Vogliono la “Chiesa povera” e la loro fondazione ricca

I ricchi cantori della “Chiesa povera”. Si chiama “infrastruttura di ricerca”. La chiave è tutta in queste due parole. Riparliamo della cospicua elargizione di 3 milioni attraverso un fondo che il Miur darà a quegli enti e fondazioni per lo studio delle scienze religiose e che fa al caso proprio della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di cui è segretario Alberto Melloni.

di Andrea Zambrano (10-01-2015)

I ricchi cantori della Chiesa povera. Si chiama “infrastruttura di ricerca”. La chiave è tutta in queste due parole. Però sarebbe meglio pronunciarle al singolare: “infrastruttura di ricerca”. Parliamo della cospicua elargizione di 3 milioni attraverso un fondo che il Miur darà a quegli enti e fondazioni per lo studio delle scienze religiose e che, come scritto dalla Bussola, fa al caso proprio della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di cui è segretario Alberto Melloni. Tempio della cultura catto-progressista: vero e proprio think tank dell’idea parecchio fruttuosa di Chiesa povera per i poveri, tranne che per i suoi ricchi ideologi; roccaforte del dossettismo applicato agli studi accademici; culla del pensiero cattocomunista e per questo ben piazzata anche come politici di riferimento, dunque potente.

Come i lettori ricordano la Legge di Stabilità appena licenziata dal Parlamento ha previsto lo stanziamento di 3 milioni di euro per lo studio delle scienze religiose e per favorire la sicurezza tra i popoli. Una norma che il deputato Pd reggiano Maino Marchi, assieme ai colleghi dem Vanna Iori ed Emanuele Fiano hanno inserito nella manovra su richiesta del Miur, di cui è super consulente Melloni. Teoricamente, stando a quanto dichiarato alla Bussola da Marchi «la fondazione Giovanni XXIII è sicuramente una delle più titolate ad ambire a poter utilizzare quei fondi».

Ma più titolata tra quanti? Quante sono cioè le realtà che possono aspirare a godere di quel lauto finanziamento pubblico, che in tempi di vacche magre circa le erogazioni dei privati a favore delle discipline umanistiche, è pur sempre grasso che cola? E soprattutto: dato che nel testo di legge non vi è un esplicito riferimento è scontato che quei soldi arriveranno proprio in via san Vitale dove sullo zerbino compare la conturbante frase: “La verità? Niente di più sovversivo”? Per scoprirlo bisogna partire dalla lettura dell’articolo 213 della Legge di Stabilità. É qui che il Parlamento autorizza l’erogazione di 3 milioni, ma nella bozza era di 5. «Per tutelare la funzione e le infrastrutture di ricerca delle scienze religiose…». Inizia così l’articolo in questione. Il Parlamento dunque vuole tutelare le infrastrutture di ricerca delle scienze religiose. Ma a chi si riferisce?

É necessario leggere il Riparto del Fondo ordinario degli enti di ricerca gestito direttamente dal ministero della Scuola e che nel 2014 ha staccato un assegno di 426mila euro proprio alla Fondazione di Bologna di cui Melloni è plenipotenziario segretario con funzioni di «direzione scientifica e amministrativa». Nel 2015 appena concluso, la cifra a favore della cosiddetta scuola di Bologna è stata di 400mila euro. É con questa dicitura, «Infrastruttura di ricerca delle scienze religiose» che il Miur, di cui Melloni è consulente, eroga il contributo riconoscendone dunque lo status di Infrastruttura di ricerca. Uno status non da poco perché, secondo la motivazione serve a «dotare il sistema della ricerca italiano di una infrastruttura di eccellenza nell’ambito della ricerca storico religiosa europea ed internazionale, basata sulle dotazioni scientifiche e sulla rete di rapporti internazionali della fondazione».

Niente male, soprattutto se si considera che la terminologia utilizzata dal Miur è più o meno la stessa dell’articolo di legge che nella Legge di Stabilità autorizza lo stanziamento dei 3 milioni: «Per tutelare la funzione e le infrastrutture di ricerca delle scienze religiose (…) attraverso il sostegno diretto ad istituzioni di riconosciuta competenza e adatte a promuovere la sicurezza del Paese attraverso la formazione e l’impegno di studiose e studiosi in un sistema di relazioni scientifiche internazionali». Insomma: infrastrutture, religione, reti e relazioni internazionali. Tutto torna. Peccato che l’organismo che riconosce le infrastrutture di ricerca, consentendo loro di finanziarsi, di questo non ne sappia nulla.

L’Apre è l’agenzia per la promozione della ricerca europea che va a caccia di bandi e finanziamenti europei. Lavora in stretto contatto col Miur e ne fanno parte circa 100 soci tra enti di ricerca pubblici e privati, università, ospedali e fondazioni scientifiche. In Apre si lavora molto al progetto Horizon2020, un programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione e che l’Ue finanzierà con 80 bilioni di euro, una cifra fantasmagorica, della quale qualche briciola dovrebbe arriva anche qui. Ma Apre non contempla nel suo elenco le infrastrutture di ricerca di scienze religiose: «I nostri ambiti di intervento sono altri. Non conosciamo questa tipologia di infrastrutture» spiega alla Bussola Daniela Mercurio, che per Apre segue il progetto Horizon 2020, rivolto alla ricerca scientifica in ambito tecnologico, ma non umanistico.

Il progetto però alla Fondazione di Bologna sembra interessare con ambizione dato che i soldi erogati dal Miur, formalmente, sono dati con l’obiettivo di inserire la Fscire nel consorzio europeo delle Infrastrutture di ricerca, chiamato Eric, anch’esso coinvolto nel progetto Horizon 2020. Recentemente, inoltre, la Fondazione ha assunto un assistente di ricerca che si occupi esclusivamente proprio del programma Horizon 2020. Ricapitolando: nel fondo del Miur dunque non esistono altre infrastrutture di ricerca per le scienze religiose. E per l’Apre nemmeno esiste questa terminologia. Ciononostante la Fondazione ambisce ad avere fondi dal ministero per rientrare nei progetti europei di finanziamento delle infrastrutture di ricerca.

Vuoi vedere che quando si parla di Infrastrutture al plurale nella legge di Stabilità, in realtà si intende l’Infrastruttura al singolare? Cioè quella di Bologna e che quindi l’articolo di legge sarebbe stato scritto ad hoc per Melloni e compagnia e non per un insieme generico di realtà più o meno bisognose di fondi? Qual è la verità? E soprattutto, sarà abbastanza sovversiva come ammonisce lo zerbino della Fondazione? Ai posteri l’ardua sentenza, però una cosa è chiara e depone a favore della Fondazione da Dossetti e Alberigo: sono tutte “cattiverie” quelle che danno la scuola di Bologna come di sinistra e cattocomunista. Per i comunisti, infatti, la religione era una sovrastruttura, qui è semplicemente una infrastruttura ben remunerata perché parli della povertà. Degli altri.

FONTE: lanuovabq.it

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