Il Forteto, un lager protetto da magistratura e sinistra

Abusi e maltrattamenti «di eccezionale gravità» perpetrati a danno dei bambini con la complicità di istituzioni, magistratura e assistenti sociali. Così il pm ha chiesto 21 anni di reclusione per Rodolfo Fiesoli, il “Profeta” e fondatore del Forteto al Mugello. Una comunità ritenuta dalla sinistra un modello da seguire.

di Luigi Santambrogio

Di solito succede il contrario. Di solito, le denunce di violenze su minori e bambini producono sentenze sommarie e condanne infernali, salvo poi, qualche anno dopo decretare il liberi tutti e senza neanche troppe scuse ai mostri presunti e innocenti di ritorno. Magari post mortem, come è successo a Modena, dove un’intera famiglia è stata decimata dai giudici con l’accusa infamante di pedofilia e satanismo per poi scoprire che non era vero niente. Ecco, di solito accade così, ma non questa volta. Succede a Firenze, dove si sta concludendo il processo a Rodolfo Fiesoli e alla sua banda, accusati di aver per decenni violentato e tenuti come schiavi i ragazzini affidati alla comunità il Forteto. Abusi e maltrattamenti «di eccezionale gravità », li ha definiti il pm Ornella Galeotti che proprio per questo ha chiesto condanne severe (quasi 200 anni) per 21 dei 23 imputati: in testa (chiesti 21 anni di reclusione) il “Profeta” Rodolfo Fiesoli, accusato «per la sua capacità di condizionare e plagiare la vita delle persone», di maltrattamenti «praticati come regola di vita» e di abusi sessuali anche su minori.

Nella requisitoria del pubblico ministero, ci sono anche sorprendenti passaggi a svelare la fortissima trama di connivenze istituzionali, giudiziarie e complicità politiche (tutte a sinistra) che hanno protetto il Forteto, dove i maltrattamenti agli ospiti della comunità erano «regole di vita». Durissimo l’attacco del pm anche alla magistratura e ai servizi sociali. «Per alcuni decenni in Toscana si è verificato un fenomeno rispetto al quale le leggi dello Stato hanno subìto una sospensione», ha accusato Galeotti. Lo scandalo, infatti, sarebbe potuto scoppiare già nel 1978 quando Gabriele Chelazzi, magistrato rigoroso, accusò e fece arrestare Fiesoli e il suo vice Luigi Gofredi, una specie di ideologo criminale, per atti di libidine: nell’85 i due furono condannati in via definitiva per alcune delle accuse. Nonostante ciò e sebbene i due si fossero spacciati per psicologi plurilaureati in Svizzera (Fiesoli ha la terza media e Goffredi non è laureato), una parte rilevante dell’opinione pubblica infamò il processo come «un complotto di cattolici integralisti». Per una sorta di «allucinazione collettiva» (sono sempre parole del pm), il Forteto ha continuato a riscuotere «fiducia incondizionata », a essere definito «una eccellenza educativa». In questi anni, le istituzioni, come i Comuni e il Tribunale dei Minori, non hanno mai cessato di affidare alla cooperativa minori in difficoltà, ignorando anche la sentenza del 2000 della Corte europea dei diritti dell’uomo che segnalava gravi anomalie dentro la comunità di Vicchio. «Questa falsificazione della realtà», ha ricordato il pm, «è costata molte sofferenze».

Al Forteto c’era l’ossessione del sesso. Fiesoli, celebrato guru di teorie educative fondate sulla pedofilia e l’esercizio imposto dell’omosessualità, è stato il “Profeta”, il re, il capo, il simbolo del Forteto, ma non avrebbe mai potuto regnare sulla comunità, né attuare quello che l’accusa definisce il suo programma criminoso senza il concorso degli altri collaboratori imputati, «anime belle che credevano che avesse strane facoltà», come ha definiti il pm. Che hanno costruito un inferno popolato di ossessioni sessuali, e da ragazzini ridotti in schiavitù, obbligati a sottostare a rapporti omosessuali e pestaggi. Il momento peggiore, ha raccontato agli investigatori una delle vittime, era l’essere spediti al “forno”, cioè la stanza delle punizioni, da dove spesso, provenivano le urla delle vittime. Nessuno degli altri ospiti poteva provare a difendere il malcapitato, altrimenti, sarebbe stato sicuramente il prossimo. La sveglia per i ragazzi suonava alle quattro del mattino, ogni telefonata degli stessi veniva trasmessa da un altoparlante così che potesse essere ascoltata da tutti. Insomma, un lager. Nulla a che vedere con quel paradiso tra le colline toscane come ancora oggi la struttura del Forteto appare nelle foto.

Ora toccherà agli avvocati degli imputati difendere l’indifendibile e poi il processo si potrà finalmente chiudere. E tuttavia ancora mancherà qualcosa alla piena verità e giustizia. Violenze e abusi sui ragazzini, irregolarità nella gestione, intimidazioni ai soci e operazioni finanziarie spericolate: al Forteto tutto questo è andato avanti per trent’anni in serena e imperturbabile tranquillità grazie alle coperture politiche della sinistra e al padrinaggio affaristico della potente Lega delle Cooperative. Per loro la comunità di Vicchio rappresentava una sorta di santuario dei miracoli dove il “Profeta” esercitava le sue teorie di liberazione sessuale. Big e leader di Botteghe Oscure, presidenti di Provincia, sindaci e assessori di sinistra facevano a gara ad arrivare al Mugello per baciargli la pantofola e, pur consapevoli delle condanne a carico dei gestori, hanno continuato a frequentare e a sponsorizzare la struttura. Rosy Bindi, Susanna Camusso, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Piero Fassino, tra gli altri, son passati da qui senza mai aver nulla da ridire. Nel gruppone dei supporter c’era anche l’attuale sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: è stato difensore del Fiesoli nel processo conclusosi con una condanna per pedofilia e alla fine degli anni ’90 entrava nel comitato scientifico della fondazione Il Forteto. Antonio di Pietro, invece, si distingue per aver scritto la prefazione al libro Il Forteto nel 1998 descrivendo la struttura come un vero paradiso terrestre. Ecco, una volta punito Fiesoli e la sua banda, si dovrà pure chiedere chiarimenti anche a questi complici che paiono aver dimenticato l’imbarazzante amico e “Profeta”.

© La Nuova Bussola Quotidiana (20/05/2015)

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