Mons. Léonard se ne va. In che mani finirà la Chiesa belga?

La stampa belga ne è certa: la nunziatura a Bruxelles ha comunicato all’arcivescovo della capitale, monsignor André-Joseph Léonard, che il Papa ha accettato la sua rinuncia alla guida della diocesi. Una decisione a tempo di record – segnalata in un tripudio di festa da diversi giornali locali – dal momento che Léonard aveva presentato la domanda solo il 6 maggio scorso, al compimento dei canonici 75 anni d’età.

di Matteo Matzuzzi

La stampa belga ne è certa: lunedì mattina la nunziatura a Bruxelles ha comunicato all’arcivescovo della capitale, monsignor André-Joseph Léonard, che il Papa ha accettato la sua rinuncia alla guida della diocesi. Una decisione a tempo di record – segnalata in un tripudio di festa da diversi giornali locali – dal momento che Léonard aveva presentato la domanda solo il 6 maggio scorso, al compimento dei canonici 75 anni d’età. Dalla Santa Sede non è giunta alcuna comunicazione ufficiale e la rinuncia – ai sensi del canone 401.1 del Codice di diritto canonico – non è stata ancora pubblicata sul Bollettino, cosa che i media locali davano per imminente già un paio di giorni fa.

Mons. André-Joseph Léonard è stato perseguitato e aggredito perché fedele al Vangelo. È il primo primate belga ad non aver ricevuto la porpora cardinalizia.

Léonard, intanto, in un’intervista concessa a una televisione locale, ha fatto sapere che non rimarrà a Bruxelles e nemmeno a Namur, sua vecchia diocesi. Probabile un suo trasferimento all’estero, dove «poter continuare a lavorare come vescovo». Inizialmente si parlava dell’antica abbazia di Marche-les-Dames. Anni fa, fecero il giro del mondo le immagini di lui che univa le mani in preghiera mentre un’attivista di Femen gli tirava torte in faccia.

Ieri, il sito LaLibre.be ha anche avanzato i nomi dei favoriti alla successione, tra cui spicca il rampante e ambizioso vescovo di Anversa, monsignor Johan Bonny, che godrebbe di un notevole seguito tra il clero locale e (fattore tutt’altro che secondario) dell’appoggio delle alte gerarchie dell’Università di Lovanio. Molto più di quanto ne ha – allo stato attuale – l’altro candidato “forte”, il vescovo di Bruges (o Brugge, per dirla alla fiamminga) Jozef De Kesel. Entrambi, comunque, sono ben lontani dal pensiero di Léonard, che a sua volta è ben distante da quello del suo predecessore, l’ancora attivo cardinale Godfried Danneels, protopresbitero di Santa Romana Chiesa e considerato tra i porporati più “a sinistra” del Collegio cardinalizio.

Mons. Jozef De Kesel: il celibato sacerdotale non gli piace.
Mons. Jozef De Kesel: il celibato sacerdotale non gli piace.

Ma se De Kesel ha espresso dubbi “solo” sul celibato sacerdotale, Bonny – collaboratore per anni in curia del cardinale Walter Kasper – si è spinto ben più in là. Nell’imminenza del Sinodo, aveva infatti dato alle stampe un corposo documento plurilingue in cui, «a titolo personale e in qualità di vescovo dell’Europa occidentale», chiedeva che i padri riuniti in Vaticano facessero giustizia del golpe commesso nel 1968, quando Paolo VI promulgò l’Humanae Vitae. Perché a giudizio di mons. Bonny «Montini andò contro il parere della commissione di esperti da lui stesso nominata, della commissione di cardinali e vescovi che avevano lavorato su questo tema, della grande maggioranza dei teologi morali, dei medici e degli scienziati, delle famiglie cattoliche». Paolo VI, insomma, avrebbe tradito il Concilio, visto che questo «aveva previsto che il Papa prendesse una decisione in relazione al problema della popolazione, della famiglia e delle nascite, ma non aveva affatto previsto che lui abbandonasse la ricerca collegiale del maggior consenso possibile».

Ma anche la Familiaris Consortio andrebbe messa in cantina, visto che in quel documento, «non c’è che un piccolo accenno al giudizio personale della coscienza circa il metodo della pianificazione familiare e del controllo delle nascite. Tutto, lì, è posto nel segno della verità del matrimonio e della procreazione così come la Chiesa la insegna, unitamente all’obbligo che hanno i credenti di far propria questa verità e di metterla in pratica». Il primo passo da fare, comunque, sarebbe quello di riconoscere «la relazionalità presente nelle coppie formate da persone dello stesso sesso», scriveva il vescovo d’Anversa.

Mons. Johan Bonny, più kasperiano di Kasper.
Mons. Johan Bonny, più kasperiano di Kasper.

Il rapporto di Léonard con Bruxelles non è mai stato facile. Si è trovato a far da pastore in una landa desolata, con le chiese vendute a catene di supermercati per mancanza di fedeli, e a combattere contro le proposte di legge a favore dell’eutanasia per i minori con al fianco un clero assai tiepido e poco propenso alle mobilitazioni. Soprattutto, incombeva sulla sua testa come spada di Damocle il difficile rapporto con Danneels, arcivescovo e primate per trentuno anni, che avrebbe preferito altre personalità (un suo ausiliare) per la cattedra capitolina.

Non si tratta di gossip da sacrestia, ma delle dichiarazioni dell’allora nunzio in Belgio Karl-Josef Rauber, creato cardinale lo scorso febbraio. Nel 2010, intervistato dal Regno, Rauber disse infatti che Léonard «non era entrato nella terna e quando dalla prima terna è stata tolta una persona non è entrato neppure nella seconda. É chiaro allora che in alto hanno voluto così. Non ho niente contro di lui, è intelligente, sa parlare molto bene, conosce molte lingue, è un filosofo interessante, manda sempre i suoi libri al Papa. Personalmente, tuttavia, non lo vedo del tutto adatto per Bruxelles. Avrei preferito un ausiliare di Danneels», e Danneels «avrebbe preferito un altro, uno dei suoi ausiliari, molto stimato dal clero».

© La Nuova BQ (03/06/2015)

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