Tangentopoli, una fiction davvero molto fantasiosa

È partita martedì e andrà avanti per dieci puntate la fiction in onda su Sky e intitolata 1992. Trattasi di un affresco dell’Italia scossa dall’inchiesta del pool di Mani Pulite e sulla corruzione di Tangentopoli. Ma troppi sono i falsi e gli errori grossolani che finiscono per togliere ogni credibilità alla narrazione dei fatti.

di Ruben Razzante

Il pool della procura di Milano, il "braccio armato" di manette del PCI-PDS.
Il pool della procura di Milano, il “braccio armato” di manette del PCI-PDS. Quando non si riesce a “far fuori” il nemico con le elezioni, allora bisogna usare le maniere forti, anche illecite. Crearono un clima infame.

È partita martedì e andrà avanti per dieci puntate la fiction in onda su Sky e intitolata 1992. Trattasi di un affresco dell’Italia scossa dall’inchiesta del pool di Mani Pulite, che ha sradicato dalle fondamenta l’impianto politico-istituzionale della Prima Repubblica decretandone la fine. Quella pagina della storia d’Italia, a 23 anni di distanza, mostra ancora molti lati oscuri, che non sarà certamente la fiction di Sky a chiarire. Tanto più che in quella ricostruzione televisiva si scorgono taluni errori davvero grossolani, che finiscono per togliere credibilità alla narrazione dei fatti.

Poteva essere un’occasione per riflettere sull’oscuro movente e sulla travolgente portata di Tangentopoli e invece quella fiction finirà per scatenare ulteriori polemiche, mai fino in fondo sopite, tra giustizialisti e garantisti. Le sviste che si rintracciano nella fiction sono molteplici e assai ingenue: il Pirellone appare già ristrutturato dopo l’incidente dell’aprile 2002 (aereo che si schianta sul Palazzo della Regione); si insiste sulla leggenda del “mariuolo” Chiesa che si affretterebbe a gettare nel water i soldi di una tangente, circostanza che il diretto interessato rifiuta con sdegno e della quale non ci sono prove; il mandato d’arresto che appare nella fiction non corrisponde al vero ed è assai lontano dalla versione reale. Inoltre, ci sono chiavi di lettura assolutamente fuorvianti. I giudici di Mani Pulite appaiono eroi, non solo perché smascherano il malaffare assai esteso nei Palazzi del potere, ma anche perché trasudano spirito garantista e rispetto nei riguardi di indagati e famiglie. Ciò rappresenta un evidente falso storico.

Non c’è bisogno di avere buona memoria per ricordare l’utilizzo spregiudicato che il pool di Antonio Di Pietro fece della custodia cautelare, strumento utilizzato per estorcere confessioni e ricattare gli indagati. Non occorre un particolare sforzo interpretativo per comprendere che le toghe milanesi giocarono di sponda con alcune redazioni giornalistiche per provocare il ben noto clamore mediatico e assurgere agli onori della cronaca, sfruttando il cortocircuito informazione-giustizia. Se all’epoca ci fosse stato il codice deontologico dei giornalisti e delle televisioni sui processi mediatici, arrivato soltanto nel 2009, molte rappresentazioni di vicende giudiziarie a dir poco enfatizzate e spettacolarizzate non sarebbero state lecite. Altro errore marchiano riguarda la nascita di Forza Italia, che nella fiction viene fatta risalire al 1992, quando in realtà la Democrazia cristiana aveva registrato un tracollo elettorale, ma era ancora viva e vegeta, e il Partito socialista, pur registrando un arretramento, non sembrava affatto sulla via della dissoluzione. Il partito berlusconiano, come le ricostruzioni storiche hanno abbondantemente documentato, prese forma solo dopo l’estate del 1993, circa sei mesi prima del trionfo elettorale registrato il 27 marzo 1994.

Nessun riferimento nella fiction a possibili regie internazionali delle inchieste, che pure non sono affatto da escludere. Nessuna ipotesi di manovre esterne per documentare lo tsunami che si abbattè in modo rovinoso su un’intera classe dirigente, soprattutto quella dell’allora pentapartito, preservando, però, alcune forze politiche che invocavano pene esemplari per gli altri, senza guardare alle responsabilità in casa propria. A distanza di vent’anni (vedi recente scandalo Expo 2015 che ha coinvolto Primo Greganti, Gianstefano Frigerio e alcuni dirigenti Expo 2015) si è dimostrato che la rete di corruzione, oltre che essere assai ramificata, era trasversale e coinvolgeva tutti i partiti, nessuno escluso. Una fiction che evidenziasse questa manipolazione delle coscienze basata sulla presunta diversità morale di una parte della sinistra potrebbe giovare a una corretta comprensione di una pagina assai intensa di cronaca giudiziaria.

Sarebbe bello se un giorno nei libri di storia comparisse la verità di un’inchiesta che ha messo a nudo un sistema sicuramente marcio, alimentato da tutte le forze politiche e non solo da alcune. Forse è eccessivo parlare di “colpo di Stato” di settori della magistratura sollecitati da Stati stranieri o da servizi segreti o da poteri occulti. Tuttavia, alcuni dubbi permangono, considerato che il livello di corruzione di chi ci governa non è affatto sceso, come documentano anche le recentissime statistiche dell’Ocse e come rivelano ciclicamente scandali, retate e operazioni di polizia. Inoltre, a una classe politica ormai depotenziata e priva di incisività sulle scelte fondamentali che riguardano il Paese, si è sostituita una vorace burocrazia ministeriale dalla quale sembrano dipendere i destini dell’Italia e che non appare meno corrotta di quanto non lo fossero parlamentari ed esponenti dei governi degli anni Ottanta e Novanta.

I poteri finanziari internazionali hanno ormai preso il sopravvento, erodendo progressivamente spazi di sovranità nazionale e ormai le decisioni cruciali che riguardano la nostra economia, le nostre istituzioni, la nostra società vengono prese in altre sedi, fuori dai confini nazionali. E il sistema mediatico, che nel 1992 portò allo scoperto le malefatte dei politici dell’epoca, oggi dovrebbe interrogarsi su quanto sia in realtà peggiorata la qualità della vita nel nostro Paese e documentarne le cause. Continuare a dipingere Tangentopoli come provvidenziale rivoluzione morale e snodo palingenetico della storia d’Italia potrebbe risultare un errore esiziale. E fiction come quella di Sky forse non favoriscono il ristabilimento del dominio della verità dei fatti, che pure dovrebbe stare a cuore al mondo dell’informazione.

© La Bussola Quotidiana (27/03/2015)

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