Umbria e Campania, il Pd ringrazi i cattolici adulterati

Il mondo del cattolicesimo democratico ha gettato il suo carico da novanta per la vittoria del Pd. In Umbria, dove l’esito si è deciso per 13mila voti il gruppo Democrazia Solidale (trainato da Acli e Sant’Egidio) ha fatto vincere la Marini. E in Campania sono stati determinanti i demitiani.

di Ruben Razzante

Umbria e Campania, negli exit poll e nelle prime proiezioni di domenica sera, erano due regioni in bilico tra centrosinistra e centrodestra. Alla fine, sul filo del rasoio, e per poche migliaia di voti, i candidati di centrosinistra sono risultati vincitori, ma tra mille polemiche.

Impresentabili?
Impresentabili?

Se sulla Campania si è consumata una vera e propria faida interna al Pd, anche a seguito della “lista Bindi” dei cosiddetti “impresentabili”, in Umbria il sindaco di Assisi, Claudio Ricci ha conteso fino all’ultimo la guida della regione all’uscente Catiuscia Marini. Decisivi i voti dei cattolici democratici, che hanno apertamente appoggiato, in entrambi i casi, i candidati di centrosinistra. L’impressione è che la scelta sia stata indotta più da ragioni di convenienza che non da convinzioni profonde. Ed è questo che amareggia maggiormente, considerato che l’ispirazione cattolica dovrebbe essere un metodo, una sensibilità, una tavola di valori e soprattutto una verifica costante dell’adesione dei programmi elettorali ai principi della dottrina sociale della Chiesa.

Nel caso dell’Umbria, il curriculum di Claudio Ricci forniva tutte le garanzie di adesione a quei principi e quanto meno sarebbe stato più opportuno e corretto che associazioni di cattolici democratici non esprimessero apertamente una preferenza per la Marini. Invece l’accordo tra quest’ultima e Democrazia solidale, movimento costituito da Paolo Ciani (coordinatore) e altri esponenti della galassia ex Acli, Comunità di Sant’Egidio e mondi affini, da Olivero a Giro, da Gigli a Dellai, fino ad arrivare a Lucio Romano, è stato sancito a metà maggio in maniera ufficiale.

A bilanciare almeno apparentemente quell’improvvido endorsement sono stati Gian Luigi Gigli, Presidente del Movimento per la Vita, e Mario Sberna, Presidente dell’Associazione Famiglie Numerose, che hanno invece chiarito su facebook, nei giorni scorsi, la loro preferenza per Claudio Ricci, il quale, “a differenza della Marini, condivide i valori etici delle nostre associazioni”. E hanno aggiunto: “La nostra personale collocazione all’interno del centrosinistra non implica necessariamente un automatico appoggio a tutte le liste Pd nelle regioni, tanto più se ad esse, come in Umbria, Democrazia solidale non partecipa direttamente”. Fino a dichiarare: “Questo vale soprattutto per una competizione elettorale, come quella umbra, in cui a contendersi la presidenza della Regione sono una candidata notoriamente lontana dai nostri valori e uno sfidante come Claudio Ricci, che viceversa è da sempre vicino alle nostre realtà associative in cui siamo impegnati”.

Ma secondo alcuni si è trattato di un gioco delle parti. Alla fine quei voti sono andati alla Marini e sono risultati determinati per la sua rielezione, che altrimenti, anche grazie all’exploit della Lega, non sarebbe stata così scontata. Stessa situazione si è verificata in Campania. Lì Stefano Caldoro ha preso più voti di De Luca sia a Napoli che a Benevento, che però ha recuperato i 20.000 voti risultati decisivi per la sua vittoria a Salerno, città dove ha fatto il sindaco, e in Irpinia, feudo incontrastato di De Mita e di tutta la ex sinistra Dc.

Il sindaco di Nusco, come si ricorderà, alcune settimane or sono ha dichiarato di non voler più appoggiare Caldoro e la coalizione di centrodestra e di schierarsi con De Luca. Con lui, non solo i portatori di voti dell’area dell’avellinese, ma tanti cattolici democratici ed esponenti dell’Udc locale, che da sempre seguono le indicazioni di voto dell’ex segretario della Democrazia cristiana. Risultato: De Luca strappa la Campania al governatore uscente Caldoro per una manciata di voti. Peccato che il nipote di De Mita, Giuseppe, avesse collaborato con Caldoro e fosse stato eletto in Parlamento due anni fa con formazioni di centro alternative alla sinistra. In Campania, a differenza che in Umbria, la scelta di salire sul carro del vincitore non è neppure stata ammantata da considerazioni valoriali ma è apparsa immediatamente contrassegnata da un livello elevatissimo di spregiudicatezza e di cinismo politico.

Il mondo cattolico meriterebbe esempi di coerenza e una maggiore oculatezza nella valutazione di programmi, candidati e alleanze, che dovrebbero riflettere l’ispirazione cattolica sui temi cruciali per il futuro della società. I cattolici democratici in Umbria e Campania hanno contribuito in maniera decisiva al successo di candidati che, in virtù di alleanze con forze laiciste, rischiano di scardinare il patrimonio di valori ai quali dicono di richiamarsi. C’è da augurarsi che questa condotta non diventi un modello nazionale.

© La Nuova BQ (02/06/2015)

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