran desafío.

Don Marcó comincia col riscrivere la parabola del figliol prodigo, asserendo che egli fa ritorno a casa “non perché pentito ma per necessità”. E questo basta perché il padre lo abbracci, senza aspettare che si converta.

Ma poi soprattutto propone al papa di “revisionare la pratica del sacramento della confessione”, perché per troppi secoli – scrive – “la Chiesa ha minacciato i peccatori con ogni sorta di castigo, nella vita presente e nell’eterna, sopra tutto per peccati privati e, più precisamente, legati all’esercizio libero del piacere e della sessualità”.

La sua proposta al papa è la seguente. Limitare il ricorso al sacramento della penitenza “solo per i peccati di scandalo pubblico” – come a suo giudizio “la Chiesa faceva fino al secolo XII” – e per i comportamenti privati “lasciare più libertà al credente nella sua relazione con Dio, perché nel foro interno possa discernere il bene e il male”.

Stando al suo libro-intervista sulla misericordia e ai suoi discorsi sul sacramento della penitenza, non risulta che Francesco possa accogliere la proposta del suo amico sacerdote argentino.

Ma è facile immaginare che don Marcó già la metta in pratica. Senza timori né pentimenti.

© Settimo Cielo (13-01-2016)

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