Nunzio Galantino, il “piazzista da quattro soldi” che piace a papa Francesco

Il “compagno Galantino” non ha mai “misericordia” verbale, né comportamentale, per chi non la pensa come lui.

di Fabio Marchese Ragona

Quando il Papa lo scelse come segretario generale della CEI, era il dicembre 2013 e monsignor Nunzio Galantino era vescovo da soli due anni in una delle diocesi più periferiche d’Italia, Cassano allo Jonio, in Calabria. A colpire Francesco era stato il suo modo di parlare, spesso senza filtri, controcorrente, un modo definito da qualcuno troppo «irruento» e che negli anni gli ha creato non pochi problemi anche all’interno della Chiesa italiana.

Galantino, il vescovo che si esprime come una agit-prop comunista degli anni 50.
Galantino, il vescovo che si esprime come una agit-prop comunista degli anni ’50.

Più di un vescovo, infatti, nelle ultime ore, ha criticato sottovoce la scelta di Galantino di «litigare troppo con i politici». Ma è tutta una questione di carattere: il vescovo Nunzio, foggiano di Cerignola, che tra due giorni festeggerà i suoi 67 anni, è sempre stato così, senza peli sulla lingua, senza troppi giri di parole, anche quando da vescovo puntava il dito contro il malaffare e la mafia. Oggi, dopo aver definito «piazzisti da quattro soldi che cercano solo voti» alcuni esponenti politici sul tema dei migranti, il vescovo preferisce chiudere la faccenda, non parlarne più, e a Il Giornale dice: «Cerco solo di predicare la Parola di Gesù secondo gli insegnamenti del Vangelo e, per favore, basta con queste polemiche». Il riferimento è all’ultima dichiarazione di Salvini che lo ha definito un «vescovo comunista», immagine che a Galantino non piace affatto, così come non piace al Papa esser etichettato come esponente di quell’area, perché, dice lo stesso Francesco, «io sto solo predicando il Vangelo».

Sono accomunati anche da questo Nunzio e Francesco, il vescovo e il Pontefice che vanno giù duro sul tema dell’accoglienza dei migranti e che, nel caso del segretario generale Cei, arriva, pur di difendere la posizione del Papa, anche allo scontro diretto con gli esponenti dei partiti, facendo sospettare, invece, tra i dirigenti del Pd, che dietro le parole del segretario della Cei, in queste ore l’unico vertice della Conferenza Episcopale Italiana a parlare ufficialmente di migranti, si nasconda un attacco della Chiesa rivolto al Governo per Imu e unioni civili («rispetto alle urgenze che si impongono è paradossale questa attenzione del governo al tema», diceva il vescovo lo scorso luglio). Nonostante ciò, dopo l’agosto turbolento fatto di botte e risposte con Salvini e Grillo, non pochi prelati hanno riesumato malignamente le parole pronunciate dal segretario generale della Cei, qualche ora dopo la sua nomina nel 2013: «Se penso a quanti prima di me hanno reso questo servizio – diceva Galantino – dico che c’è voluto un bel coraggio da parte del Papa a chiamarmi».

Ma il vescovo emerito di Cassano se n’è sempre infischiato delle critiche e, senza guardare i colori dei partiti, ha asfaltato questo o quel politico senza distinzioni, dando un colpo al governo «assente sul tema dell’immigrazione» e un colpo all’opposizione fatta anche da «piazzisti di fanfaronate da osteria». Quest’ultima frase però, riportata da Famiglia Cristiana, ha fatto traboccare il vaso e ha costretto il settimanale della Società San Paolo, dopo una valanga di critiche, a fare una retromarcia: «Abbiamo esasperato il tono delle parole di monsignor Galantino, ci scusiamo con Sua Eccellenza». Un dietrofront clamoroso, probabilmente arrivato dopo le lamentele dello stesso monsignore, che alla direzione della rivista cattolica ha ribadito: «Il mio unico e vero interesse è e resta quello di difendere l’operato del Papa nella linea del Vangelo». C’è da dire infatti che la posizione del segretario generale della Cei è in perfetta linea e sintonia con quella espressa più volte, sia in pubblico che in privato, da Papa Francesco, ma con toni più diretti e schietti verso la classe politica, in passato definita dal prelato: «una classe di mezze calzette».

Studioso del pensiero filosofico e politico di Antonio Rosmini, Galantino, per i suoi modi così diretti, non sempre è stato tollerato nella sacre stanze, soprattutto da quei porporati nostalgici dei tempi «gloriosi» del tandem Ruini-Crociata. Poca roba, considerato che il Papa invece lo ha sempre difeso, anzi, lo ha sempre incoraggiato ad andare avanti così, senza peli sulla lingua. Proprio come fa lui.

© Il Giornale (14/08/2015)

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