Andrea Tornielli, vaticanista di successo, giornalista senza dignità

Tornielli è sempre stato al servizio non dell’Onnipotente, ma del potente di turno.

di Francesco Agnoli (15-10-2015)

“Non la pensava così, solo pochi anni fa…”. Così mi dice uno dei monsignori cui Andrea Tornielli, oggi coordinatore di Vatican Insider, faceva le sue telefonate, all’epoca di Benedetto XVI, per fare due chiacchiere… No, non era così. Ieri il vaticanista Tornielli era un ratzingeriano di ferro, oggi è un po’ la punta di diamante dello schieramento pro Kasper e pro rinnovamento dottrinale. Il cardinal Martini, per intenderci, è diventato un “profeta”, e Kasper il suo successore. Con molta grinta Tornielli non lesina le legnate virtuali ai cardinali che in quest’anno si sono spesi per argomentare, con dei libri, la loro posizione riguardo al matrimonio.

Tornielli non era imparziale un tempo, e non lo è oggi. Il ruolo di cronista gli sta stretto: preferisce mescolarlo a quello di opinionista. Nulla di male, anzi, se non fosse che questo espone, però, a molte considerazioni. Perché chi fa l’opinionista è poi giocoforza che finisca nella “guerra” delle opinioni. Soprattutto se ha cannoni potenti con cui sparare; se poi abbraccia con tanto vigore le tesi minoritarie all’interno della Chiesa, anche di oggi, ma maggioritarie nel mondo, inevitabile che finisca per scontrarsi con chi non comprende né perché la Chiesa dovrebbe cambiare idea su principi fondamentali che ha sempre professato, né perché Tornielli stesso abbia cambiato così fieramente e tempestivamente, secondo qualcuno, “sponda”.

Divorziati-risposati

Non tanto tempo fa, Benedetto XVI regnante, proprio riguardo alla comunione ai divorziati risposati, Tornielli scriveva:

Talvolta si rischiano generalizzazioni, come quella di pensare che i divorziati siano in quanto tali esclusi dalla comunione. Non è vero. Lo sono soltanto i divorziati che essendosi sposati in chiesa la prima volta, hanno contratto dopo la separazione un nuovo matrimonio civile oppure convivono stabilmente con un nuovo compagno o compagna. Pur essendo la prassi dell’esclusione molto antica, ancora nei primi anni Settanta, la Congregazione per la dottrina della fede ammetteva la «probata praxis in foro interno», cioè l’ammissione ai sacramenti per scelta di coscienza approvata dal confessore. Le rigorose norme attuali risalgono all’esortazione apostolica «Familiaris Consortio», di Giovanni Paolo II (1981) e sono state ribadite da Benedetto XVI nella «Sacramentum Caritatis» (2007). Papa Ratzinger, che più di una volta ha mostrato attenzione al problema, raccogliendo le indicazioni emerse dal Sinodo dei vescovi definisce «situazioni dolorose» quelle «in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze». Un problema pastorale «spinoso e complesso, una vera piaga dell’odierno contesto sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti cattolici». Ma ribadisce la prassi della Chiesa, «fondata sulla Sacra Scrittura», di non ammettere ai sacramenti i divorziati risposati. Ratzinger invita comunque i divorziati risposati, «nonostante la loro situazione», ad appartenere alla Chiesa, «che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione» alla messa.

L’argomento era spinoso: il suo datore di lavoro, Berlusconi, aveva chiesto di ricevere la comunione, pur essendo, appunto, risposato; il papa di allora, cui un vaticanista non può non guardare con simpatia, la pensava diversamente. Occorreva districarsi tra Berlusconi e Benedetto, e Tornielli seppe farlo.

Su Il Timone del febbraio 2012 però Tornielli parla chiaro, in un articolo contro i “ribelli” a Benedetto XVI: Le Chiese del nord e del centro Europa sono attraversate da venti di ribellione. C’è chi lo chiama «scisma silenzioso», chi invece minimizza. Di certo di tratta di un fenomeno preoccupante, che interessa Paesi di antica tradizione cattolica, come l’Austria o il Belgio.

Succede persino questo, udite udite: In Belgio, ad esempio, oltre duecento sacerdoti, spalleggiati da migliaia di fedeli, chiedono per iscritto l’ammissione dei divorziati-risposati alla comunione, l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati ma anche delle donne, nonché la possibilità per i laici di tenere l’omelia durante la messa domenicale….

Se così la pensava ieri, e oggi all’opposto, cosa è successo?

Gli inizi della carriera

Sarà bene allora tornare indietro nel tempo, quando Tornielli era collaboratore del mensile ciellino 30Giorni. Cl era allora la “destra” della Chiesa, e Tornielli, stava, appunto, saldamente a “destra”. Cioè un po’ all’angolo. Sul numero di 30Giorni del giugno 1992 si può trovare un suo dossier sulla liturgia. Il titolo, in copertina: La massoneria e l’applicazione della riforma liturgica. Il titolo, all’interno: Una babele cercata. All’interno dell’articolo il giovane Tornielli accenna anche alla presunta affiliazione massonica di mons. Annibale Bugnini e ricorda come la sua spedizione in Iran fosse stata proprio una punzione a causa delle frequentazioni massoniche del principale artefice della riforma liturgica. Nel dossier compare poi un lungo articolo dell’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, J. Ratzinger, così intitolato: Una messa degenerata in show. Parole e concetti, come si vede, molto forti, di cui Tornielli si è fatto portatore per anni. Non per nulla era allora considerato dalla Fraternità san Pio X, un giornalista “amico”. Oggi sembra che le idee dell’illustre vaticanista siano cambiate, o almeno molto più prudenti.

Al Giornale dei fratelli Berlusconi

Mentre si fa le ossa a 30Giorni e al Sabato, dopo una collaborazione al giornale diretto da Giuliano Ferrara, il Foglio, Tornielli approda al quotidiano di casa Berlusconi. Vi rimane circa 15 anni, scrivendo quello che scrive un vaticanista del Giornale: non sono previste esaltazioni degli ecclesiastici pauperisti, né di quelli sinistrorsi. Stare a fianco di Berlusconi e fare il vaticanista di “destra” sta bene, nell’epoca dei “principi non negoziabili”, della legge 40 e nell’era Ruini.

Anche l’intrallazzone Bertone va difeso: è pur sempre Segretario di Stato. Oggi è, giustamente, tra gli impresentabili.
Anche l’intrallazzone Bertone va difeso: è pur sempre Segretario di Stato. Oggi è, giustamente, tra gli impresentabili.

Arrivano così gli anni di papa Benedetto.

Tornielli può vantare un crescente numero di informatori che si fidano di lui, in Vaticano. Le sue interviste di allora privilegiano non i martiniani o i progressisti, ma i consevatori, i tradizionalisti, i ratzingeriani. E fioccano anche gli scoop, senz’altro legati alle buone amicizie vaticane.

Sotto Benedetto, Tornielli esce piano piano dal ghetto della destra, diventa un vaticanista accreditato, e con Paolo Rodari, allora vaticanista del Foglio, finito poi con un doppio salto mortale a Repubblica, scrive un libro apologetico e coraggioso: Attacco a Ratzinger. Accuse e scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI. Benedetto è, allora, il nume. Oggi sembra sia urgente capovolgere l’indirizzo da lui dato in campo etico, e non di poco.

Il Timone e la Bussola

Sono gli anni in cui Tornielli si scopre fervente apologeta. L’apologetica lo vede infatti in prima fila, soprattutto nella difesa di un papa tradizionale come Pio XII. Tornielli scrive libri storicamente pregevoli, e i suoi fans crescono.

ornielli intervista mons. Luigi Negri, oggi un “impresentabile”.
Tornielli intervista mons. Luigi Negri, oggi un “impresentabile”.

Sono gli anni in cui collabora al mensile di apologetica il Timone, non propriamente un mensile kasperiano o pregressista: il mensile che ha organizzato in questi giorni a Roma, per il sinodo, un incontro pubblico con i cardinali Burke e Caffarra.

Tornielli viene invitato a presentare i suoi libri a destra e a manca. Poco, o nulla, a sinistra. Uno che scrive sul giornale di Berlusconi, difende Pio XII… non è molto apprezzato in certi ambienti.

Dal mondo del Timone nasce la Bussola quotidiana: Tornielli diviene il primo direttore (caporedattore Cascioli, collaboratori: Messori, Negri, Palmaro…). Sembra che qualcuno oggi glielo ricordi, quando si lamenta per le molte interviste a cardinali non kasperiani presenti su quel quotidiano (un po’ rinnovato, si chiama oggi la Nuova Bussola, ma sostanzialmente ha gli stessi collaboratori di un tempo e la stessa linea ideale).

È anche l’epoca della grande e fugace amicizia tra Tornielli e Vittorio Messori, il cattolico retrogrado, il giornalista apologeta, che aveva dedicato un libro all’odiato prefetto Ratzinger quando era solo il panzer tedesco. Tornielli e Messori duettano di continuo, sino a scrivere un libro intervista insieme.

ornielli presenta Messori come uno di coloro che hanno denunciato “abusi e crisi” post conciliare. Una lettura che Messori condivide ancora; Tornielli non ne parla più.
Tornielli presenta Messori come uno di coloro che hanno denunciato “abusi e crisi” post conciliare. Una lettura che Messori condivide ancora; Tornielli non ne parla più.

Messori è, all’epoca, un uomo stimato da Bendetto XVI, e tenuto in considerazione da eminenti prelati.

Oggi Messori è uscito di scena: sia da quella ecclesiastica, sia dalle interviste tornielliane. L’unico accenno a Messori, da parte di Tornielli, sarà una critica per alcune sue considerazioni alla fine del 2014.

In politica arriva l’epoca in cui si apre la crisi di Berlusconi: l’uomo perde molti colpi ogni giorno, viene travolto dagli scandali sessuali, strumentali quanto si vuole, e il vaticanista del Giornale si sforza di difendere il suo editore. Dando voce agli ecclesiastici molto alternativi alla sinistra, che esprimono dubbi su quanto sta accadendo…

Poi cambiano gli editori (Tornielli viene assunto da la Stampa), cambiano i papi, e anche idee e frequentazioni possono, diciamo così…rinnovarsi…. […]

Sono tanti gli “amici” che si perdono per strada: sopra, un Tornielli da poco a Vatican Insider, in piena era Benedetto, intervista (lo farà più volte) il ratzingeriano mons. Nicola Bux, per difendere il cardinal Muller dalle critiche tradizionaliste: sia Muller che Bux sono oggi spariti da Vatican insider, sostituiti da Kasper, Riccardi, Enzo Bianchi…
Sono tanti gli “amici” che si perdono per strada: sopra, un Tornielli da poco a Vatican Insider, in piena era Benedetto, intervista (lo farà più volte) il ratzingeriano mons. Nicola Bux, per difendere il cardinal Muller dalle critiche tradizionaliste: sia Muller che Bux sono oggi spariti da Vatican insider, sostituiti da Kasper, Riccardi, Enzo Bianchi…

Fonte: libertaepersona.org

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