La lettera dei 13 cardinali al Sinodo non fu un “complotto”

A questo proposito risultano chiare anche le recenti dichiarazioni del cardinale di Caracas, Urosa Savino. Uno dei firmatari della lettera.

Caracas, Venezuala, 1° novembre 2015 — A proposito di complotti in Vaticano, una vicenda narrata in questo modo è stata quella della famosa lettera dei 13 cardinali al Papa in occasione del Sinodo. Tuttavia, in questo caso si è trattato, appunto, di una narrazione mediatica poco corrispondente alla realtà. Infatti, la lettera dei 13 è stata inserita nella trita e ritrita narrazione dell’opposizione “conservatrice” al Papa.

In realtà il modo in cui è stata scritta, il contenuto, nonché la trasparenza usata dai firmatari nei confronti dell’intestatario, il Papa, non hanno nulla a che fare con “complottisti” o altre amenità di gran moda. La lettera, come sappiamo, fu consegnata direttamente nelle mani del pontefice dal cardinale Pell il giorno di apertura del Sinodo.

Il cardinale Urosa Savino, arcivescovo di Caracas (Venezuela).

A questo proposito risultano chiare anche le recenti dichiarazioni del cardinale di Caracas, Urosa Savino. Uno dei firmatari della lettera.

“Ci sono stati alcuni cambiamenti rispetto al tempo degli interventi nelle sessioni generali e per quanto riguarda la commissione incaricata di redigere la relatio finale del Sinodo. Sono stati elementi conosciuti tardivamente. Questo ci ha portato a scrivere una lettera al Papa, molto rispettosa, senza alcun intento polemico, semplicemente portando alcune preoccupazioni e nulla più. Niente di trascendente, né è stato un problema nel Sinodo.”

Per quanto riguarda i risultato del Sinodo il cardinale Savino indica quello di “una maggiore vicinanza alla famiglia. La dottrina sul matrimonio, la famiglia o l’Eucaristia non cambia. Ciò di cui abbiamo bisogno è migliorare la nostra vicinanza e attenzione alle famiglie con problemi”.

“Non è che la Chiesa si deve adattare”, ha specificato il caridnale di Caracas, “ma cercherà di aiutarli a salire verso il punto di vista cristiano. (…) Non cambia la dottrina della Chiesa sull’omosessualità e non cambierà sull’accesso alla Comunione per le coppie di divorziati risposati. Quello che cambia è l’atteggiamento, l’accoglienza, lo spirito di vicinanza”.

Insomma, la lettera dei 13 cardinali fu un gesto di parresia (al di là delle lettere spurie fatte circolare sui media). Il fatto che i cardinali firmatari fossero preoccupati per alcune questioni di metodo va proprio nelle direzione di una maggiore trasparenza, in modo da fugare ogni dubbio su “ermeneutiche cospirative” che, purtroppo, dopo il sinodo straordinario 2014 erano emerse in varie circostanze. Sopratutto dopo la famigerata Relatio post-disceptationem. (Lo.Be.)

Fonte: sinodo2015.lanuovabq.it

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