La via tedesca è veramente la strada per l’accordo al Sinodo?

La via tedesca è veramente la strada per l’accordo al Sinodo? Se l’intento è tradire il Vangelo, la risposta è sì.

Secondo quanto scrive il Corriere della Sera quella delineata nella relatio dell’unico circolo minore tedesco potrebbe essere considerata la via per un accordo al sinodo. In particolare, rileva il Corriere, sarebbero i riferimenti a S.Tommaso d’Aquino e al Concilio di Trento che vengono fatti dai padri di lingua tedesca a risolvere la questione. Sottolineamo che tali riferimenti erano presenti anche nella famosa relazione del card. Kasper al concistoro del febbraio 2014, quello che ha aperto le danze sulla discussione sinodale. E proprio su questi riferimenti, durante questi due anni di cammino sinodale, non sono mancate le voci profondamente e scientificamente critiche rispetto all’interpretazione fornita da Kasper. Come diceva il prof. Perez-Soba, Istutito Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia di Roma, non è possibile applicare l’epikeia tomista richiamata da Kasper nel senso di deroga alla norma, ma essa consiste “nel comprendere meglio il caso concreto nel senso della giustizia della norma”. Una differenza sostanziale. Inoltre un altro problema sollevato dalla relazione del circolo Germanicus riguarda un primato della coscienza che va ben specificato, per evitare di banalizzarlo in una possibile relativizzazione morale. Leggendo tutte le relatio finora prodotte dai vari circoli minori è difficile pensare che quella del circolo Germanicus possa davvero costituire la via per l’accordo. Tuttavia, per meglio comprendere il tenore dell’intervento del gruppo tedesco pubblichiamo di seguito una nostra traduzione di quanto è stato oggi postato sul sito della diocesi di Vienna, il cui arcivescovo è il cardinale Schonborn, moderatore del circolo.


Guidata dal cardinale Christoph Schönborn il gruppo di lingua tedesca del Sinodo dei Vescovi sul matrimonio e la famiglia ha chiesto una valutazione più forte del singolo caso nella gestione della Chiesa dei matrimoni falliti. Le situazioni concrete non dovrebbero essere inquadrate in un “principio generale”, si legge nella relazione pubblicata Mercoledì 14 Ottobre 2015 dal gruppo di lavoro. Il problema è la “questione di un uso equo e ragionevole della parola di Gesù” (sic!) sull’indissolubilità del matrimonio.

Allo stesso tempo, il gruppo di lavoro si esprime per una positiva revisione ecclesiastica dei rapporti prematrimoniali. Le esigenze pastorali “di concedere un cammino verso il matrimonio sacramentale come tempo di maturazione e non ‘tutto o niente’ che agisca secondo il principio”.

Considerare la coscienza dell’individuo

Misericordia e giustizia non sono opposti. Entrambi i principi di base devono essere applicati alla “rispettiva situazione spesso complessa” con “prudenza e saggezza”. Non si tratta di eccezioni, “in cui la Parola di Dio non è valida.” Ciò che è necessario sarebbe una “pastorale personalmente orientata che consideri, allo stesso tempo, la normatività dell’insegnamento e la personalità degli esseri umani”. Si deve prendere in considerazione la coscienza dell’individuo e rafforzare la sua responsabilità.

Si è ulteriormente affermato che per la Chiesa è inevitabile la tensione tra una “chiarezza necessaria della dottrina del matrimonio e della famiglia” e il “compito pastorale concreto” per accompagnare queste persone e convincerle “, che il loro stile di vita solo in parte coincide con i principi della Chiesa. Che la chiesa si occupa dei divorziati e risposati non è esplicitamente menzionato nel testo. Il tema è nei prossimi giorni esplicitamente all’ordine del giorno.

Il gruppo di lavoro tedesco comprende un totale di 14 cardinali e vescovi provenienti da nove nazioni. Tra questi ci sono il cardinale Christoph Schönborn e il vescovo Benno Elbs dall’Austria, il prefetto della congregazione della Dottrina della Fede, cardinale Gerhard Ludwig Müller, il Cardinale Walter Kasper, il cardinale Kurt Koch, il cardinale arcivescovo di Monaco, cardinale Reinhard Marx, e il cardinale lituano Audrys. Altri membri sono il patriarca melchita Gregorio III. Laham e i vescovi provenienti da Serbia, Finlandia, Croazia, Ungheria e Slovacchia.

Fonte: sinodo2015.lanuovabq.it

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