Teologia della liberazione, il difficile riavvicinamento

Gustavo Gutierrez, maggior esponente della teologia della liberazione latino-americana, è stato ricevuto in Vaticano. Ritiene che un riavvicinamento con la Chiesa “dei poveri e per i poveri” di Francesco sia possibile. Ma non era questo il problema, che ha radici nella dottrina.

di Stefano Magni

“Credo che il momento in cui fu sviluppata questa teologia (della liberazione, ndr) fosse molto diverso rispetto a quello odierno. Questo è certo” – dice Gustavo Gutierrez, uno dei fondatori e maggiori esponenti della Teologia della Liberazione in America Latina. Dopo la sua visita in Vaticano, si mostra ottimista riguardo a una riconciliazione con la Chiesa di papa Francesco: “Quando parliamo di carità, non dimentichiamo la giustizia. Siamo nell’epoca post-socialista, post-capitalista, post-industriale. Alle persone piace dire che siamo nell’epoca post. Ma non siamo nell’epoca post-povertà. La Chiesa povera e per i poveri, come dice papa Francesco, è amica dei poveri”.

Potrebbe essere un momento di riavvicinamento alla Chiesa di Roma della teologia latinoamericana, nata dalla costola sinistra dell’Azione Cattolica del Perù e diffusasi fra gli anni ’60 e gli anni ’80 in tutti i Paesi in via di sviluppo sudamericani. La “liberazione” era quella dal capitalismo e dalle classi dominanti. La violenza rivoluzionaria veniva, non solo accettata, ma addirittura benedetta, considerata come un segno della rivelazione. La società comunista di Cuba, benché caratterizzata da un ateismo di Stato imposto col terrore, era considerata dai teologi della liberazione come un passo avanti verso la realizzazione del Regno del Cielo. Che era da realizzare in terra, fra gli uomini, qui e ora, attraverso l’eliminazione di ogni oppressione dell’uomo sull’uomo e non era più e solo da intendersi in senso spirituale. La teologia della liberazione, insomma, credeva di aver trovato la sintesi perfetta fra il materialismo di Marx e la teologia cristiana.

Per questo venne condannata, anche se non propriamente scomunicata, dall’Istruzione Libertatis Nuntius, firmata dall’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger, nel 1984. Nell’Istruzione, veniva concesso poco o nulla ai nuovi teologi dell’America Latina. “La liberazione è anzitutto quella dalla schiavitù radicale del peccato” e non dall’oppressione imperialista e borghese. “Neppure è possibile localizzare il male principalmente e unicamente nelle cattive ‘strutture’ economiche, sociali o politiche, come se tutti gli altri mali trovassero in esse la loro causa”, dunque era impossibile rivestire di teologia la dottrina classista marxiana, secondo la quale tutti i mali risiedono nello Stato borghese e nel sistema economico capitalista. “In realtà – proseguiva l’Istruzione, approvata da San Giovanni Paolo II – il nucleo ideologico mutuato dal marxismo, al quale ci si riferisce, esercita la funzione di principio determinante” e non è affatto uno dei tanti aspetti della teologia della liberazione e “Questa concezione totalizzante impone anche la sua logica e trascina le ‘teologie della liberazione’ ad accettare un insieme di posizioni incompatibili con la visione cristiana dell’uomo”. Due anni dopo, nel 1986, una nuova Istruzione, la Libertatis Conscientias, riconosceva alcuni meriti alla teologia della liberazione, soprattutto nel suo impegno pratico di aiuto ai poveri e di lotta alle ingiustizie economiche e sociali. Parte della Chiesa latinoamericana prese per buona questa seconda Istruzione per evitare di rompere con le sue componenti più progressiste. I catto-comunisti (nel senso proprio dell’aggettivo) hanno potuto così continuare a vivere e predicare, sotto-traccia, attendendo il momento della riconciliazione, da alcuni cercata, da altri semplicemente attesa e neppure troppo desiderata.

Ripercorrendo le origini storiche e teologiche di questi nuovi figlioli prodighi del cristianesimo, Julio Loredo, nel suo Teologia della Liberazione – un salvagente di piombo per i poveri, evidenzia una serie di criticità che rimarranno anche dopo il ripudio eventuale del marxismo. Gutierrez, infatti, ha solo ritoccato il suo impianto teologico, aggiungendo alla base marxista altre fonti conciliari, smussando alcuni aspetti palesemente rivoluzionari. Ma la sua “liberazione” resta sempre quella sociale ed è l’opposto della teologia cattolica per come l’abbiamo conosciuta finora, da duemila anni a questa parte. Loredo sintetizza in modo molto chiaro quali siano le differenze fondamentali, che rendono la teologia della liberazione una religione a parte rispetto al resto della tradizione cattolica. La fonte di verità è Dio, la Rivelazione ci è donata da Cristo suo figlio, la Chiesa è stata fondata dai suoi apostoli e guida i fedeli verso la salvezza dell’anima. Nella teologia della liberazione, invece, tutto viene ribaltato alla radice: la fonte di verità è nella prassi della comunità, perché in essa agisce Cristo, attraverso lo Spirito Santo. E la Chiesa, di fatto, non c’è, se non come coordinamento volontario e democratico (“orizzontale”) delle comunità. Lo scopo della Chiesa è la salvezza dell’anima. Quello della Teologia della Liberazione è la salvezza del popolo, attraverso la lotta contro gli oppressori, perché Cristo è incarnato, non solo nel povero in sé, ma proprio in quel povero che lotta per l’emancipazione. Nel cattolicesimo, ogni persona nasce col peccato originale. Nella teologia della liberazione il peccato è sociale: gli uomini nascono uguali, liberi, felici e riconciliati con Dio in uno stato di natura, ma sono il progresso e la ragione (e poi la proprietà privata e la lotta di classe) che li corrompono. Nel cattolicesimo, Dio è trascendente. Nella teologia della liberazione è immanente, è in tutte le cose, è in ognuno di noi. Anzi, il Dio trascendente viene visto come un sintomo della nostra alienazione, una “religione cattiva” con un “dittatore celeste” da cui prendiamo gli ordini per celare la nostra sete di potere. Nella dottrina cattolica, la Rivelazione è compiuta e contenuta nel Vangelo, nella teologia della liberazione è continua e mediata attraverso l’atto rivoluzionario delle avanguardie degli oppressi. Quindi, Lenin che prende il potere in Russia nel 1917, o Castro che prende il potere a Cuba nel 1959, sono segni della volontà di Dio, da questo punto di vista, sono parte della Rivelazione.

Questa interpretazione del rapporto fra uomo e Dio era talmente funzionale agli interessi sovietici che alcuni dissidenti, da ultimo Ion Mihai Pacepa (ex ufficiale dei servizi segreti di Ceausescu) ritengono che fosse creata a tavolino a Mosca. Pacepa, tuttavia, non porta prove sufficienti o convincenti a dimostrazione della sua tesi. La teologia della liberazione, piuttosto, si è configurata come la variante marxista del modernismo del XIX Secolo, dunque come il prodotto di una corrente eretica sempre presente nella storia contemporanea del cattolicesimo. Mosca non l’ha creata, ma ha ringraziato. Perché è stato proprio grazie a questi “compagni di strada”, che l’URSS ha potuto estendere la sua influenza politica (e militare) in un continente al 90% cattolico.

Dopo il 1989, invece, non solo è crollato il blocco sovietico, ma è morta la “scienza” marxista. La teologia della liberazione, dunque, ha incominciato a cercare nuove vie. Affrancandosi dal marxismo, la sua riconciliazione con il resto della Chiesa è giudicata meno problematica, ma non c’è solo la classe proletaria che necessita di essere “liberata” dai borghesi. Ci sono le donne che attendono la liberazione dal maschio. Ci sono gli omosessuali che attendono la liberazione dalla famiglia naturale. C’è l’istinto che attende di essere liberato dalla morale tradizionale, alla maniera di Freud. E soprattutto c’è la natura che attende di essere liberata dallo sfruttamento dell’uomo. Sono questi i filoni seguiti dalle nuove teologie moderniste orfane di Marx. Se Cristo agisce attraverso il povero che lotta, dunque, oggi è nella donna, nell’omosessuale, nell’istinto represso in ognuno di noi, persino negli animali e nelle piante che attendono i loro diritti. Non è un’esagerazione, né una caricatura: “Al grido dei poveri dobbiamo aggiungere il grido della terra”. Parola di Leonardo Boff, uno degli esponenti più in vista della teologia della liberazione.

© La Nuova Bussola Quotidiana (13/05/2015)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...