Il “Crocifisso comunista”, le strane tesi di padre Lombardi

La notizia che ha fatto più tendenza, nel viaggio di Papa Francesco in Bolivia, è il “crocefisso comunista” di Evo Morales.

di Riccardo Cascioli

Avrà detto «Questo non lo sapevo» o «Questo non va bene»? E il suo sorriso era soddisfatto e partecipe oppure imbarazzato? Impazza il dibattito sul senso della scena ripresa in un video in cui si vede papa Francesco ricevere come dono dal presidente boliviano Evo Morales il crocifisso su una falce e martello. Si tratta della copia di una scultura eseguita dal padre gesuita Luis Espinal, ucciso nel 1980, a cui papa Francesco aveva reso omaggio poche ore prima.

Non saremo certo noi a decidere quale sia la risposta esatta, tantomeno possiamo immaginare cosa avrà davvero pensato il Papa nell’occasione. Allo stesso modo non staremo a perdere tempo per l’esecrabile protagonismo di Morales, che ha cinicamente sfruttato l’occasione per garantirsi un quarto d’ora di celebrità mondiale e magari rafforzare il suo autoritarismo interno.

A colpire – e molto – è invece il commento che il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha rilasciato ieri sera alla Radio Vaticana. Per padre Lombardi infatti si tratta di un simbolo comprensibile nella situazione di allora: «Con questo simbolo – ha detto padre Lombardi – i suoi confratelli dicono che (padre Espinal) non aveva intenzione di manifestare nulla di ideologico ma l’apertura del dialogo che allora si doveva vivere con tutte le persone che si impegnavano per cercare la libertà e la giustizia nel Paese». Quindi – ha concluso padre Lombardi – questo simbolo «va visto nella sua origine, nel tempo in cui è nato».

Questo è uno di quei classici casi in cui la toppa è peggiore del buco, anche se si può comprendere che padre Lombardi abbia cercato anzitutto di evitare un caso diplomatico. Il problema è che però ha fatto affermazioni che rivelano un pensiero inquietante. Come può essere definito non ideologico il simbolo (falce e martello) di una ideologia responsabile di milioni e milioni di morti in tutto il mondo? E come si può continuare ad accreditare la favola dei comunisti che lottano per la libertà e la giustizia? I comunisti hanno sempre lottato per il potere e laddove ci sono riusciti (con le buone o con le cattive) non c’è più stata libertà e giustizia per nessuno.

Ma soprattutto come si può ragionevolmente sostenere che un crocifisso su falce e martello sia simbolo dell’apertura al dialogo? Se il desiderio di dialogo significa operare un sincretismo tra cristianesimo e qualsiasi ideologia o religione si incontri, c’è da preoccuparsi. Oggi che nella Chiesa “dialogo” sembra essere la parola magica per ogni occasione, cosa dobbiamo aspettarci? Crocifissi a forma di mezzaluna per simboleggiare il dialogo con l’islam? O chiese con la stella di Davide come segno di riconoscenza per i nostri “fratelli maggiori” ebrei?

Può darsi che padre Espinal credesse tutto questo, ma che il portavoce del Papa faccia proprie queste affermazioni non rendendosi conto delle gravi implicazioni che comportano, dà molto da pensare.

© La Nuova BQ (10/07/2015)

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