La “finestra di Overton” anche nella Chiesa?

Una domanda alla quale, purtroppo, non si può che rispondere affermativamente. L’alternativa al “metodo Overton” è il ritorno all’essenziale, il ritorno alla fonte: il Vangelo di Gesù Cristo.

Autore: Mondinelli, Andrea – Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele

Recentemente il Card. Bagnasco ha ricordato che esiste un sistema infallibile per cambiare la mentalità del popolo. Del resto già Papa Francesco aveva parlato, nell’intervista sull’aereo, della «colonizzazione ideologica». Quello che più sorprende in queste osservazioni è che il metodo naturale della conoscenza, l’avvenimento, la realtà, viene surrettiziamente stravolto, per cui i cambiamenti di mentalità avvengono per una influenza di tipo informativo-mediatico, e quindi in fondo per una imposizione, invece che per una seria capacità di confronto e di lettura della realtà.

14-10-2015 Sinodo VarieMi sono domandato se questa accade anche nella Chiesa. Basterebbe leggere i resoconti di quanto i giornali dicono del Sinodo sulla Famiglia per trovare da sé la risposta. Due episodi, emblematici nella loro fattualità.

1. Riporto dal Blog «Settimo cielo» di Magister: «Nel riprovare anche oggi, 14 ottobre, in conferenza stampa, “la fatidica lettera che ha avuto ben più eco di quel che merita”, padre Federico Lombardi – al pari di un nutrito esercito di prelati e gazzettieri – è parso dimenticare che il primo a far rimbombare fragorosamente la notizia di quell’atto riservato è stato non un presunto emissario dei firmatari ma il vaticanista più amico e vicino a papa Francesco che ci sia, frequente suo ospite a Santa Marta e suo intervistatore plurimo: Andrea Tornielli, coordinatore del portale “Vatican Insider”. Tornielli lanciò infatti la notizia del passo compiuto presso il papa da tredici padri sinodali già l’8 ottobre, quattro giorni prima che la loro lettera divenisse nota, con un informatissimo articolo apparso contemporaneamente su “Vatican Insider” (dalla cui home page fu però presto ritirato) e sul quotidiano “La Stampa “, a pagina 9. Su “La Stampa” l’articolo era rubricato come “Retroscena” e aveva per titolo: “Sinodo pilotato, l’accusa di 13 prelati. Il Papa replica: basta logiche cospirative”. E nel corpo dell’articolo non solo si asseriva più volte, con assoluta sicurezza, che gli autori della rivolta erano tredici – non uno di più e non uno di meno – ma si specificava che tra di loro c’era il cardinale George Pell, definito “il più duro”. Di una lettera l’articolo esplicitamente non parlava. Diceva però che “i tredici padri sinodali si sono appellati al papa” nel primo giorno dei lavori, lunedì 5 ottobre. E si dilungava – con evidente padronanza della materia – nell’esporre alcuni degli argomenti che effettivamente si sarebbero poi ritrovati nella lettera, una volta pubblicata.» Così diventa finalmente pensiero «accettabile» che chi scrive con quella «parresia» tanto cara, giustamente, a Papa Francesco passi per personaggio dalle «logiche cospirative», rimproverato apertamente dal Papa stesso.

2. Ed ecco l’altro episodio, raccontato da Tornielli su La Stampa: «L’ostia spezzata dal bimbo in chiesa rilancia il sì sulla comunione ai risposati. Un piccolo gesto. La decisione di un bambino. Non sopportava, nel giorno della sua prima comunione, che il suo papà e la sua mamma non potessero accostarsi all’eucaristia. È così, là dove non sono arrivati i canoni, le leggi ecclesiastiche, le controversie dottrinali, è arrivato un semplice desiderio. Il desiderio di un figlio: il suo gesto spontaneo che dà carne e sangue alla parola «comunione». Non è dato sapere quali effetti avrà e nemmeno se ne avrà. Ma di certo ha fatto breccia nel cuore di molti. Da due giorni al Sinodo si dibatte sulla questione più controversa, quella della possibilità di concedere, a determinate condizioni, la comunione ai divorziati risposati. Ieri un vescovo latino americano è intervenuto per raccontare un episodio a questo riguardo. Un bambino figlio di divorziati e risposati ha fatto la prima comunione, e nel momento in cui si è avvicinato all’altare per ricevere dal sacerdote l’ostia consacrata, accompagnato dal papà e dalla mamma che non potevano riceverla come lui, l’ha presa, l’ha spezzata in tre parti e due le ha offerte ai genitori. Sono state parole «emotivamente forti», ha raccontato don Manuel Dorantes, sacerdote che collabora ai briefing quotidiani per i giornalisti sul Sinodo. Un episodio che racconta come i padri sinodali tengano presente il vissuto delle persone e si confrontino con questo cercando tutte le vie possibili di soluzione.» Anche qui la nostra «finestra» funziona. Pensiamo. Da gesto inaccettabile (la comunione senza confessione e in stato di peccato mortale) a segno di bontà che induca i Padri sinodali a rivedere la posizione della Chiesa sulla comunione ai divorziati risposati.

Ci sarà una possibile alternativa al metodo «Overton»? Credo di sì. Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno richiesto una fedeltà al Magistero, uno studio serio del catechismo della Chiesa Cattolica, una consuetudine con la vita sacramentale. Per parte mia credo che anche l’ascolto dei nostri fratelli che danno la vita per Cristo, i nuovi martiri intendo, ci aiuterà a non tradire il «deposito» della fede e a rilanciare una esperienza di fede che non sarà quell’«inginocchiarsi di fronte al mondo» denunciato da Maritain negli ultimi anni della sua vita. L’alternativa al metodo Overton è il ritorno all’essenziale, il ritorno alla fonte.

Qual è la «fonte e apice di tutta la vita cristiana».1? IL SACRIFICIO EUCARISTICO! «Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini».2  Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell’Altare, nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore.

Scrive San Giovanni Paolo II nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia:

12. […] In effetti, «il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio». Lo diceva efficacemente già san Giovanni Crisostomo: «Noi offriamo sempre il medesimo Agnello, e non oggi uno e domani un altro, ma sempre lo stesso. Per questa ragione il sacrificio è sempre uno solo. […] Anche ora noi offriamo quella vittima, che allora fu offerta e che mai si consumerà». La Messa rende presente il sacrificio della Croce, non vi si aggiunge e non lo moltiplica. Quello che si ripete è la celebrazione memoriale, l’«ostensione memoriale» (memorialis demonstratio) di esso, per cui l’unico e definitivo sacrificio redentore di Cristo si rende sempre attuale nel tempo. La natura sacrificale del Mistero eucaristico non può essere, pertanto, intesa come qualcosa a sé stante, indipendentemente dalla Croce o con un riferimento solo indiretto al sacrificio del Calvario.  13. In forza del suo intimo rapporto con il sacrificio del Golgota, l’Eucaristia è sacrificio in senso proprio, e non solo in senso generico, come se si trattasse del semplice offrirsi di Cristo quale cibo spirituale ai fedeli. Il dono infatti del suo amore e della sua obbedienza fino all’estremo della vita (cfr Gv 10,17-18) è in primo luogo un dono al Padre suo. Emerge talvolta una comprensione assai riduttiva del Mistero eucaristico. Spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno. Inoltre, la necessità del sacerdozio ministeriale, che poggia sulla successione apostolica, rimane talvolta oscurata e la sacramentalità dell’Eucaristia viene ridotta alla sola efficacia dell’annuncio.

È questo il punto cruciale: il Mistero eucaristico: spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno. Separare il Mistero eucaristico dal Sacrificio eucaristico provoca, alla fin fine, la perdita della fede nella presenza reale e sostanziale. Scrive ancora San Giovanni Paolo II nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia:

15. La ripresentazione sacramentale nella Santa Messa del sacrificio di Cristo coronato dalla sua risurrezione implica una specialissima presenza che – per riprendere le parole di Paolo VI – «si dice “reale” non per esclusione, quasi che le altre non siano “reali”, ma per antonomasia perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente».22 È riproposta così la sempre valida dottrina del Concilio di Trento: «Con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione».

Il Mistero eucaristico, spogliato del suo valore sacrificale, si riduce per forza a…. pane speciale.

Nella sua intervista rilasciata a Il Foglio del 14-10-15, il card. Burke dice una cosa da brividi:

“Secondo me la principale causa della perdita di fede eucaristica e di tutte le offese offerte al Signore nella sua presenza reale nel santissimo sacramento è una catechesi vacua e perfino erronea che ha pervaso la Chiesa negli Stati Uniti per almeno gli ultimi quarant’anni. Non posso pronunciarmi sulla situazione della catechesi in altri paesi. Già al tempo della mia ordinazione, nel 1975, ho scoperto che i testi di catechesi sull’eucaristia erano gravemente mancanti. Ho insegnato ai bambini, preparandoli per la prima comunione e ho dovuto – fronteggiando anche la resistenza di certi catechisti – lavorare molto per insegnare loro la dottrina essenziale sull’eucaristia e il dovuto comportamento al momento della santa comunione e davanti al santissimo sacramento. Mi ricordo che, nel primo anno, quando domandai ai candidati per la prima comunione che cosa è la sacra ostia, la risposta comune (imparata dai testi della catechesi) fu che è ‘pane speciale’. Quando ho tentato di precisare che, se anche la sacra ostia ha l’apparenza di pane, non è più pane ma il corpo di Cristo, i bambini rimanevano stupefatti: era una cosa che non avevano mai sentito”.

Ora, si può negare a qualcuno il pane speciale? No, evidentemente. Da qui il gesto del bambino di darne un pezzo al papà. A quel bambino, nessuno ha spiegato il significato della Messa, del Santo Sacrificio che avviene in essa. Guardate tutti i catechismi più in voga per i fanciulli e scoprirete l’assoluta assenza di qualsiasi riferimento al Santo Sacrificio. Cosa fare, allora? Come il il vescovo Fulton J. Sheen ripartiamo dalla testimonianza di una bambina cinese di 11 anni.

Grande testimonianza di quanto affermato in Ecclesia de Eucharistia:

13. […] Nel donare alla Chiesa il suo sacrificio, Cristo ha altre sì voluto fare suo il sacrificio spirituale della Chiesa, chiamata ad offrire, col sacrificio di Cristo, anche se stessa. Ce lo insegna, per quanto riguarda tutti i fedeli, il Concilio Vaticano II: «Partecipando al Sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la Vittima divina e se stessi con essa».

La strada da percorrere è molto semplice e si condensa in 7 punti:

  1. Santo Sacrificio, fonte e apice di tutta la vita cristiana.
  2. Adorazione eucaristica.
  3. Preghiera e digiuno.
  4. Annuncio integro della fede cattolica.
  5. Giudizio morale, severo, rettilineo, costante, limpido e, in un certo senso, intransigente! (Beato Paolo VI omelia alla parabola del frumento e della zizzania. Domenica, 8 novembre 1964)
  6. Testimonianza di vita cristiana.
  7. Ultimo, ma non ultimo: amore misericordioso verso i nostri fratelli e le nostre sorelle.

Il punto 7 è importantissimo, perché porta a compimento tutti gli altri. Invece, partire o isolare il punto 7 è un vero e proprio inganno dell’immanentismo religioso modernista. È una misericordia tutta umana, che non c’entra nulla con quella di Dio. Una misericordia umana che ricorda da vicino la condiscendenza. Verso se stessi anzitutto. Che è la “misericordia” tipica di tutti gli eretici.

L’adempimento dei 7 punti richiede solamente la fede nel mistero dell’incarnazione redentrice del Figlio di Dio. E qui non può non venire in mente l’intervista di Jean Guitton al beato Paolo VI:

«C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri.  Questo, secondo me, è strano. […] Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».

NOTE

1 Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 11.
2 Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis, 5.

Fonte: culturacattolica.it

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