Ma se Dio vive a Bruxelles, l’islam ha vinto

Dio esiste e vive a Bruxelles è un film del regista belga Jaco Van Dormael. La pellicola non è solo una rivisitazione blasfema della vita di Gesù in chiave post moderna – da qui la supposta novità dei racconti evangelici – ma anche un attacco diretto ai sentimenti religiosi di tutti i cristiani e alla Chiesa cattolica.

di Tommaso Scandroglio (18-12-2015)

Dio esiste e vive a Bruxelles è un film del regista belga Jaco Van Dormael. Il titolo originale è Il Nuovissimo Testamento. La pellicola, a breve disponibile anche nelle sale italiane, non è solo una rivisitazione blasfema della vita di Gesù in chiave post moderna – da qui la supposta novità dei racconti evangelici – ma anche un attacco diretto ai sentimenti religiosi di tutti i cristiani e alla stessa Chiesa cattolica. Lo scrivente non ha visto il film, però si fida della recensione che ne ha fatto il sito Gay.it, dato che non può essere sospettato di partigianeria nei confronti della fede cattolica. Eccone la tram

«Dio? Sì, esiste, ma non è come ve lo immaginate: è un povero Cristo sadico e pigro interpretato da un perfetto Benoît Poelvoorde che, appunto, vive nella capitale del Plat Pays, simile a quella odierna, svuotata dal coprifuoco. Sta tutto il giorno in vestaglia nella sua casa senza porte né finestre, e si diverte a inventare regole crudeli sul suo Pc Onnipotente per rendere la vita degli umani insopportabile. La sua famiglia? Per nulla tradizionale: la moglie è una casalinga obesa, remissiva e sottomessa al marito Despota Assoluto (una straordinaria Jolande Moreau), il figlio JC (David Murgia) – Sì, Gesù Cristo ma si legge come “Je sais”, “Io so”– “ha perso la bussola e si è fatto inchiodare come una civetta’” – parole di Papà che la figlia Ea (Pili Groyne) non sopporta più, facendogli un dispetto che sconvolgerà l’intera umanità: invia un sms a tutti i viventi con la data della propria morte. Ecco dunque un nuovo amico senza casa con cui è necessario trovare altri sei Apostoli, ma non in Galilea, bensì tra l’umanità borderline composta da drop out più o meno emarginati, fra cui una donna senza un braccio, un maniaco sessuale e un bimbo transgender che vuole andare a scuola vestito da donna, Willy (Romain Gelin), causando lo sconcerto in casa e tra i compagni».

Avete capito bene: dio è sadico, è anche sposato e non solo ha messo al mondo Gesù per condannarlo in modo crudele alla crocifissione, ma ha pure una figlia altrettanto cinica. Gesù ha poi raccolto intorno a sé come apostoli, tra gli altri, anche un maniaco sessuale e un bambino transessuale. Si deride Nostro Signore come duemila anni fa quando gli scribi e i sommi sacerdoti lo schernivano sotto la croce (cfr. Mt 27, 41-43). Ma oltre alla evidente e impunita blasfemia – trattamento riservato ai solo cristiani che ovviamente il regista si guarderà bene dal rivolgere ad esempio alla vita di Maometto – c’è di più. C’è una misteriosa e inquietante coincidenza. Il dio di Dormael vive a Bruxelles, città che pochi giorni fa ha sperimentato e sperimenta tutt’ora un coprifuoco e uno stato d’assedio come se fosse in guerra.

Bruxelles rinuncia a parte della propria libertà – ma non a quella di proiettare sugli schermi simili pellicole – a motivo degli attentati terroristici di matrice islamica. Il regista di Dio esiste e vive a Bruxelles ovviamente aveva scelto questa località come set del proprio film ben prima degli eventi parigini del 13 novembre. Ed ecco che una pellicola che si beffa della religione cristiana si svolge proprio in una città assediata dal terrore per eventuali attentati di estremisti religiosi. Il film di Dormael, per paradosso, diviene allora paradigma efficace per spiegare perché l’Occidente non riesce a respingere l’avanzata dell’islam. Il motivo sta proprio nel fatto che ci si beffa di Dio, che non solo non si crede più in Lui, ma che le tradizioni, il portato culturale, i modi e i costumi che affondano le radici nel cristianesimo sono state estirpate dalle menti e dai cuori di molti europei e sono stati utilizzati per costruire una catasta a cui appiccare il fuoco dissacratorio e livoroso dell’ideologia laicista.

Dio esiste e vive a Bruxelles, pur nella sua pochezza e forse proprio a motivo di questa, allora è cifra interpretativa dello stato comatoso della cultura europea, votata alla decadenza e al dissolvimento valoriale, alla crocifissione della sacralità e della trascendenza. L’islam arriva allora a colpire al cuore l’Occidente perché trova nazioni imbelli dal punto di vista identitario, corpi sociali senza più anticorpi, coscienze collettive disarmate, esangui perché bulimiche di ogni tipo di falsa libertà, nude ed indifese di fronte al nemico. E così cieche poi da non riconoscere più quest’ultimo appunto come nemico, desiderose addirittura di abbracciarlo dialogando con lui perché scambiato come amico.

L’occidentale tipo che il seguace dell’Isis colpisce a morte potrebbe essere proprio uno dei personaggi del film di Dormael: un ubriacone, un pervertito, un ateo cinico e gaudente, un disperato sazio del proprio nulla e stordito dal vacuo ed insapore edonismo. Come allora pretendere di demandare a simile feccia la difesa dell’Europa?

FONTE: lanuovabq.it

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