Perù, via l’Opus Dei, ritorna la Compagnia di Gesù

Fin dalla sua fondazione l’Opus Dei ha dovuto affrontare gli attacchi della potentissima e ricchissima Compagnia di Gesù. E Jorge Mario Bergoglio, primo gesuita ad impossessarsi del papato, s’è sempre guardato dal prendere le pubbliche distanze da questo stereotipo.

di Sandro Magister

Con la nomina di Greg Burke a vicedirettore e – si sussurra – a futuro successore del direttore della sala stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi, l’Opus Dei si è aggiudicata un posto di rilievo nel nuovo organigramma vaticano.

San Josemaria Escrivà (1902-1975), fondatore dell'Opus Dei.
San Josemaria Escrivà de Balaguer (1902-75), fondatore dell’Opus Dei.

Burke, infatti, americano di St. Louis, già corrispondente a Roma di Time e di Fox News e dal 2012 “advisor” per la comunicazione della segreteria di Stato, è numerario, cioè membro con voto di castità, dell’istituzione fondata da san Josemaría Escrivá de Balaguer. Esattamente come lo era stato prima di lui Joaquín Navarro-Valls, l’indimenticato portavoce di papa Karol Wojtyla. Ma questa nomina non scioglie affatto le difficoltà che l’Opus Dei incontra nel suo rapporto con il primo papa gesuita della storia.

L’avversione della Compagnia di Gesù per l’Opus Dei è un ritornello della storia recente della Chiesa. E Jorge Mario Bergoglio s’è sempre guardato dal prendere le pubbliche distanze da questo stereotipo.

È vero che il cardinale dell’Opus Dei Julián Herranz, 85 anni, canonista di riconosciuta qualità, è uno dei pochissimi della vecchia guardia ratzingeriana che Francesco ancora stimi e ascolti. Ma quando s’è trattato di riformare i processi canonici di nullità matrimoniale il papa non ha per niente fatto tesoro della sua competenza, per affidarsi invece a un miracolato della carriera come l’attuale decano della Rota romana Vito Pio Pinto, i cui confusi prodotti sono ora sotto gli occhi esterrefatti dei canonisti di tutto il mondo.

Mons. Javier Echevarría Rodríguez, il prelato dell'Opus Dei, ritratto con Francesco nel 2013.
Mons. Javier Echevarría Rodríguez, il prelato dell’Opus Dei, ritratto con papa Francesco nel 2013.

È vero che al sottovertice dell’Opus Dei Bergoglio ha collocato – inaugurando per lui la carica di “vicario ausiliare” – un argentino suo amico, Mariano Fazio. Ma più che altro con il compito di tenere a bada il numero uno dell’Opus, il vescovo prelato Javier Echevarría Rodríguez e il resto della gerarchia della prelatura, come confessato candidamente dallo stesso Fazio in un’intervista dopo la sua nomina“A me il papa ha consigliato di stare molto attento al prelato, di seguirlo molto da vicino. Ed è quello che cercherò di fare”.

Un effetto di questo controllo lo si è toccato con mano prima, durante e dopo il sinodo sulla famiglia, un argomento sul quale l’Opus Dei ha fior di specialisti, specie nella sua università romana della Santa Croce, ma sul quale ha incredibilmente taciuto, salvo qualche erudito articolo sulla rivista Ius Ecclesiae diretta dall’insigne canonista Joaquín Lllobell e qualche sporadico convegno a lume spento. E il motivo di questo imbavagliamento sembra proprio essere la posizione compattamente ortodossa dei suoi principali studiosi, fedelissimi alla tradizione dottrinale e pastorale della Chiesa in materia di matrimonio e quindi per niente congeniali con le “aperture” di Francesco.

Andando al sodo, c’è comunque un dato di fatto incontestabile che prova la mano pesante di Bergoglio sull’Opus. E ha come teatro il Perù.

In questo paese, negli ultimi decenni, l’Opus Dei aveva man mano conquistato con propri vescovi un numero insolitamente alto di diocesi, a cominciare dalla capitale Lima, dove tuttora regna uno di loro, il cardinale Juan Luis Cipriani Thorne.

Pedro Arrupe SJ, "papa nero" dal 1965 al 1983. Fu il primo nemico di San Josemaria Escrivà.
Pedro Arrupe SJ (1907-91), “papa nero” dal 1965 al 1983. Fu il primo nemico di San Josemaria Escrivà.

E come da copione gli oppositori storici di questa avanzata dell’Opus erano stati dei vescovi appartenenti alla Compagnia di Gesù, a cominciare dal predecessore di Cipriani, Augusto Vargas Alzamora, e soprattutto dal combattivo vescovo di Chimbote, Luis Arnando Bambarén Gastelumendi, sostenitore della teologia della liberazione e a lungo presidente della conferenza episcopale peruviana.

Negli anni di Benedetto XVI, tra i vescovi del Perù appartenenti all’Opus Dei si sono annoverati, oltre al cardinale Cipriani, quello di Yauyos e poi di Cuzco Juan Antonio Ugarte Pérez, di Arequipa Luis Sánchez-Moreno Lira, di Chiclayo Jesús Moliné Labarte, di Abancay Isidro Sala Rivera, di Chuquibamba Mario Busquets Jordá, più gli ausiliari di Ayacucho Gabino Miranda Melgarejo e di Lima Guillermo Martín Abanto Guzman, quest’ultimo poi promosso ordinario militare.

Oggi però nessuno di questi vescovi è più in carica. E le loro rimozioni, più o meno forzate, sono quasi tutte avvenute regnante Francesco. Oltre a Lima con Cipriani, l’unica sede che è ancora retta in Perù da un vescovo dell’Opus Dei, Ricardo Garcia Garcia, è la piccola prelatura territoriale di Yauyos.

© Settimo Cielo (07-01-2015)

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