La Chiesa in ritirata

Nel 2007 l’ispiratore del Family Day fu il cardinale Camillo Ruini. Oggi in piazza a Roma il grande assente è il Vaticano: meglio tacere, anche di fronte a un milione di persone unite a difesa dei suoi valori. Che autogol!

di Claudio Siniscalchi (21/06/2015)

Alla grande mobilitazione in sostegno della famiglia a Roma c’era un grande assente: la Chiesa cattolica. Nel 2007 l’ispiratore della manifestazione fu il cardinale Camillo Ruini. Oggi il segretario della Conferenza Episcopale Italiana si tira indietro. Anzi, è stato l’artefice del disimpegno. Davanti alle responsabilità della storia il popolo di Dio (quanto è rimasto del popolo di Dio) rumoreggia allegro e festante in piazza San Giovanni in Laterano a Roma. Rivendica la propria identità. Non ha paura di scontrasi con il mondo ostile che, diciamolo senza mezzi termini, ormai sembra preferisce il Gay Pride al Family Day. La gerarchia invece si chiama fuori. Si tappa in casa. Non solo chiude gli occhi – e la bocca – ma dà l’impressione di storcere il naso.

I-vescovi-italiani-Partecipare-alle-elezioni_articleimageLa gerarchia ritiene un errore la manifestazione. Meglio tacere. Ci dirà la storia dove ci avranno condotto certi pastori. A loro è stata assegnata la cura del gregge. Loro è la responsabilità. I francesi in lotta con nemici agguerriti hanno fatto a meno delle indicazioni ecclesiastiche. Sono scesi in piazza e hanno ottenuto da soli quello che potevano ottenere. Gli errori che sta commettendo una generazione di ecclesiastici oggi al vertice ricorda quello dei protestanti anglicani. Hanno pensato di assecondare il mondo. Hanno piegato la loro identità su quella – anticristiana – del mondo. Hanno accettato tutto. E tutto ancora oggi accettano. Il risultato? Sono scomparsi dalla scena. Bancarotta totale. La storia non si ripete mai alla stessa maniera. Funziona però con dinamiche simili. Oggi stiamo assistendo alla graduale protestantizzazione della Chiesa di Roma.

Il vero banco di prova sarà il Sinodo in autunno. In quell’assise si capirà dove stiamo andando. Alla giornata di oggi, così ricca di umanità e felicità, Giovanni Paolo II non ci avrebbe lasciati soli. Avrebbe trovato il modo di far capire che stava con noi, condivideva le nostre preoccupazioni, il nostro impegno, la nostra sacrosanta rivendicazione a difendere a tutti i costi la famiglia. I nemici sono sempre i soliti. Radicali, neo-illuministi, i mille rivoli della sinistra, come la retorica insopportabile degli Scalfarotto di turno. Sarà una battaglia difficile, di retroguardia, nell’ombra dei media che preferiscono un altro soggetto – non il cristiano – da raccontare. L’Europa agonizza non perché la Grecia sta per fallire economicamente (e se ciò avvenisse è una vera, autentica tragedia), ma perché si sta suicidando incoscientemente, nell’ateismo militante e nella crescita zero, anzi sottozero, nella costante aggressione alla tradizione cristiana, cattolica e riformata. E chi potrà salvarla l’Europa malata di oggi? La BCE? Bruxelles? Non scherziamo! La salveranno i cristiani, gli unici rimasti ancora a battersi per salvare l’uomo, il matrimonio tradizionale, l’educazione dei figli, la centralità della formazione nella scuola.

È probabile che la proposta di legge Cirinnà in parlamento potrà passere. Dai politici cosiddetti cattolici, in tutti gli schieramenti (a cominciare dal premier, un ex boyscout), c’è poco da confidare. È inutile ripetere lo scetticismo nei larghi strati della gerarchia. Bisogna confidare nel Papa, Francesco. Troverà lui il modo di aiutarci. Ma innanzitutto dobbiamo aiutarci da soli. A cominciare dalla libertà di manifestare.

Fonte: lintraprendente.it

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