Sinodo. Un tweet non fa primavera

Mai così segreti i lavori dell’assise. Inservibili le notizie fornite dai canali ufficiali. Inesistenti le traduzioni per i padri che non conoscono l’italiano. Il simbolico gesto di rottura dei vescovi polacchi.

di Sandro Magister (10-10-2015)

Che fin dall’inizio tra i padri sinodali ci fosse una diffusa insoddisfazione per come erano state fissate le procedure del sinodo, non era un mistero. E infatti alcuni di essi hanno subito elevato protesta, nella prima delle congregazioni generali, tenute come le altre a porte chiuse. Già il Concilio Vaticano II aveva mostrato come il controllo delle procedure sia un fattore decisivo per governare e indirizzare un’assemblea.

Per far tacere la protesta, la mattina del secondo giorno del sinodo è intervenuto papa Francesco in persona. Che ha rivendicato a sé la decisione sulle procedure adottate e ha chiesto ai padri di “non cedere all’ermeneutica cospirativa, che è sociologicamente debole e spiritualmente non aiuta”.

x-png_1351153C’è voluto però un tweet di un gesuita membro del sinodo, padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, perché si avesse notizia di queste precise parole di Francesco, che padre Federico Lombardi, il portavoce autorizzato, anche lui gesuita, s’era guardato dal citare, nel riassumere alla stampa l’intervento papale.

Incalzato il giorno dopo dai giornalisti, padre Lombardi ha detto di non aver riferito quelle parole né di volerle smentire, perché “seguo dei criteri precisi nella comunicazione, e quindi non è che debba dire tutto quello che chiunque può pensare di dover dire”. E con ciò il direttore della sala stampa vaticana ha candidamente ammesso che valgono per lui – come per gli altri portavoce ufficiali del sinodo – delle precise regole d’ingaggio, alle quali si deve attenere.

Francesco e alcuni padri sinodali.

Un episodio rivelatore di come la macchina del sinodo è stata rimodellata, da quando Jorge Mario Bergoglio è papa, per sua volontà.

Anche con i papi precedenti i sinodi si tenevano a porte chiuse. Ogni giorno, però, era fornito ai giornalisti l’elenco di tutti i padri intervenuti, con le sintesi dei rispettivi interventi scritti dagli stessi autori, che anche L’Osservatore Romano pubblicava quotidianamente. In più, per i giornalisti accreditati, divisi in gruppi linguistici, c’erano ogni giorno dei briefing con dei portavoce autorizzati, che fornivano altri particolari sull’andamento della discussione.

Niente di tutto questo nei due sinodi convocati da papa Francesco. Ai giornalisti vengono dati solo i nomi dei padri intervenuti, più un sommario elenco degli argomenti toccati, ma senza mai dire chi ha detto che cosa. Cioè un materiale inservibile, per chi voglia ricostruire il reale svolgimento del sinodo. Ma questa è la volontà di Francesco, come lui stesso ha detto più di una volta. I padri sinodali non sono tenuti a questi stessi vincoli. Ciascuno, se vuole, può rendere pubblici i propri interventi. O dare interviste. O raccontare a chi desidera che cosa accade in aula. Ma è evidente che questa disordinata liberalità è altra cosa rispetto al fornire quotidianamente ai giornalisti una completa e imparziale documentazione d’insieme.

In assenza di una adeguata e sistematica informazione da parte della Santa Sede, è nata così proprio in un nucleo di padri sinodali la decisione di fare loro, spontaneamente, quello che l’organizzazione del sinodo rifiuta di fare.

Giovedì 8 ottobre, sul sito web della conferenza episcopale polacca, è comparso in lingua francese il resoconto preciso dei 42 interventi in aula della prima giornata del sinodo: > Interventions des Peres Synodaux. Deuxième Assemblée Générale

  • Si è così saputo, ad esempio, che il vescovo belga Johan Jozef Bonny ha invocato che “si apprezzino gli elementi positivi nelle unioni civili” e che “si lascino spazi di manovra ai vescovi locali”.
  • Che il neocardinale panamense José Luis Lacunza Maestrojuán ha chiesto a Pietro, cioè al papa, “di essere altrettanto misericordioso di Mosé” che concedeva il divorzio ai “duri di cuore”.
  • Ma che l’arcivescovo bielorusso Tadeusz Kondrusiewicz ha loro obiettato che “dare i sacramenti ai divorziati risposati è accettare il divorzio” e che in ogni caso non era questo il momento di parlarne, ma la terza settimana del sinodo, come stabilito nell’agenda dei lavori.
  • Si è saputo che il cardinale tedesco Reinhard Marx si è detto negativamente “stupito dalla relazione introduttiva del cardinale Péter Erdõ”.
  • Mentre al contrario il cardinale venezuelano Jorge Liberato Urosa Savino ha “ringraziato Erdõ per il bel testo della relazione”.
  • L’arcivescovo canadese Paul André Durocher ha criticato a fondo la prima parte dell’Instrumentum laboris – il documento base della discussione, riconfermato come tale dal papa –, perché “puramente sociologica” e quindi da “completare in una prospettiva di fede”.
  • E la stessa critica ha fatto il cardinale australiano George Pell, che ha poi preso di mira le procedure imposte al sinodo e ha chiesto polemicamente: “Perché la commissione che redigerà relazione finale del sinodo è stata così composta?”, ben sapendo che era stato il papa a scegliere i componenti della commissione, con una schiacciante prevalenza di novatori.

È solo grazie ai vescovi polacchi, quindi, che si è avuto un quadro più preciso della burrascosa discussione che ha indotto papa Francesco, la mattina dopo, a intervenire.

In sinodo i cardinali e vescovi di Polonia sono cinque e si muovono come una squadra compatta, di segno decisamente “conservatore”, come mostra la loro presa di posizione collettiva pubblicata in sei lingue prima del sinodo sul sito web della conferenza episcopale: > Posizione dei vescovi polacchi prima del sinodo

Molti ingenuamente si chiedevano se la loro iniziativa di pubblicare il resoconto dettagliato della prima giornata dei lavori avrebbe indotto la segreteria del sinodo, e in definitiva il papa, ad assicurare una più adeguata copertura mediatica dell’evento. In realtà è avvenuto che i vescovi polacchi hanno cancellato quella pagina dal loro sito, dopo le rimostranze in aula del cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo.

C’è poi un altro forte cambiamento intervenuto con papa Francesco nell’organizzazione dei sinodi, che riguarda anch’esso la copertura mediatica ma più ancora i lavori in aula.

Prima di Francesco i sinodi trasformavano il Vaticano in un laborioso cantiere. Uno squadrone di parecchie decine di traduttori, molti chiamati apposta da fuori d’Italia, era messo all’opera 24 ore su 24 per assicurare un’istantanea versione in più lingue di tutti i testi sinodali, ma proprio tutti, dalla relazione introduttiva ai rapporti dei “circuli minores” alle proposizioni finali, comprese le sintesi scritte di ciascun intervento in aula.

Oggi, di questo cantiere non c’è più nemmeno l’ombra. La relazione introduttiva del cardinale Erdõ – pur avvertita di capitale importanza da favorevoli e avversari – è stata letta in aula in italiano. E così è rimasta, nonostante molti dei 270 padri sinodali non siano affatto a loro agio con la lingua di Dante. Se alcune ore dopo è stata messa in rete una sua traduzione integrale in inglese, lo si deve non agli uffici vaticani, bensì alla Catholic News Agency, degli Stati Uniti: > Full text of Cardinal Erdõ’s introductory report

Molti padri sinodali temono che lo stesso avverrà per i rapporti dei circoli linguistici minori, redatti ciascuno nella rispettiva lingua e destinati a restare così, senza traduzioni di sorta.

Ma il peggio avverrà con la relazione finale, da votare punto per punto nelle convulse battute conclusive del sinodo. “Se sarà letta e messa ai voti solo in italiano, in tanti rischiamo di non essere ben sicuri su ciò che andremo a votare”, ha lamentato in conferenza stampa l’arcivescovo di Philadelphia Charles Chaput.

Già nel sinodo dell’ottobre del 2014 accadde questo. Per non dire delle scorrettezze che avvennero dietro le quinte nel pieno dei lavori, quando chi aveva il controllo delle procedure – la segreteria speciale del sinodo in primo luogo – si avvalse di questo per produrre quell’artefatto documento che portava il titolo di “Relatio post disceptationem”, poi smascherato in pubblico dallo stesso cardinale Erdõ e travolto in aula dalle successive discussioni: > La vera storia di questo sinodo. Regista, esecutori, aiuti (17.10.2014)

Una più dettagliata ricostruzione di quella e di altre manovre è in questo E-Book di Edward Pentin, edito da Ignatius Press: > The Rigging of a Vatican Synod?

“L’ermeneutica cospirativa” contro cui papa Francesco si è scagliato non è purtroppo priva di appigli.

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Le relazioni dei tredici “circuli minores” presentate in aula il 9 ottobre: > Relazioni dei circoli minori sulla prima parte dell'”instrumentum laboris”

Il precedente servizio di http://www.chiesa sul sinodo in corso: > Sinodo. Il primo colpo a segno è dei conservatori

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Fonte: chiesa.espresso.repubblica.it

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