La grande festa di papa Bergoglio

Il prossimo giubileo sarà la “festa” di tutti, tranne che dei cattolici?

di Danilo Quinto (23-11-2015)

È bene che “l’offensiva della misericordia” – come la chiama il Segretario di Stato Pietro Parolin – vada avanti e che il Giubileo della Misericordia indetto da Bergoglio si tenga.

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Solo così si farà maggiore chiarezza, in tutti i sensi.

Sarà il Giubileo di Emma Bonino, alla quale si augura lunga vita e la si invita ad una riunione con migliaia di bambini.

Di Marco Pannella, al quale si prospetta solidarietà e vicinanza.

Di Eugenio Scalfari, al quale si confidano le proprie certezze (del tipo che “il bene e il male è affidato alla coscienza di ciascuno” e che “non esiste un Dio cattolico”) e si autorizza a divulgarle.

Di Enzo Bianchi, il reverendo Priore di Bose, che imperversa per ogni dove dell’urbe cattolico, improvvidamente nominato consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei cristiani.

Dei cattolici adulti alla Romano Prodi, per sua ammissione frequentatore di sedute spiritiche, che intendevano contribuire a salvare Aldo Moro.

Di Alberto Melloni e dell’intera Scuola di Bologna, artefice massima dell’elegia del Concilio Vaticano Secondo, che ha posto la Chiesa di Cristo al servizio del mondo.

Di Alleanza Cattolica e di Massimo Introvigne, che ogni giorno su La Bussola Quotidiana tenta di rendere conformi le affermazioni del Pontefice al Vangelo.

Dei vaticanisti amici all’Andrea Tornielli e dei membri della “corte” come il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro.

Degli esperti di questioni bancarie e finanziarie, nominati e poi indagati per associazione per delinquere, a proposito di come si scelgono gli uomini (e le donne).

Delle multinazionali Ernst & Young e KPMG, sono affidate la verifica e l’ammodernamento delle attività economiche e della gestione del governatorato del Vaticano e il compito di allineare agli standard internazionali la contabilità di tutti gli istituti ed uffici.

Del Crocifisso intagliato su falce e martello, accettato come dono e poi lasciato presso il Santuario della Madonna boliviana.

Dei gruppi carismatici e pentecostali; dei neocatecumenali e dei teologi della Liberazione; dei reduci della benemerita Comunione e Liberazione che fu (ora riformata in senso moderno).

Dei post-comunisti alla Bertinotti, che lottano ancora e dei movimenti popolari che si battono per la casa e per il lavoro, divenuti interlocutori principi.

Dei buoni comunisti, seguaci della più nefasta ideologia che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto.

Dei lindi e pinti di una società immacolata che viene maldestramente contrapposta ad una società politica corrotta.

Dei poveri innalzati a dei, come mai Gesù e San Francesco hanno detto e fatto.

Della stampa e dell’editoria cattolica interamente inchinata e riverente. Delle decine e decine di libri e riviste che imperversano con la foto del regnante.

Degli omosessuali, dei transgender e dei queer, i cui comportamenti non possono essere giudicati.

Delle ossessioni di coloro che si battono contro l’aborto e dei “volti inespressivi di coloro che recitano il rosario”, come ha affermato uno dei nominati, il segretario della CEI.

Degli ambientalisti e degli ecologisti di tutto il mondo, che hanno fatto le loro fortune – politiche e no – sugli allarmismi, che ora trovano eco nell’ispirata enciclica che tratta, fra gli altri, il tema dei condizionatori d’aria e dell’effetto serra.

Dei seguaci di Martin Lutero, il quale affermava: “Quando la messa sarà stata rovesciata, io sono convinto che avremo rovesciato con essa il papismo […]. Io dichiaro che tutti i postriboli, gli omicidi, i furti, gli assassini e gli adulteri sono meno malvagi di quella abominazione che è la messa dei papi”. Ai quali Bergoglio dice: «Mi sembra anche fondamentale che la Chiesa Cattolica porti avanti coraggiosamente anche l’attenta e onesta rivalutazione delle intenzioni della Riforma e della figura di Martin Lutero, nel senso di una Ecclesia semper reformanda, nel grande solco tracciato dai Concili, come pure da uomini e donne, animati dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo. Il recente documento della Commissione luterana-cattolica per l’unità, “Dal conflitto alla comunione – Commemorazione luterana-cattolica comune della Riforma nell’anno 2017”, ha affrontato e realizzato questa riflessione in modo promettente”.

Dei seguaci di Maometto che sosteneva: “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso”), ai quali Bergoglio rivolge auguri per i “frutti spirituali del Ramadan” e non ricorda le 43 guerre che ha promosso e condotto personalmente il loro profeta, così come la persecuzione a cui sono sottoposti i cristiani in tutti i Paesi in cui l’Islam è al potere. Mentre la condanna degli attuali venti di guerra è rivolta ai trafficanti di armi, senza toccare le responsabilità di chi le usa.

Degli ebrei e di Shimon Perez (nella cui casa Bergoglio pronuncia queste parole: “Io ringrazio lei per le sue parole e la sua accoglienza e con la mia immaginazione e fantasia vorrei inventare una nuova beatitudine. La dico oggi a me in questo momento. Beato quello che entra nella casa di un uomo saggio e buono. Io mi sento beato. Grazie di vero cuore”), ai quali si può dedicare la Prima Lettera di San Giovanni: «Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre» ( 1Gv 2, 22-23).

Dei massoni dei Grande Oriente d’Italia (e di tutte le massonerie universali), che nel loro primo comunicato dopo la nomina, profeticamente affermavano: “forse nella Chiesa nulla sarà più come prima”.

Dei buddisti e di tutti i membri di quelle centinaia di sette pagane che esistono e a tutti gli uomini di buona volontà.

Dei giovani indecisi, debosciati e anarchici, perché Bergoglio davanti alla Congregazione del Clero ha affermato che “non si fida dei giovani sicuri, rigidi, fondamentalisti”. “Ci sono ragazzi che sono psichicamente malati e cercano strutture forti che li difendano, come la polizia, l’esercito e il clero”, ha aggiunto.

Delle migliaia di conventicole cattoliche, che curano i loro interessi mondani e non condividono la difesa e l’affermazione dei principi, indispensabili per creare l’unità. Di colui che afferma – rivolto ai Francescani dell’Immacolata, ricevuti in udienza il 15 giugno ’15, come ha riportato Blondet (non smentito) – “consideratela una persecuzione diabolica”.

Di colui che si rifiuta di ricevere Padre Stefano Manelli – accusato delle peggiori nefandezze – che si umilia pubblicamente per chiedergli udienza, ma nomina Mons. Battista Ricca (definito da Sandro Magister, sul suo blog, il “prelato della lobby gay”), prelato dello IOR.

Si faccia e si festeggi la festa indetta da Bergoglio.

Sarà la festa della Pace e della Felicità Universale. Per tutti. Anche per coloro che a lui apparentemente si contrappongono. Se fossero nel bene – e fossero quindi effettivamente contrapposti – lo farebbero con più vigore, senza timore, con fermezza e decisione. Si sappia – qualcuno lo gridi – che non sarà il Giubileo di Gesù Cristo, colui che è venuto a «predicare l’anno di grazia del Signore» (Isaia), né il tempo della remissione dei peccati, della riconciliazione, della conversione e della penitenza sacramentale.

Nell’attesa di comprendere come Dio ci tratterà, ci si prepari al tempo in cui il Cristianesimo vivrà solo attraverso piccoli gruppi di persone, di famiglie, di singoli, che si riuniranno insieme nel nome di Nostro Signore.

Sarà il tempo del martirio – come fu nella prima ora, a imitazione della Croce di Cristo – e della gloria eterna. Sarà un bel tempo, per il quale vale la pena mettere in gioco la propria vita, senza badare alle conseguenze mondane, che nulla valgono a confronto.

FONTE: chiesaepostconcilio.it

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