I catto-progressisti strumentalizzano la sofferenza di un bambino

Anche un bambino, autore di un gesto inteso come espressione di affetto verso suo padre (divorziato-risposato), diventa involontario e incolpevole protagonista del Sinodo. Una strumentalizzazione mediatica (e non solo) non inedita, intessuta per spingere i padri sinodali a “cedere” sull’ammissione alla Comunione dei divorziati che si sono risposati civilmente.

di Giuseppe Rusconi (17-10-2015)

C’è un bambino che ha inteso fare un gesto d’affetto verso suo padre, divorziato risposato. Con tale gesto è riuscito – certo involontariamente – a restituire baldanza all’incupita macchina da guerra sinodale. Che ha ridato fiato a trombe e tromboni, ha galvanizzato i gazzettieri, ha esaltato i turiferari fin qui un po’ depressi per scarsità di incenso. Lacrime di commozione e buoni sentimenti, una colossale nuvola dolciastra, una melassa gigantesca che ha straripato laddove la nuovamente gioiosa macchina da guerra ha i suoi terminali per inneggiare alle magnifiche sorti e progressive di un Sinodo che sembrava ormai compromesso.

Roberto Rosa
Roberto Rosa su YouTube

Che cos’è successo? Giovedì mattina, don Roberto Rosa, un sacerdote in servizio a Trieste – un parroco che il Papa ha invitato a partecipare al Sinodo dei vescovi – nel suo intervento ha raccontato un episodio singolare con cui è stato confrontato. Un minimo di prudenza consiglierebbe a chi scrive un minimo di controllo di veridicità di quanto effettivamente accaduto in quella chiesa triestina. Ma prendiamo per buono il tutto, constatando come in un battibaleno la nota fanfara ha intonato un Hallelujah haendeliano che suonava certificazione irrevocabile del fatto..

La conseguenza? Il lettore (ascoltatore, telespettatore) si è dovuto sorbire giovedì sera e ieri titoli come questi: Sinodo: il gesto coraggioso di un bambino riapre il dibattito sui divorziati; Il gesto del bambino commuove il Sinodo; Commuove la storia del bimbo che divide l’ostia con i genitori; L’ostia spezzata dal bimbo in chiesa rilancia il sì alla comunione ai risposati; Il simbolo del Sinodo: l’ostia data dal bimbo ai genitori divorziati e poi risposati; Dove è già arrivato un bambino sapranno arrivare anche i Padri sinodali? E via con decine di lanci analoghi, tutti destinati a muovere ed esaltare i ‘buoni sentimenti’ popolari.

Dentro gli articoli e i commenti (in evidenza perfino sui giornali gratuiti distribuiti agli ingressi della metropolitana) si legge ad esempio del “gesto dirompente” di “un bambino coraggioso” (Ndr: notare l’aggettivo) nel giorno della sua Prima Comunione. Con toni deamicisiani si prosegue, provvisti di un adeguato lacrimatoio: “Il giovinetto di sua iniziativa ha provveduto a spezzare l’ostia in due, dandone una metà al padre che lo accompagnava, ma che essendo divorziato risposato non poteva riceverla direttamente” (NdR: Curioso quel ‘direttamente’… come sarebbe invece ‘indirettamente’?). Ancora: “Il racconto ha commosso papa Francesco e molti dei 270 padri sinodali”. Insomma: “Un episodio piccolo, eppure destinato a incidere più di tante parole nel dibattito serrato di questo Sinodo” (NdR: dalla depressione all’entusiasmo il passo è breve). In un altro commento il gesto del bambino è definito “profezia ecclesiale”e si nota che “un bambino che anticipi i pastori non è una novità”, richiamando addirittura Gesù dodicenne che insegnava nel tempio “ai dottori della legge” . In sintesi: il bambino tenero e incolpevole di Trieste è considerato come l’emblema delle magnifiche sorti e progressive del Sinodo, cioè il grimaldello che serve per scardinare le ancora forti resistenze alle note e auspicate ‘aperture’ ecclesiali, in primo luogo – e come primo di passi ulteriori – a quella riguardante l’accesso alla Comunione per i divorziati risposati. Una strumentalizzazione, che, se fosse stata fatta da altri, avrebbe sollevato la giusta indignazione degli autoproclamatisi tutori del vero giornalismo.

A questo punto, conoscendo un po’ i meccanismi mediatici della nostra società, sgorgano spontanee alcune osservazioni. La prima: nella nostra società massmediatica è costume evidenziare un caso estremo nella speranza di contribuire in misura rilevante al progresso di una causa. La seconda: tale caso estremo suscita sempre vaste emozioni, che fanno leva sui buoni sentimenti. La terza: se c’è di mezzo un bambino, meglio ancora, perché i bambini (salvo quelli uccisi in grembo) fanno simpatia e dunque commuovono di più. Quarto: pensavamo che tale strumentalizzazione di bambini fosse diffusa soprattutto in certe trasmissioni della tv spazzatura o attraverso la mega-diffusione di foto giuste nei momenti giusti in relazione a problemi molto complessi. Invece è penetrata anche nel Sinodo, dove si trattano argomenti che richiedono, per essere affrontati seriamente e proficuamente, mente serena, solidità culturale, fede profonda, lungimiranza e naturalmente anche disponibilità di cuore. Insomma una saggezza complessiva che vada molto al di là del sentimentalismo provocato da alcune cattive consigliere: le facili emozioni, tipiche di una società liquida, non certo di chi vuole edificare sulla roccia.

Fonte: rossoporpora.org

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