Missionari della Misericordia o della profanazione della Confessione?

Riflessioni a margine di un intervento del “papabile” Card. Tagle.

Quali sono le manovre in vista del prossimo Sinodo d’ottobre e del post-Sinodo? Si concederà apertamente la Comunione ai pubblici peccatori o la sovversione prenderà forme meno vistose, ma non meno efficaci? Alcune recenti dichiarazioni del Card. Tagle ci mettono sulla pista che il partito progressista – memore della scottante bocciatura della “linea Kasper” al Sinodo dell’ottobre 2014 – potrebbe percorrere se dovesse andargli male anche quello del 2015. Manovre in cui una certa scaltrezza gesuitica potrebbe sommarsi all’ambiguità sfuggente del modernismo.

Nella realtà dei fatti già la pretesa alla ricezione indegna della Santissima Eucarestia – come ha detto coraggiosamente il Card. Burke – ha ricevuto un incremento esponenziale, a causa delle aspettative ingenerate dalla scandalosa Relazione introduttiva al Concistoro del febbraio 2014, affidata al Card. Kasper, e della generale percezione che questa linea abbia il sostegno di più alta autorità. Per dar l’idea delle tendenze in crescita si pensi al recente intervento di un Vescovo della Colombia, Mons. Cordoba, che in occasione di un forum, pur dicendo che “la Chiesa non riconoscerà mai come famiglia l’unione tra persone dello stesso sesso”, ha anche detto : “nessuno ha scelto di essere omosessuale o eterosessuale. Semplicemente si sente, si ama, si sperimenta, ci si attrae. E nessuna attrazione di per sé è cattiva (…) il peccato è un’altra cosa. E’ semplicemente il non rispettare la dignità degli altri (…). Fratelli omosessuali, nel caso vi sposaste, abbiate belle famiglie, basate sulla fedeltà, ed educate i figli con amore” (Cfr. Semana, 14 maggio 2015). Non risulta che questo Vescovo sia stato commissariato o destituito, come ben poco misericordiosamente è stato fatto con altri di linea opposta…

pope-francis-tagle-20141020-2_6B1004B0C5B843BEA36BEF65EE56EB8BMa particolarmente emergono le dichiarazioni del Card. Tagle. Un prelato il cui nome circola insistentemente come “papabile” (forse anche per certi problemi di salute di Papa Bergoglio, noti ai Cardinali elettori solo dopo l’elezione). Cercheremo in questa sede d’analizzare tali affermazioni, soprattutto perché non ci si riduca unicamente ad aspettare il nemico ad un varco dal quale potrebbe non passare e perché non ci si lasci ostinatamente illudere.

La logica del Cardinal Tagle, rivelatrice dei prossimi rischi

Volto sorridente e giovanile, grandi capacità mediatiche, Luis Antonio Tagle viene dal terzo mondo, ma ha studiato bene negli Stati Uniti, il che gli ha dato una certa dimestichezza con certe lobby – ecclesiastiche e non ecclesiastiche – occidentali. L’estrazione geografica, sommata all’appartenenza alla corrente progressista ed eventualmente al sostegno del partito “diplomatico-curiale” (confermandogli per esempio la Segreteria di Stato), rischia di consentire che al prossimo Conclave si ripeta lo scenario dell’ “operazione-Bergoglio”. L’attuale Vescovo di Manila è anche giovane e – con un pontificato potenzialmente lungo – potrebbe attuarsi quel progetto collegato alla “sperata” elezione del Card. Martini: ovvero la capitolazione ai poteri mondialistico-massonici, anche laddove i pontificati precedenti non cedettero (morale e famiglia).

Leggiamo dunque la conversazione che il Cardinale ha avuto con il quotidiano Daily Telegraph. Il Vescovo di Manila ha esordito : “Penso che anche il linguaggio è già cambiato, le dure parole usate in passato in riferimento a persone gay e quelle divorziate e separate” erano “molto gravi”[1]. Vedremo tra poco cosa c’è dietro il vecchio espediente del “linguaggio”, notiamo per ora l’eloquente sintonia con la campagna martellante dei media e dei promotori della “dittatura del relativismo” che gli stanno dietro…

Egli, rispondendo alle domande del giornalista, ha favorevolmente ribadito il progetto di cambiare la “prassi pastorale” della Chiesa per permettere alle persone che vivono unioni “irregolari” di ricevere la Comunione. Ha ribadito la proposta del Cardinale Kasper, affermando che dovrebbe essere materia di discussione per i “casi individuali ”.

È interessante notare che dall’intervista sembra proprio trasparire quale sarà la linea dei fautori del Vaticano III per il futuro prossimo:

“La Chiesa deve tener conto delle recenti tendenze sociali e della miglior comprensione della psicologia”. Ha dichiarato: “Dobbiamo ammettere che tutta questa spiritualità, questa crescita in misericordia e l’attuazione della virtù della misericordia è qualcosa che dobbiamo imparare sempre di più. In parte sono anche i cambiamenti di sensibilità culturale e sociale che fanno sì che ciò che costituiva nel passato un modo accettabile di mostrare misericordia… ora, data la nostra mentalità contemporanea, non possa essere più visto allo stesso modo”.

“Molte persone che appartenevano a questi gruppi sono state marchiate e ciò ha portato alla loro emarginazione dalla società in generale. Non so se questo è vero, ma ho sentito che in alcuni ambienti, ambienti cristiani, la sofferenza che queste persone hanno subito è stata anche considerata una conseguenza legittima dei loro errori, e così spiritualizzata in questo senso”[2].

Ecco posta la premessa delle allarmanti affermazioni che seguiranno e che, come vedremo, ne sono la logica conseguenza: tutto il discorso si fonda sul relativismo soggettivista anziché sul diritto naturale e la Rivelazione. L’accento, più che sulla fedeltà alla verità e sul bene oggettivo dell’anima, è posto sui fattori soggettivi e sociologici del momento. Siamo davanti al più tipico substrato dell’eresia modernista, in cui quel che conta – più che la valutazione dell’oggetto – è la personale percezione del singolo soggetto, rileggendo ogni cosa in chiave immanentista e alla luce della “vita vissuta” di ciascuno. La Nuova Morale della “chiesa in uscita” – quindi – “esce” dai parametri cattolici e dalle valutazioni oggettive, per modellarsi sull’ “individualità” o meglio sulla “percezione individuale” e sui fenomeni sociali del momento. L’idea di peccato (termine quasi scomparso anche in certi ambiti ufficialmente cattolici) viene calcata sul soggetto, o piuttosto sul pervasivo “pensiero unico” del politically correct, e così – in pratica – tale nozione viene dissolta. E’ l’uomo che “si dà” la legge da seguire, è l’uomo che – quasi “creando se stesso” – si autodetermina e autoregola indipendentemente. Non è più Dio, Creatore e Legislatore, che ordina il mondo e il fine delle creature, ma – in parole povere – è l’uomo che si fa Dio.

Ecco il processo che sta dietro a questi fenomeni e che è una realtà di portata ben più ampia dei punti specifici dei “divorziati risposati” e degli omosessuali. Siamo davanti all’assalto finale del pensiero gnostico-massonico alla Chiesa di Cristo, e si noti il rovesciamento diabolico che è sotteso a questi discorsi: non si vede più l’attualità alla luce della fede, ma si vede la fede alla nebbia dell’attualità (attualità, tra l’altro, mediaticamente manipolabile).

Ma leggiamo le seguenti parole del Cardinale:

“Ogni situazione di coloro che sono divorziati risposati è abbastanza unica. Alla fine avere una regola generale potrebbe essere controproducente. La mia posizione in questo momento è chiedere, ‘Possiamo prendere sul serio tutti i casi ed esistono lì, nella tradizione della Chiesa, dei percorsi per affrontarli individualmente caso per caso?’ Questa è una questione su cui spero che la gente apprezzerà il fatto che non è facile dire ‘no’ o dire ‘sì’. Non possiamo dare una formula per tutti”[3].

Si affaccia quindi la coerente concretizzazione “pastorale” di tutte queste premesse ed attiriamo a questo punto ancor più l’attenzione del lettore sulle righe seguenti, perché siamo forse davanti al pericolo di far rientrare dalla finestra quello che non si è riusciti a far entrare dalla porta:

“Qui, almeno per la Chiesa cattolica, vi è un approccio pastorale che avviene nelle consulenze, nel sacramento della riconciliazione dove le singole persone e i singoli casi vengono presi singolarmente o individualmente in modo che l’aiuto, la risposta pastorale, possa essere data in maniera adeguata alla persona”[4].

“A buon intenditor poche parole”. Il Card. Tagle non starà forse rivelando, tra l’altro, il futuro imprecisato ruolo dei cosiddetti “Missionari della Misericordia”? Per ammettere i divorziati cosiddetti “risposati” alla Comunione o per sdoganare le “coppie” omosessuali, non si passerà forse dal Confessionale, “caso per caso”, trovando così una via d’uscita meno “rumorosa” al problema? Ispirandosi coerentemente a tale soggettivismo, non si finirà per dare a certi “Missionari della Misericordia” l’ordine ufficioso-misericordioso di dare il permesso ai penitenti di accedere alla Comunione, anche se quest’ultimi si trovano in oggettivo stato di peccato mortale e intendono permanervi? La cosa non sarebbe forse coerente con tutte le concatenate affermazioni del Card. Tagle?

Se non si può cambiare dichiaratamente la dottrina, si cambi la prassi; poi la dottrina si sgretolerà da sola. E che la rivoluzione vada avanti… Marxismo docet.

E la via del “Confessionale facile” – e in tal caso profanato – sarebbe una via “praticissima” e “capillare” per “dare inizio alle danze” non solo nelle diocesi e nelle parrocchie d’avanguardia, ma anche eventualmente servendosi degli “inviati speciali” della “Misericordia”.

La gravità di tale occasione prossima di profanazione del Confessionale (can. 1387)

Non tutti sanno tuttavia che tale “proposta” non solo è un’istigazione al sacrilegio nella Confessione, non solo cela gravissime conseguenze dottrinali, ma è anche di fatto già condannata, non solo dalla vera Tradizione della Chiesa, ma anche dal vigente Codice di Diritto canonico (can. 1387), che prevede ancor oggi severe sanzioni pei sacerdoti che si macchiano di tale colpa, fino alla dimissione dallo stato clericale.

Il sacerdote infatti che conforta il penitente nel suo stato peccaminoso, che lo autorizza di fatto a restarvi, protraendo la convivenza more uxorio col concubino (perfino omosessuale), con tutti gli aspetti che ciò ordinariamente comporta (o di cui è comunque occasione prossima), ed aggravando il suo consiglio addirittura “autorizzandolo” al sacrilegio dell’Eucarestia, non può incorrere in quel grave delitto che i teologi chiamano “sollecitazione alle cose turpi” (sollicitatio ad turpia)? Delitto che il Codice punisce severamente anche quando non vi sia complicità diretta del sacerdote nel misfatto[5]. Di fatto, come può non risolversi in un più o meno diretto invito a permanere in peccati anche particolarmente gravi?

Un simile progetto – qualora fosse pervicacemente confermato – sarebbe semplicemente satanico: profana l’Eucarestia, profana la Confessione, spande l’errore usando il Sacramento, protegge il diffusore di eresie dietro la santità del sigillo sacramentale. Un colpo maestro di Satana.

Quale Misericordia?

Come se tutto ciò non bastasse un ulteriore danno è l’alterazione, e talvolta il discredito, che così si arreca a quella gran cosa che è la Divina Misericordia, strumentalizzando tra l’altro gli spaventosi mali contemporanei per accreditare le (aberranti) “dottrine” del momento, e con esse sé stessi. Dice Sant’Agostino:

“State tranquilli! Dio non condannerà nessuno (…) e anche dentro la casa del vostro Dio, quando ve ne venisse la voglia, banchettate pure! (…) se vi facessimo di questi discorsi, forse raduneremmo attorno a noi folle più numerose; e, se pur ci fossero alcuni che s’accorgessero come nel nostro parlare diciamo delle cose inesatte, ci inimicheremmo questi pochi, ma guadagneremmo il favore della stragrande maggioranza. Tuttavia, comportandoci in questa maniera, vi annunzieremmo non le parole di Dio o di Cristo, ma le nostre parole; e saremmo pastori che pascono se stessi, non le pecore” (Discorso 46, Sui Pastori).

E quando il Card. Tagle asserisce che “data la nostra mentalità contemporanea” quella che era una manifestazione di Misericordia ieri “non possa essere più vista allo stesso modo” oggi, emerge la vera questione : quale Misericordia ? Che cos’è la Misericordia? Qui si rende visibile che la carità, nel caso la carità pastorale, non può prescindere dalla questione prioritaria della verità, e la pastorale non può affrancarsi dalla dottrina della fede.

Un altro porporato, il Card. Sarah, ha indicato la vera risposta agli odierni problemi pastorali: egli infatti, oltre a schierarsi fortemente contro la “linea Kasper”, ha rilevato che “di fronte all’ondata di soggettivismo che sembra travolgere il mondo (…) la Chiesa deve ritrovare una visione”[6]. E in questa prospettiva la linea proposta dalla nostra rivista, ovvero un’ampia “critica costruttiva” alla strada che ha condotto ad esiti così disastrosi, può rappresentare un importante contributo al bene comune della Chiesa.

Associazione chierici “San Gregorio Magno”

NOTE
[1]John Bingham (a cura di), «Cardinal: Church’s ‘severe’ stance towards gay or divorced Catholics left people ‘branded’ », in Daily Telegraph del 9 marzo 2015. I grassetti sono della nostra Redazione.
[2] Ibidem.
[3] Cf. anche Rachel Obordo (a cura di), Cardinal Tagle: There is no “formula for all” on Communion for the divorced and remarried, in Catholic Herald del 17 marzo 2015.
[4] Cfr. nota 1.
[5] Commentando la costituzione Sacramentum Paenitentiae di Benedetto XIV, l’edizione commentata del Codice, curata da Juan Ignazio Arrieta, scrive: “L’atto delittuoso consiste nell’istigare il penitente a peccare contro il sesto comandamento sia con lo stesso istigatore, sia con altri”, J. I. Arrieta (a cura di), Codice di Diritto Canonico e leggi complementari commentato, Roma 2007, p. 921, nota al canone 1387. Unanime è l’avviso dei teologi moralisti: S. Alphonsus Maria De Ligorio, Theologia Moralis, t. III, Graz, 1954, n. 691, p. 706; H. Noldin, Summa Theologiae Moralis, t. De Sacramentis, Oeniponte, 1912, n. 389, p. 450; B. H. Merkelbach, Summa Theologiae Moralis, t.III De Sacramentis, Brugis, 1932, n. 640, p. 606; H. Jone, Précis de Theologie Morale Catholique, Casterman-Tournai-Paris, 1958, n. 592, p. 408 ; D. M. Prummer, Manuale Theologiae Moralis, Friburgi Brisgoviae, 1960, t. III, n. 461, p.332.
[6] R. Sarah, Dieu ou rien. Entretien sur la foi, Parigi 2015.

Fonte: disputationes-theologicae.blogspot.it

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