Censurati in casa

Censurati in casa propria. E a farne le spese sono stati il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e papa Francesco in persona.

di Sandro Magister

Censurati in casa propria. E a farne le spese sono stati il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e papa Francesco in persona. Cominciamo da Parolin e dalle parole da lui dette a commento del referendum in Irlanda sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, nel pomeriggio di martedì 26 maggio a margine di un incontro promosso dalla Fondazione Centesimus Annus: “Questi risultati mi hanno reso molto triste. Certo, come ha detto l’arcivescovo di Dublino, la Chiesa deve tenere conto di questa realtà, ma deve tenerne conto nel senso che, a mio parere, deve rafforzare proprio tutto il suo impegno e fare uno sforzo per evangelizzare anche la nostra cultura. Ed io credo che non sia soltanto una sconfitta dei principi cristiani, ma un po’ una sconfitta dell’umanità”.

Con queste sue nette, lapidarie affermazioni – balzate in testa tra le “breaking news” dei media mondiali – il cardinale segretario di Stato ha fatto giustizia d’un sol colpo delle fumisterie di tanti suoi colleghi ecclesiastici, che sull’esito del referendum irlandese si erano espressi nelle ore precedenti. Il giorno prima, come di regola ogni lunedì, Parolin era stato a colloquio con papa Francesco per la sua udienza settimanale, mai segnalata dal bollettino ufficiale della Santa Sede. Si può quindi presumere con buona sicurezza che il suo commento al referendum irlandese riflettesse anche il pensiero del papa.

Ma come hanno riportato le affermazioni di Parolin gli organi di stampa istituzionali della Chiesa? L’Osservatore Romano le ha annegate in un articolo a pagina 7 richiamato in prima, dal titolo vaghissimo: “Per un rinnovato impegno della Chiesa. Intervento del segretario di Stato”. Mentre Avvenire, si è sentito in dovere di addomesticarle, tornandovi sopra in seconda battuta. Giovedì 28 maggio, sotto il titolo: “Nozze gay e famiglia naturale. La Chiesa ha una voce sola”, ha così chiosato la definizione di Parolin delle nozze gay come “sconfitta dell’umanità”, a cui pure aveva dato grande evidenza il giorno prima: “Espressione efficace, anche se a qualcuno è parsa molto forte, che va letta come presa di distanza da tutte quelle scelte politiche che rischiano di indebolire la famiglia”.

E giù a seguire una citazione del segretario della conferenza episcopale italiana Nunzio Galantino, gran campione delle fumisterie, il quale però è anche l’editore del giornale della CEI, che non ha mancato di rendergli omaggio nel sottotitolo dell’articolo: “Le acute sottolineature di Galantino”. La sera dello stesso giovedì 28 maggio, anche nella consueta riunione mensile del “Cenacolo degli amici di papa Francesco” sono affiorati dei distinguo sulla “sconfitta dell’umanità” denunciata da Parolin. “Quella frase me la sarei risparmiata”, ha detto Raffaele Luise, il giornalista che tira le fila del gruppo. E Vania De Luca, vaticanista di RaiNews, come pentita per aver indotto Parolin a dire quelle cose: “Ahimé, la domanda l’ho fatta io”.

Ma almeno altri membri del Cenacolo presenti, come i cardinali Walter Kasper e Francesco Coccopalmerio, hanno reso a Parolin l’onore delle armi, riconoscendo lealmente la giustezza delle sue affermazioni, come si può vedere in questo fedele resoconto della serata: > Amici di Francesco. Le sorprese di Kasper

E ora veniamo al papa. Ha fatto colpo, nei giorni scorsi, l’intervista che egli ha dato al giornale argentino La Voz del Pueblo. Nel lungo, compiaciuto autoritratto che Francesco ha tracciato di sé nell’intervista, in Italia hanno fatto notizia la sua confessione di sfogliare ogni mattina per dieci minuti un solo giornale, quello fondato da Eugenio Scalfari, La Repubblica, e poi la successiva “correzione” fatta dall’agenzia Zenit, secondo cui si sarebbe trattato di un lapsus, perché il papa intendeva dire Il Messaggero.

Ma l’intera intervista merita d’essere letta, per capire più da vicino la personalità di Jorge Mario Bergoglio. Nella traduzione che ne dà L’Osservatore Romano“Mi manca il camminare per le strade”.

Va notato però che L’Osservatore Romano non la dice tutta. Omette di riprodurre un brano del colloquio che La Voz del Pueblo ha pubblicato a corredo dell’intervista principale, con accanto una foto di Bergoglio scolaretto: > Los chirlos de cuarto grado. Lì Francesco ripete tale e quale un aneddoto della sua infanzia che aveva già raccontato nell’udienza generale di mercoledì 20 maggio, con le botte che si prese a casa per aver detto una parolaccia alla maestra. Poi aggiunge ciò che aveva detto in un’altra precedente udienza: che cioè le sberle in faccia no, per i bambini non vanno bene, ma “due o tre scapaccioni sul sedere sì”.

E prosegue:

“Una volta dissi questo nell’udienza e alcuni paesi mi criticarono. Sono paesi che hanno leggi di protezione del minore molto strette… per cui il papa non può dire tali cose. Però curiosamente questi paesi, che pur sanzionano il padre o la madre che picchiano i minori, hanno leggi che permettono di uccidere i bambini prima che nascano. Queste sono le contraddizioni che viviamo oggi”.

Fulminante. Eppure è proprio questa la parte dell’intervista che L’Osservatore Romano non ha pubblicato.

© Settimo Cielo (29/05/2015)

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