Gli errori papali del passato dimostrano quanto è ridicola la propaganda mediatica in favore del papa

Il testo che riportiamo è la prima delle tre parti di un saggio approfondito sulla “fallibilità papale” di Edward Feser pubblicato da LifeSiteNews. Traduzione di Chiesa e post-concilio.

di Edward Feser (03-12-2015)

Pur senza farla precipitare nell’eresia, un papa può danneggiare seriamente la Chiesa. Quando gli venne chiesto se è vero che lo Spirito Santo influisca sull’elezione di un papa, l’allora Cardinal Ratzinger rispose:

«Direi di sì, ma non nel senso che lo Spirito Santo scelga il papa, poiché esistono troppi esempi di papi che lo Spirito Santo non potrebbe mai aver scelto. Direi invece che lo Spirito non assume il controllo totale della situazione, ma agisce piuttosto come se fosse un buon educatore: ci lascia molto spazio e molta libertà pur non abbandonandoci completamente. Il ruolo dello Spirito dovrebbe quindi essere inteso in un senso molto più flessibile rispetto all’idea che Egli detti il nome del candidato per cui si deve votare. Probabilmente l’unica garanzia che lo Spirito offre è che le cose non potranno andar male del tutto»

(cit. John Allen, Conclave: The Politics, Personalities, and Process of the Next Papal Election [Il conclave: la politica, le personalità e i processi delle prossime elezioni papali]).

Riportiamo qui alcuni esempi di papi che hanno commesso errori, in alcuni casi anche gravi.

San Paolo rimprovera San Pietro.
San Paolo rimprovera San Pietro.

San Pietro († 64 ca.): Il fatto che Dio abbia permesso che il primo papa commettesse gravi errori potrebbe essere considerato un monito per ricordare alla Chiesa che i papi sono infallibili solo entro certi limiti. Prima della crocefissione Pietro rinnegò Cristo. In un’altra occasione, egli si rifiutò di mangiare insieme a convertiti gentili per paura di offendere la sensibilità dell’ala intransigente di cristiani di origine giudaica, inducendo San Paolo – com’è noto – a rimproverarlo. La Catholic Encyclopedia afferma: «Quest’azione era totalmente contraria ai principi e alla prassi di Paolo, e avrebbe potuto generare confusione tra i pagani convertiti: l’Apostolo rimproverò quindi pubblicamente San Pietro, perché la sua condotta sembrava indicare la volontà che i convertiti pagani diventassero ebrei e accettassero la circoncisione e la legge giudaica. […] Paolo, che aveva giustamente valutato erronea la condotta di Pietro e dei cristiani provenienti dal giudaismo, non esitò a perorare l’immunità dei pagani convertiti alla legge giudaica».

Papa San Vittore I (189-198): I cristiani d’occidente e d’oriente sono stati a lungo in disaccordo sulla data in cui si sarebbe dovuta celebrare la Pasqua. Nonostante i papi a lui antecedenti avessero tollerato le differenze d’opinione, San Vittore cercò d’imporre la sua e scomunicò diversi vescovi orientali che la pensavano diversamente da lui. Venne criticato da Sant’Ireneo per la sua eccessiva severità e per essersi allontanato dalla politica papale anteriore.

Papa San Marcellino (296-304): Durante la persecuzione dei cristiani, l’imperatore Diocleziano ordinò che venissero consegnati tutti i testi sacri e che venissero resi sacrifici agli dèi. Si dice che San Marcellino, timoroso, in un primo tempo obbedì, per poi pentirsi di averlo fatto. Il dibattito tra gli storici sulla veridicità di questo fatto è ancóra aperto. Tuttavia, la Catholic Encyclopedia afferma: «È d’altro canto singolare il fatto che nella “Cronografia” romana, la cui prima edizione risale al 336, manchi solamente il nome di questo papa, mentre tutti gli altri papi da Lucio I in poi sono presenti. […] Bisogna ammettere che in alcuni circoli romani il comportamento del papa durante la persecuzione di Diocleziano non venne approvata. […] È possibile che Papa Marcellino si sia nascosto in un luogo sicuro al momento giusto, come fecero anche altri vescovi. Ma è anche possibile che al momento della pubblicazione dell’editto egli si fosse assicurato la propria immunità: nei circoli romani ciò gli sarebbe stato imputato come un atto di codardia, il che avrebbe provocato una sorta di damnatio memoriae nei suoi confronti, a cui potrebbe essere dovuto il fatto che il suo nome sia stato omesso […] dalla “Cronografia” […]».

Papa Liberio (352-366): Quando l’eresia ariana venne adottata dalla maggioranza dei vescovi, Papa Liberio cedette alla pressione dell’imperatore scomunicando Sant’Atanasio, che era irreprensibilmente ortodosso, e accettò di adottare una formula teologica ambigua. Più tardi egli si pentì della sua vigliaccheria, ma i suoi errori fecero sì che egli diventasse il primo papa a non essere venerato come santo.

Papa Onorio I (626-638): Papa Onorio accettò almeno in modo implicito l’eresia monotelita, e fu per questo condannato dal suo successore Sant’Agatone e criticato da Papa Leone per essere stato quanto meno negligente. Il suo comportamento non è in nessun modo associabile all’infallibilità papale –Onorio non emise una definizione ex cathedra –, eppure causò un grave danno fornendo un pretesto ai critici del papato. Come afferma la Catholic Encyclopedia: «È evidente che nessun cattolico ha il diritto di difendere Papa Onorio, poiché era un eretico, non nell’intenzione, ma nei fatti […]».

Concilio cadaverico, Jean-Paul Laurens (1870), Nantes, Musée des Beaux-Arts
Concilio cadaverico, Jean-Paul Laurens (1870), Nantes, Musée des Beaux-Arts.

Papa Stefano VI (869-897): Nel famoso “sinodo del cadavere” – un evento che è considerato da alcuni storici il punto più basso della storia del papato – Papa Stefano fece riesumare il cadavere del suo predecessore papa Formoso, lo fece rivestire dei suoi paramenti sacri e sedere su un trono, lo processò per aver presuntivamente violato la legge della Chiesa, lo dichiarò colpevole e dichiarò che tutti gli atti di Formoso come papa erano nulli e invalidi; il cadavere fu poi gettato nel Tevere. I sostenitori di Formoso deposero in séguito Stefano e lo rinchiusero in carcere, in cui venne strangolato.

Papa Giovanni XII (955-964): E. R. Chamberlin, nel suo libro The Bad Popes [I cattivi papi], descrive come segue il carattere di Papa Giovanni XII: «Nel suo rapporto con la Chiesa, Giovanni sembra aver avuto una compulsione al sacrilegio deliberato che andò ben oltre il godimento occasionale di piaceri sensuali. È come se il suo lato oscuro lo pungolasse a verificare fino a che punto si potesse estendere il suo potere. Fu una sorta di Caligola cristiano i cui crimini sono resi ancor più atroci dall’officio che deteneva. Più tardi, venne specificamente accusato di aver trasformato il Laterano in un bordello; di aver violentato delle pellegrine, insieme alla sua banda, nella stessa basilica di San Pietro; di aver rubato le offerte deposte dalla gente umile sull’altare. Aveva una passione disordinata per le scommesse, e quando si dedicava ad esse invocava i nomi di quegli dèi decaduti che oggi vengono universalmente considerati demòni. Il suo desiderio sessuale era insaziabile – una colpa leggera agli occhi dei romani. Ma la cosa peggiore era che chi andava a letto con lui riceveva come ricompensa non oggetti d’oro ma terreni (pp. 43-44)». J. N. D. Kelly scrive a proposito del suo decesso nel The Oxford Dictionary of Popes: «Fu colpito da un infarto, si dice mentre giaceva a letto con una donna sposata. Una settimana dopo morì».

Papa Benedetto IX (1032-44; 1045; 1047-8): Benedetto IX venne eletto papa grazie a delle tangenti pagate dal padre. Kelly afferma che «la sua vita privata – pur tenendo in conto il fatto che molti particolari sono stati esagerati – era scandalosamente violenta e dissoluta». La Catholic Encyclopedia afferma senza mezzi termini: «Fu una disgrazia per la Cattedra di Pietro».

Papa Giovanni XXII (1316-34): insegnò la dottrina eterodossa secondo la quale l’anima dei beati non vedrebbero Dio immediatamente dopo la morte, ma solo dopo la resurrezione – una versione di quella che è chiamata la teoria del “sonno dell’anima”. Fu aspramente criticato a causa di ciò dai teologi suoi contemporanei, e più tardi ritrattò il suo punto di vista. Come nel caso di Onorio, le azioni di Giovanni non sono incompatibili con l’infallibilità papale, poiché egli espresse la propria teoria in un sermone, senza emettere una dichiarazione dottrinale formale. Tuttavia, come afferma James Hitchcock nella sua History of the Catholic Church, «questo rimane il caso più lampante, nella storia della Chiesa, della possibilità dell’esistenza di un papa eretico» (p. 215).

Papa Urbano VI (1378-89): viene descritto dalla Catholic Encyclopedia come un uomo «incostante e litigioso» il cui «intero pontificato è consistito di una serie di disavventure». I cardinali cercarono di rimpiazzarlo con un altro papa, Clemente VII: quest’evento causò il tristemente famoso Grande Scisma d’Occidente, che durò quarant’anni e durante il quale questi due uomini, a cui più tardi si aggiunse un terzo, rivendicarono il trono papale. I teologi – e persino i santi – erano divisi sulla controversia. Santa Caterina da Siena era tra quelli che sostenevano Urbano, mentre San Vincenzo Ferreri era tra quelli che sostenevano Clemente.

Papa Alessandro VI (1492-1503): è ben noto come papa Borgia, che ebbe vari figli dalle sue amanti, abbia utilizzato il suo potere papale per promuovere gli interessi della sua famiglia.

Busto di Leone X a Firenze.
Busto di Leone X a Firenze.

Papa Leone X (1513-21): è il papa a cui è attribuita la frase tristemente famosa: «Godiamoci il papato, poiché Dio ce l’ha dato». La Catholic Encyclopedia afferma: «Questa frase mostra eloquentemente la natura di persona amante dei piaceri e la mancanza di serietà di questo papa. Egli non prestò alcuna attenzione ai pericoli che minacciavano il papato, e si dedicò in modo sfrenato a divertimenti che si procurò abbondantemente con gran dispendio di ricchezze. Era dominato da un’insaziabile sete di piacere, che era un tratto distintivo della sua famiglia [i Medici, N.d.T.]. La musica, il teatro, l’arte e la poesia l’attraevano come se fosse stato un comune personaggio mondano viziato». Leone fu papa durante la ribellione di Lutero, che egli non seppe affrontare in modo saggio. La Catholic Encyclopedia continua: «Se passiamo a esaminare gli eventi politico-religiosi che si sono scatenati durante il pontificato di Leone, […] l’aureo splendore promanante dal suo mecenatismo letterario e artistico si trasforma nell’oscurità più profonda. Le sue tendenze passivamente pacifiche nell’affrontare la situazione politica hanno lasciato un penoso retaggio: egli cercò solamente di riportare la calma tramite esortazioni a cui, tuttavia, nessuno prestava ascolto […]. L’unico verdetto possibile sul pontificato di Leone X è quello di essere stato una disgrazia per la Chiesa. […] Von Reumont affermò in modo pertinente: “È Leone X che deve essere biasimato in gran misura per il fatto che la fede nell’integrità e nei meriti del papato, nei suoi poteri morali e rigenerativi, e persino nelle sue buone intenzioni, precipitasse così in basso da indurre alcuni uomini a dichiarare defunto l’antico vero spirito della Chiesa”».

Potrebbero essere forniti ulteriori esempi, ma già solo questi sono sufficienti per mostrare con quanta gravità un papa può sbagliare quando non esercita il suo Magistero straordinario. E se un papa sbaglia in modo grave persino in materie che toccano la dottrina e il governo della Chiesa, è ovvio che a maggior ragione può sbagliare anche in materia di politica, scienza, economia e così via. Come ha scritto il Cardinal Raphael Merry del Val nel suo libro del 1902 The Truth of Papal Claims [La verità sulle rivendicazioni papali]:

«Per quanto grande possa essere il nostro dovere di riverenza nei confronti di qualsiasi cosa [il papa] affermi, per quanto grande possa essere il nostro dovere di obbedire alla guida del Primo Pastore, non riteniamo che ogni sua parola sia infallibile, o che possa avere sempre ragione. Men che meno ci sogniamo di insegnare che egli sia infallibile o superiore in qualsiasi grado a qualsiasi altro uomo quando parla di materie scientifiche, storiche o politiche, o che egli non possa commettere errori di giudizio nell’affrontare gli eventi contemporanei, gli uomini e le cose (p. 19). Anche oggi un vescovo può […] presentare le sue rimostranze a un papa che stia agendo – a suo giudizio – in modo che possa sviare le persone affidate alla sua cura. […] Quest’ipotesi è abbastanza plausibile, e non distrugge né sminuisce in alcun modo la supremazia del papa (p. 74)».

Come ha scritto il teologo Karl Adam nel suo libro del 1935 The Spirit of Catholicism [Lo spirito del cattolicesimo]:

«Gli uomini che fungono da mediatori per la rivelazione divina sulla terra sono per legge di natura condizionati dai limiti relativi alla loro età o alla propria individualità. Il loro particolare temperamento, la loro mentalità e il loro carattere non possono non condizionare – e lo fanno realmente – il modo in cui essi dispensano la verità e la grazia di Cristo. […] Può così succedere – ed è inevitabile che succeda – che il pastore e il gregge, i vescovi, i sacerdoti e i laici non siano sempre degni mediatori e recipienti della grazia di Dio, e che ciò che è infinitamente santo possa essere talvolta deformato e distorto passando attraverso di loro. L’uomo è sempre destinato ad avere una visione e un giudizio limitati: il talento è raro, e il genio sorge solo quando Dio lo suscita. I papi eminenti, i vescovi di grande levatura spirituale, i teologi di genio, i sacerdoti dalle grazie straordinarie e i laici devoti saranno sempre l’eccezione, non la regola. […] Dio ha promesso alla Chiesa che non cadrà mai nell’errore in materia di fede e di morale, ma non ha mai garantito che tutti gli atti e tutte le decisioni delle autorità ecclesiastiche saranno eccellenti e perfetti. La mediocrità e i difetti saranno sempre possibili (pp. 248-249)».

Per i cattolici, il fatto che i papi siano fallibili in vario modo è altrettanto importante da tenere a mente come quello che essi siano infallibili quando parlano ex cathedra. Molti cattolici in buona fede hanno dimenticato questa verità, o sembra che vogliano sopprimerla. Quando i papi più recenti hanno detto o fatto cose strane o manifestamente poco sagge, molti apologisti si sono rifiutati di ammetterlo. Sono rimasti essi stessi irretiti nelle loro trame aggrovigliate cercando di dimostrare che quelle frasi e azioni discutibili fossero assolutamente innocenti, o che fossero persino ispirate da profonde intuizioni che non tutti sarebbero disposti a vedere. Se i blogger cattolici e gli apologisti papali fossero esistiti nelle epoche anteriori alla nostra, alcuni di loro avrebbero sicuramente assicurato ai loro lettori che i vescovi orientali scomunicati da Papa Vittore dovevano aspettarselo e che Sant’Ireneo avrebbe dovuto tacere; o che col “sinodo del cadavere” Papa Stefano stava cercando di insegnarci qualche profonda verità spirituale che saremmo in grado di comprendere se solo fossimo disposti a farlo; o che Liberio, Onorio e Giovanni XXII stavano in realtà approfondendo la nostra comprensione della dottrina invece di confondere i fedeli.

Questa sorta di “propaganda mediatica” riesce solo a far sembrare quanti la praticano ancóra più ridicoli di quanto non siano, ma quel che è peggio è che essa arreca dei gravi danni alla Chiesa e alle anime dei credenti. Fa sembrare il cattolicesimo qualcosa di orwelliano, come se un papa potesse far passare qualsiasi novità inaudita e qualsiasi rovesciamento degli insegnamenti tradizionali per un’eredità del deposito della fede. La fede dei cattolici che non possono sopportare questa dissonanza cognitiva può essere scossa. I non cattolici disgustati da tale disonestà intellettuale giudicheranno impropriamente che per essere cattolico uno debba diventare un imbonitore.

La realtà cruda è che a volte Cristo permette che il suo Vicario sbagli, solamente entro certi limiti ma a volte gravemente. Perché? In parte perché i papi, come tutti noi, sono dotati di libero arbitrio, ma in parte proprio per dimostrare che (come ha affermato l’allora Cardinal Ratzinger) «le cose non potranno andar male del tutto», nemmeno per colpa di un papa. Sarà bene citare ancóra una volta la Catholic Encyclopedia, che scrive giudicando gli esiti del Grande Scisma d’Occidente:

«Gregorovius, a cui nessuno attribuirebbe mai un rispetto esagerato per il papato […] scrive: “Un regno temporale sarebbe crollato di fronte a queste cose; ma l’organizzazione del regno spirituale era così stupenda, l’ideale del papato era così indistruttibile che questo scisma, il più serio di tutti, servì solo a dimostrare la sua indivisibilità”. […] Da un punto d’osservazione decisamente differente, de Maistre è della stessa opinione: “Questo flagello per i contemporanei è per noi un tesoro storico. Serve a dimostrare l’irremovibilità del soglio di Pietro. Quale organizzazione umana, infatti, avrebbe mai potuto superare questa prova?”».

FINE PRIMA PARTE

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