Quella strana voglia dei vaticanisti vip di purgare i “nemici”

Che bisogno ha Andrea Tornielli, l’inviato della Stampa a Firenze, di inventare virgolettati di papa Francesco per bastonare Ruini e i movimenti?

di Luigi Amicone (11-11-2015)

L’inviato della Stampa al convegno della Cei a Firenze Andrea Tornielli, ex penna del Sabato e poi del Giornale sempre su e giù dalle scale e segrete stanze vaticane, annuncia nel suo “Retroscena” sul giornale Fiat-America che «dopo trent’anni chiusa l’era Ruini». Che è la verità. Ma tra la verità prima di tutto ovvia (Ruini è della classe 1931, avrà 85 anni nel 2016, è in pensione da un pezzo) e in secondo luogo umile, disinteressata, vissuta nella «beatitudine evangelica» come ha detto Francesco ai presuli convenuti nella città di Renzi, e la verità presentata in forma di chissà quale scoop e trionfo politico-ideologico, ce ne passa.

In effetti, registrando la fine di un’era, l’inviato del quotidiano torinese ci ha risparmiato il “finalmente”. Avverbio che circola in sottotesto in tutto il suo monumento sepolcrale alla Chiesa italiana pre Santa Marta. Ma insomma, l’unico don Camillo presente al convegno dei vescovi, annota Tornielli, è quello dei racconti di Guareschi. Ed è il don Camillo letterario con cui papa Francesco ha rimbrottato i presuli non letterari, conclude l’articolo, «povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno» e non (sottinteso) gli ozi, i denari e il potere curiali.

Troppo bello, troppo divertente vedere come il cangiante sia il colore dei professionisti delle soffiate. Tornielli ha una bigliogarfia papalina sterminata. Da ciellino sì, “ma non troppo fanatico”, come dicono gli argentini per distinguere il virile dall’effemminato, ha scritto monografie apologetiche per tutti i gusti e i mercati del religioso. Ha scritto di Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, e della Madonna di Lourdes (Inchiesta sul mistero); della Sindone santa e di Giovanni Paolo II santo; di Gesù Bambino (altra Inchiesta) e del Codice da Vinci (il Processo surfando sul successo Dan Brown). Ha scritto di Apocalisse e di Resurrezione (altre Inchieste) e ha mandato alle stampe due saggi su padre Pio (quando Pio l’hanno fatto santo) e due su Ratzinger (quando Ratzinger l’hanno fatto Papa). Ha trattato la Passione (sovrascrivendo su Mel Gibson all’uscita del film Passion). E ha scommesso un volume su Scola (quando tutti dicevano che Scola sarebbe diventato papa) e un altro su Martini (nell’anno in cui Martini lasciava la cattedra di Milano e già tutti dicevano che aveva la stoffa del beato). Adesso ha aperto il filone “Santo Padre Bergoglio”. Una probabile collana. Visto che nell’infinito orizzonte che si profila tra I fioretti di Papa Francesco e Papa Francesco, questa economia uccide, c’è di mezzo tutto il mare ancora da scrivere. Insomma, l’inviato della Stampa non ama né l’ozio, né i denari, né il potere. Però è una persona molto sensibile.

Così sensibile, che nel corso del recente Sinodo si è dato da fare per presentare come loglio cattivo, nel buon campo seminato di grano “riformatore” kasperiano, i tredici firmatari di una libera e franca lettera al Papa. I tredici cardinali credevano di aver scritto a Francesco in camera caritatis. Si sono ritrovati sotto i riflettori, indicati al pubblico ludibrio come una “lobby” di cospiratori contro il Papa. Ma chi ha condotto questa operazione?

È ormai acclarato, come ha ricordato il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister, che «il primo a far rimbombare fragorosamente la notizia di quell’atto riservato» fu proprio «Andrea Tornielli, coordinatore del portale Vatican Insider. Tornielli lanciò infatti la notizia del passo compiuto presso il papa da tredici padri sinodali già l’8 ottobre, quattro giorni prima che la loro lettera divenisse nota, con un informatissimo articolo apparso contemporaneamente su Vatican Insider (dalla cui home page fu però presto ritirato) e sul quotidiano La Stampa, a pagina 9. Su La Stampa l’articolo era rubricato come “Retroscena” e aveva per titolo: “Sinodo pilotato, l’accusa di 13 prelati. Il Papa replica: basta logiche cospirative”. E nel corpo dell’articolo non solo si asseriva più volte, con assoluta sicurezza, che gli autori della rivolta erano tredici – non uno di più e non uno di meno – ma si specificava che tra di loro c’era il cardinale George Pell, definito “il più duro”. Di una lettera l’articolo esplicitamente non parlava. Diceva però che “i tredici padri sinodali si sono appellati al papa” nel primo giorno dei lavori, lunedì 5 ottobre. E si dilungava – con evidente padronanza della materia – nell’esporre alcuni degli argomenti che effettivamente si sarebbero poi ritrovati nella lettera, una volta pubblicata. Argomenti tuttavia esposti da Tornielli in modo da gettare una pessima luce sui tredici, identificati fin dall’inizio dell’articolo come una “lobby” interna al sinodo che faceva “pressing” mossa da “logiche cospirative”, al fine di dare ad “intendere che il sinodo fosse ‘pilotato’ dalla segreteria generale e in un ultima analisi dal papa in modo da far sì che prendesse una direzione aperturista”. L’articolo proseguiva e si concludeva con ampie citazioni della “risposta” data in aula la mattina dopo, martedì 6 ottobre, dal segretario generale del sinodo e da papa Francesco agli autori dell’appello, ritorcendo contro di loro – non più con l’autorità dell’articolista ma con quella dello stesso pontefice – l’accusa della “cospirazione”».

Dopo di che, l’unica cosa su cui gli amici di cordata dovrebbero adesso vigilare e, forse, ben consigliare, è che non vale proprio più la pena star lì a strafare. Faticare a seminar zizzania può anche andar bene. Ma purgare chi sta già a digiuno e bastonare il cane che tu pensi sia già affogato, che senso ha? C’è già papa Francesco che picchia duro. Perché aggiungere la tua e, con zelo da commissario pontificio, maramaldeggiare sul povero pensionato cardinal Ruini (il don Camillo che non si porta più in Chiesa) e virgolettare frasi che Francesco non ha neanche pronunciato? Perché devi dire abbasso i movimenti, viva «il cristianesimo generico», non servono le «battaglie culturali»?

Fonte: tempi.it

 

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