“Mitis Iudex”, una riforma che non soddisfa nessuno

La riforma dei processi di nullità dei matrimoni non tocca la dottrina (non può) ma cerca di ovviare a problemi oggettivi introducendo – soprattutto con il processo breve – procedure che nei fatti renderanno impossibile per molti matrimoni stabilire veramente la loro validità.

di Edward Peters*

Le argomentazioni di Ross Douthat (noto blogger ed editorialista del New York Times, ndr) sulla “fine del gioco” di Papa Francesco sono interessanti (come sempre) e ampiamente condivisibili. Ma su un importante aspetto sono in disaccordo. Scrive infatti Douthat: «I processi di nullità accelerati indeboliscono la credibilità della dottrina cattolica sia nelle implicazioni che negli effetti. Ma non ribaltano formalmente l’insegnamento della Chiesa sulla natura del matrimonio e della comunione». Due, forse tre volte Douthat sottintende che la strategia di papa Francesco (primariamente quella dimostrata attraverso la riscrittura delle procedure di nullità in Mitis Iudex) è una vittoria (anche se piccola) dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, il divorzio, il nuovo matrimonio e la ricezione della Comunione.

OSSROM15823_ArticoloIo dico di no. La strategia di Francesco non è una vittoria dell’insegnamento della Chiesa su questi temi per la semplice ragione che l’insegnamento della Chiesa su questi temi non è mai stato a rischio.

Forse è vero che con l’incoraggiamento espresso del Papa o semplicemente sulla scia dello stile di governo di Francesco, alcuni ecclesiastici di peso abbiano sostenuto cambiamenti nell’insegnamento formale della Chiesa sulla permanenza del matrimonio. E che a loro volta alcuni osservatori delle cose della Chiesa siano stati portati a speculare attorno a uno scisma qualora tali cambiamenti dovessero essere approvati. Ma tutti questi sforzi per cambiare la dottrina non hanno senso e ogni speculazione su uno scisma è assurda.

I Papi non possono (non dico: non potrebbero, non dovrebbero, non è probabile che…; ma proprio non possono) cambiare l’insegnamento fondamentale della Chiesa su queste materie; e (anche ammettendo una premessa impossibile) nemmeno una volta ho sentito un difensore cattolico del matrimonio ipotizzare di procedere in uno scisma se accade l’impossibile.

Questo non significa dire che le preferenze dei cardinali Kasper e Marx, per dirne due, non abbiano fatto un danno serio alla chiarezza dell’insegnamento della Chiesa su questi temi. Hanno provocato danni, anche oltre la dottrina del matrimonio: in particolare Kasper alla teologia sacramentale e Marx all’ecclesiologia. Ma le probabilità di un ribaltamento formale della dottrina della Chiesa sul matrimonio (o su qualsiasi cosa che la Chiesa ha ricevuto da Cristo) sono e saranno per sempre zero. Pertanto dal momento che qui non c’è stato alcun rischio reale di cambiamenti impossibili alla dottrina, le nuove norme sulla nullità promulgate dal Papa non possono essere annoverate come una “vittoria” della dottrina. Chiunque pensi altrimenti temeva un danno che non poteva passare.

Ma mentre qualcuno tira un sospiro di sollievo perché la Chiesa ha schivato una pallottola (che però non poteva mai giungere a colpire la meta), mi pare che la disciplina della Chiesa (quel piccolo spazio vitale dove le ruote dottrinali mordono l’asfalto pastorale) sia seriamente minacciata da parte di Mitis Iudex e che i vescovi debbano chiedere con urgenza un grande passo indietro dall’attuazione delle sue norme più radicali (specialmente l’opzione del percorso breve di nullità). Potrei aggiungere che data la struttura gerarchica della Chiesa, divinamente imposta, se qui i vescovi non agiscono, c’è ben poco che qualcun altro possa fare.

Per essere chiari, l’attuale processo di nullità, come ogni processo deliberativo proveniente dagli esseri umani, non è perfetto. In esso alcune cose (ad esempio la revisione obbligatoria dei tribunali d’appello) potrebbero essere riformate e, se eliminate (come ordina Mitis Iudex), accelererebbe le cose. Ma la maggior parte di quanto resta del processo di nullità, puramente come questione di legge naturale, è necessario per il perseguimento ragionevolmente affidabile della giustizia. Ciò che la critica del ricorso al tribunale non sa vedere o rifiuta di ammettere, critica dopo critica e dopo critica, è che quello di nullità è un processo legale: non teologico, non pastorale, ma un processo legale, disegnato per rispondere ad un’importante questione legale e cioè se due persone capaci hanno dato correttamente il loro consenso al matrimonio. È una questione di sì o no, rispetto alla quale ogni cosa, ed intendo dire ogni cosa, al di fuori di ciò che le nullità sono e significano nella Chiesa, passa in secondo piano. Dai la risposta sbagliata a questa domanda e tutto ciò che ne consegue sarà sbagliato.

Ora la Mitis Iudex non cambia di uno iota o un apice l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. Ripete la natura immodificabile dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e l’importanza di avere una procedura ecclesiastica per indagare il carattere dei matrimoni contratti dai fedeli. Ma l’opzione di percorso breve di nullità offerto in Mitis Iudex oglie un significativo numero di matrimoni (inevitabilmente tendente ad allargarsi) dalla protezione reale offerta non dalle commoventi recitazioni dell’insegnamento della Chiesa, ma dalla disciplina pratica esercitata nei casi di nullità in tribunali formali.

Veramente Mitis Iudex priva una così larga fascia di matrimoni da questa sorta di protezione procedurale: sorda, esigente, ma efficace (beh, almeno tanto efficace quanto uomini che non sono angeli possono renderla), tanto che Francesco stesso ammette i rischi inerenti alle nullità brevi e semplicemente si appella ai vescovi diocesani per assicurarsi che ciò che è quasi inevitabile non si verifichi (vescovi a cui, per quanto si sappia, non è stato chiesto se volessero o figuriamoci se fossero in grado di compiere tale incarico). Ma nel giro di tre mesi, a meno che Mitis Iudex non sia significativamente modificata, o rimandata, a tutti i vescovi diocesani sarà chiesto di esaminare personalmente numerosi casi di processi di nullità.

Le implicazioni di questo cambiamento superano la mia povera immaginazione. In sintesi:

  • Coloro (sembra siano un discreto numero) che vogliono cambiare l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio (e/o sul divorzio e la possibilità di risposarsi, la necessità di pentimento del peccato per la riconciliazione, l’astenersi dalla Santa Comunione per chi si ostina nel peccato oggettivo grave, ecc…) non sono soddisfatti di Mitis perché Mitis non cambia niente di queste cose.
  • Coloro (pochi, sospetto) che pensano che non ci sia bisogno di alcuna riforma del processo di nullità non sono soddisfatti di Mitis perché Mitis offre qualche autentica riforma.
  • Coloro (sono sicuro siano molti) che vogliono qualche riforma del processo di nullità, ma non vogliono riforme che forniscano una via ovvia per aggirare il processo deliberativo, non sono soddisfatti di Mitis perché Mitis riforma il processo in tribunale mentre simultaneamente offre un modo per molti di aggirarlo.

In breve, non so chi sia o chi potrebbe essere soddisfatto di Mitis Iudex così com’è.

*Docente di di Diritto Canonico. Cattedra Cardinale Edmund Szoka, Seminario Maggiore del Sacro Cuore, Detroit. Consulente Supremo Tribunale della Signatura Apostolica, Roma.

L’articolo è stato pubblicato sul blog dell’autore il 13 settembre 2015.

(Trad. di Renzo Puccetti)

© La Nuova BQ (21/09/2015)

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