Danilo Quinto: A chi appartenete? A Gesù o a Satana?

«Lo dico umilmente e in piena coscienza davanti a Dio: non prego per il Sinodo».

di Danilo Quinto (05-10-2015)

Certuni lo chiamano «coming out». Altri si lamentano per l’«indebita pressione mediatica». Diciamo le cose come stanno: le dichiarazioni rese da Monsignor Krzysztof Charamsa sono espressione di Satana.

image-20150918-12343-159m3gbNon c’è bisogno – come alcuni auspicano – che altri seguano l’esempio di Charamsa per comprendere cosa sta avvenendo. Da innumerevoli «segni» – che hanno preceduto, accompagnato, seguito fino ai giorni nostri, il Concilio Vaticano Secondo – è evidente che la lobby omosessualista e quella massonica di stampo catto-progressista, dominano la Chiesa fondata da Gesù. Le parole del 29 giugno 1972 di Paolo VI – «da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto», le uniche che apprezzo di quel pontificato – sono ampiamente e del tutto superate dal «lavoro» svolto negli ultimi cinquant’anni. Un lavoro raffinatissimo, abilissimo e geniale, com’è nelle «doti» e nelle «qualità» del «principe di questo mondo». E’ il «mestiere» della «bestia», che «ha natura sì malvagia e ria, che mai non empie la bramosa voglia, e dopo ‘l pasto ha più fame che pria» (Commedia, Inferno, I, 97-99).

La «bestia» – che tentò Gesù (Luca 4,1-13), che indusse un Suo apostolo a tradirlo e un altro a rinnegarlo, il cui «impero» fu definitivamente sconfitto con la Passione, la Morte e la Resurrezione di Nostro Signore – è nella Chiesa. Gesù ha vinto il suo «impero». Non ha eliminato dal mondo la realtà fisica, personale e spirituale del male, tanto che ci ha indicato gli strumenti, le armi per combatterlo (la preghiera, il digiuno, la vigilanza, la fermezza nel respingere la tentazione, la Sacra Scrittura, l’abbondono pieno di speranza alla volontà di Dio) e i principi, le regole – immutabili nel tempo e immodificabili – per stare dalla parte del bene.

La questione che oggi si vive è semplice e drammatica allo stesso tempo: chi dovrebbe svolgere solo il compito d’indicare all’umanità dove sta il bene e dove sta il male – avendo peraltro il privilegio di «conoscere già tutto», perché tutto è già stato scritto e tramandato da due millenni – asseconda il ruolo della «bestia».

Lo dico umilmente e in piena coscienza davanti a Dio: non prego per il Sinodo. Non credo minimamente nell’ancoraggio spirituale e soprannaturale di questo Sinodo. Sono convinto che Dio sia del tutto disinteressato alle discussioni che si preannunciano sul sacramento del matrimonio, sull’omosessualità, sulle relazioni amorose (o familiari) tra persone dello stesso sesso o sulla sessualità e la procreazione responsabile. Sono discussioni volute e fomentate da Satana, che gode di un potere sempre più solido, iattante e «sfolgorante». Con esso si dovrebbero misurare i padri sinodali e con null’altro. Non c’è una dialettica da preservare, un dialogo da custodire, una tolleranza da coltivare.

Il cuore delle tentazioni a cui viene sottoposto Gesù nel deserto è costituito da due elementi: abbandonare la via indicata da Suo Padre per seguire strade più semplici e facili (l’attrattiva della carne, la speranza della gloria e l’ambizione del potere) e utilizzare e strumentalizzare Dio a fini mondani. L’immonda «modernità» di duemila anni fa proponeva all’Uomo-Dio le stesse cose che l’ immonda «modernità» di oggi propone agli uomini di oggi.

E’ stato Satana a indurre la Chiesa conciliare a prostrarsi al mondo, ad ingraziarselo, a comprendere e giustificare i suoi «diritti» in contrapposizione alla legge divina, dismettendo di svolgere il suo ruolo principale, quello profetico: l’annuncio della Verità e della Salvezza. Il «dialogo» – parola che nelle Sacre Scritture nemmeno esiste – si svolge con un mondo dominato dai «Potentati delle tenebre». La «misericordia di Dio», così come viene divulgata e propagandata, diviene lo strumento per l’abolizione del peccato, partendo da quello «originale», che viene inteso e «vissuto» solo come fatto simbolico, al pari delle «dimensioni» in cui si troverà l’anima dell’uomo dopo la morte: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso sono realtà delle quali non si parla perché ad esse non si crede. La «distinzione tra il bene e il male» viene rimessa alla buona volontà dell’individuo, che avrebbe un solo vincolo: quello della sua «coscienza», che se intesa come indipendente dal suo Creatore e dalla Sua Legge, ha lo stesso valore del letame. Non si evangelizza e non si chiede la condivisione della Croce di Cristo. L’ecumenismo d’accatto equipara la religione della Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana a qualsiasi altro tipo di religione, in nome di una felicità e di una pace «terrene», di cui nelle Scritture, nel Magistero e nella Dottrina dei duemila anni di storia della Chiesa non vi è alcuna traccia. Se i primi cristiani avessero fatto questo, avrebbero sicuramente evitato il martirio, ma il Cristianesimo non sarebbe neppure esistito.

In questo tempo storico così putrido e infame, nel corso del quale il Nemico di Dio sta sferrando un attacco senza precedenti per possedere l’intera umanità, coloro che Gesù chiama Suoi «amici» – perché amano Suo Padre – hanno una sola strada da percorrere: quella che ha praticato Gesù per Gerusalemme e che lo portò sul Golgota. Si deve guardare, inginocchiati, solo alla Croce. Non agli uomini. Prima si ama la Croce. Se quest’amore si esprime nella sua pienezza, solo allora si possono amare gli uomini. Quella Croce, se condivisa nel crogiuolo formativo della sofferenza e nell’abbandono alla Sua volontà, può concedere una gioia infinita. Può asciugare tutte le lacrime, per trasformarle in perle di carità e amore. Questa è la forza della Verità. Essa muove il mondo, lo alimenta. E’ il corpo di Gesù Crocifisso. Egli, sulla Croce della Verità, ci ha indicato come comportarci: solo la perfetta imitazione di Cristo santifica la nostra vita e la rende, viva, piena, degna.
Rispondano, i padri sinodali, solo a queste parole di Gesù: «Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde» (Mt 12,30).

Fonte: chiesaepostconcilio.blogspot.it

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