Dibattiti, libri e polemiche sinodali

Quelli che vogliono separare ciò che Dio ha unito…

L’ultimo numero della nota rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica comprende una intervista del direttore, P. Antonio Spadaro SJ, a un teologo domenicano, Jean-Miguel Garrigues che, tra l’altro, affronta il tema dei divorziati risposati. In particolare si affronta la questione ponendo due casi di seconde nozze che non mancano di sollevare diverse perplessità.

Questa Civiltà non è più cattolica.
Questa Civiltà non è più cattolica.

Questo è il primo caso proposto da P. Garrigues OP: “Penso ad una coppia della quale un componente è stato precedentemente sposato, coppia che ha bambini e ha una vita cristiana effettiva e riconosciuta. Immaginiamo che la persona già sposata abbia sottoposto il precedente matrimonio a un tribunale ecclesiastico che ha deciso per l’impossibilità di pronunciare la nullità in mancanza di prove sufficienti, mentre loro stessi sono convinti del contrario, senza avere i mezzi per provarlo. Sulla base delle testimonianze della loro buona fede, della loro vita cristiana e del loro attaccamento sincero alla Chiesa e al sacramento del matrimonio, in particolare da parte di un padre spirituale esperto, il vescovo diocesano potrebbe ammetterli con discrezione alla penitenza e all’eucaristia senza pronunciare una nullità di matrimonio”.

Questo il secondo: “È più delicato. È quello in cui, dopo il divorzio e il matrimonio civile, i congiunti divorziati hanno vissuto una conversione a una vita cristiana effettiva, di cui può essere testimone tra gli altri il padre spirituale. Essi credono comunque che il loro matrimonio sacramentale sia stato veramente tale e, se potessero, cercherebbero di riparare la loro rottura perché vivono un pentimento sincero: ma hanno dei bambini, e d’altronde non hanno la forza di vivere nella continenza. Che cosa fare in questo caso? Si deve esigere da loro una continenza che sarebbe temeraria senza un carisma particolare dello Spirito? Si tratta di domande su cui si dovrà riflettere”.

Una risposta a queste due soluzioni viene data da P. Joseph Fessio SJ, direttore della casa editrice americana Ignatius Press, il quale interviene sul sito del vaticanista Sandro Magister.

P. Fessio, pur non essendo espressamente citato nell’intervista del teologo domenicano, è tirato in causa anche per un’altra questione che riguarda sue dichiarazioni a proposito di contraccezione e aborto. Comunque ecco qua le considerazioni di P. Fessio a proposito dei due casi sopra riportati: «Nel suo insieme, l’intervista è inappuntabile, soprattutto quando padre Garrigues parla in termini generali, cioè per la maggior parte del tempo. Ma quando porta esempi specifici – i due casi alle pagine 507-509 – precipita dalla zona limite del caso 1 nell’abisso del caso 2. Naturalmente – caso 1 – se vi è la certezza morale che non c’era nessun vero matrimonio in prima battuta, allora una soluzione pastorale di “epieikeia” può essere accettabile; qui non c’è adulterio, perché non c’era in realtà nessun precedente matrimonio. Ma nel caso 2 – il “più delicato” –, nel quale la nuova coppia riconosce come valido e sacramentale il precedente matrimonio ma “non ha la forza di vivere in una continenza che sarebbe temeraria senza un carisma particolare dello Spirito”, noi abbiamo una situazione di adulterio oggettivo: un rapporto coniugale al di fuori di un matrimonio valido. Così, secondo padre Garrigues, Dio non darà ai due la grazia necessaria per evitare il peccato. Hanno bisogno le persone di un “carisma speciale” per evitare la fornicazione quando la voglia è così forte che non hanno la “forza” di resistervi?».

Il dibattito sinodale prosegue anche a suon di pubblicazioni. In questi giorni sono usciti una serie di libri che pongono in modo problematico il rapporto tra indissolubilità e matrimonio sacramentale. Andrea Grillo, noto docente di teologia sacramentaria, ha dato alle stampe il suo Indissolubile? Contributo al dibattito sui divorziati risposati (Cittadella), dove propone di riammettere queste coppie “irregolari” all’eucaristia in circostanze particolari, parlando anche di un principio che sarebbe quello che lui chiama “morte del vincolo”. Anche il Card. Dionigi Tettamanzi, nel suo Il Vangelo della misericordia per le “famiglie ferite” (San Paolo), ritiene “plausibile” la ricezione dei sacramenti per i divorziati risposati. Un vescovo francese, il domenicano Jean-Paul Vesco, in un suo testo (Ogni vero amore è indissolubile, Queriniana) si arrischia a proporre la non esclusività tra la unicità matrimoniale e indissolubilità.

Fonte: sinodo2015.lanuovabq.it

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